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title: "Pallanuoto, finale di Champions League: il Ferencvaros batte la Pro Recco"
description: La Pro Recco non riesce nell’impresa di vincere la quarta Champions League consecutiva. In finale trionfa il Ferencvaros
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date: 2024-06-07
modified: 2024-06-08
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Sport]
tags: [pallanuoto]
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# Pallanuoto, finale di Champions League: il Ferencvaros batte la Pro Recco

![Ferencvaros Pro Recco](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Ferencvaros-Pro-Recco.jpg)

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2023-06-04 09:28:52

2023-06-04 07:28:52

Il terzo trionfo consecutivo della Pro Recco nella Champions League di pallanuoto, 11ª nella storia del club più titolato al mondo

L’esercizio costante della vittoria è il più complesso che esista. Una volta possono vincere (quasi) tutti, sempre non vince (quasi) nessuno. Ecco perché il terzo trionfo consecutivo della Pro Recco nella Champions League di pallanuoto, 11ª nella storia del club più titolato al mondo, è qualcosa di eccezionale.

Perché non basta essere riconosciuti come i più forti, la squadra da battere, i campioni in carica, i predestinati e tutto quello che normalmente accompagna formazioni del calibro del club ligure.

Per vincere serve altro: l’anima. La consapevolezza della propria storia, del destino scritto da decenni di vittorie in uno sport antichissimo, nobile e fra i più gloriosi in assoluto alle Olimpiadi e ai mondiali. Vincere per la terza volta consecutiva la Coppa dei Campioni, nella pallanuoto moderna - secondo trionfo di seguito contro i padroni di casa e organizzatori delle “Final Eight” di Belgrado - si spiega solo con quel qualcosa di impalpabile, intangibile eppure solido come le rocce della spigolosa costa ligure di Recco. Da dove tutto cominciò e dove tutto torna, a Punta Sant’Anna. Lì, un tempo si giocava in mare, lì fu realizzato il cosiddetto “Stadio del nuoto“, che era un’insenature artificiale ricavata in mare per consentire al pubblico recchelino di assistere da vicino alle gare. Lì è stata costruita la piscina in cui ancora oggi la Pro Recco gioca all’aperto tante delle sue partite di Campionato e di Champions League.

Una realtà altamente professionalizzata, ma intimamente legata al borgo natio del patron Gabriele Volpi, pallanuotista di ottimo livello da giovane - campione d’Italia juniores e ottavo uomo della leggendaria squadra del “Caimano” Eraldo Pizzo - pallanuotista nell’anima ancora oggi. La Pro Recco del presidente Maurizio Felugo, che tutto vinse in acqua con quella calottina e oggi ha il compito di managerializzare le vittorie. Budget importante, ma decisamente ridotto rispetto agli anni in cui la Pro Recco comprava praticamente tutti e disponeva di una rosa mai vista nella storia della pallanuoto. Oggi, il club va studiato per la sua gestione oculata e la capacità di far fruttare al massimo ogni singola scelta di mercato e gestionale.

Le prove di quanto si è appreso anno dopo anno sono lì, in una bacheca dei trofei sconfinata. In queste tre Coppe dei Campioni una in fila all’altra. Nelle intuizione vincenti, come quella di affidare la squadra al giovanissimo Sandro Sukno: bloccato da un cuore bizzoso nel meglio della carriera e trasformatosi in un lampo in allenatore incredibilmente vincente e funzionale all’idea di bellezza del gioco del patron Volpi e del presidente Felugo.

Senza consapevolezza di sé e della storia, però, non si vince. Guardate il “Caimano” alzare la Coppa al fianco di capitan Ivovic, come fosse l’Italia del boom e della pallanuoto in mare. È cambiato tutto, tranne l’anima.

Di Fulvio Giuliani

Pro Recco è storia, è anima

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2023-06-04 09:28:52

2023-06-04 07:28:52

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2022-06-05 14:00:44

2022-06-05 12:00:44

La Pro Recco, con la decima vittoria di Coppa dei Campioni di pallanuoto, è riuscita a fare la cosa più difficile da che sport è sport: ripetersi. Mai nessuno come loro, il club più titolato al mondo.Nessuna squadra aveva mai vinto 10 Coppe dei Campioni di pallanuoto. Nessuna società era riuscita a ripetersi , confermando il titolo di Campione d’Europa nella nuova era-Len Champions League. Lo ha fatto in un colpo solo la Pro Recco, la squadra di club più titolata al mondo.

Un team che ormai è sinonimo di Waterpolo in Italia e nei cinque continenti, nonostante il livello degli avversari si sia costantemente alzato, tanto in patria quanto all’estero. La finale di ieri sera a Belgrado contro il Novi Beograd è stata una partita magnifica, un manifesto di quanto possa essere emozionante, crudele, spasmodico e spettacolare questo sport. Fiero e antico.

Disciplina modernissima nella preparazione, nell’evoluzione tattica, nella gestione atletica e psicologica dei giocatori di massimo livello, eppure ancora sorprendentemente riconoscibile anche da chi segua la pallanuoto una volta ogni tanto, magari in occasione delle Olimpiadi o dei Mondiali.

Il trionfo della Pro Recco contro i serbi, del resto, è degno delle partite che hanno fatto la leggenda italiana di questo sport, a cominciare dall’indimenticabile Oro olimpico di Barcellona ‘92 o dal titolo mondiale di Shangai 2011. Partite che sono dei romanzi, racconti per nipoti, singoli eventi che vanno oltre la cerchia degli appassionati.

La Pro Recco affidata al giovanissimo allenatore Sandro Sukno - fenomenale giocatore fermato solo da un cuore dispettoso - ha semplicemente vinto tutto ciò che è umanamente possibile vincere in una stagione, facendo la cosa più difficile da che sport è sport: ripetersi. La Pro Recco ha imposto un livello di gestione societaria e tecnica sconosciuto alla pallanuoto italiana, “costringendo“ chiunque voglia stare al passo a crescere a sua volta.

La Pro Recco, così, ha cambiato i destini dell’intero movimento e questo è uno dei principali meriti che andrebbe riconosciuto al patron Gabriele Volpi, che la pallanuoto la ama come pochi nel nostro Paese.

La squadra è straordinaria da 15 anni, ma confermarsi cambiando spesso e tanto è un risultato da fuoriclasse della panchina e della scrivania. Il presidente Maurizio Felugo, uno che sa come si vincono i mondiali e come si sfiora un Oro alle Olimpiadi, ha ottenuto risultati eccezionali, sapendo razionalizzare e gestire. È diventato un grande manager di società e uomini, la sfida che gli è stata prospettata dal chairman Volpi e dal Ceo del gruppo a cui fa capo il club, Gianpiero Fiorani.

Pro Recco, una grande storia mai lasciata al caso.

Pro Recco, essere leggenda

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2022-06-16 12:31:04

2022-06-16 10:31:04

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2022-05-29 12:30:20

2022-05-29 10:30:20

Un sabato da grandissimi dello sport. Poche ore prima che Carlo Ancelotti e il Real Madrid trionfassero ancora una volta in Champions League, un’altra leggenda dello sport mondiale centrava l’ennesimo trionfo di una storia senza pari. La Pro Recco si è laureata Campione d’Italia per la 34ª volta.

La Pro Recco, battendo Brescia in gara tre della finale scudetto, si è ripresa quel tricolore che un anno fa proprio la squadra lombarda era riuscita clamorosamente a strappare al club più titolato al mondo. Una sconfitta bruciante, dopo tre lustri di vittorie consecutive in Italia, che - come tutte le grandi squadre - la Pro Recco seppe trasformare nella molla per andare a riprendersi a sua volta la Coppa dei Campioni, nelle fantastiche notti di Belgrado (e fra pochi giorni si torna proprio lì, sempre per la Coppa…).

Questa è una grandissima storia italiana, la storia di un borgo di poche migliaia di anime capace di scalare l’Italia, l’Europa e il mondo nuotando nelle acque del Mar Ligure, quando la pallanuoto si giocava in mare fra onde, spruzzi e risacca. L’era leggendaria incarnata dal mito di Eraldo Pizzo. Il più forte di ogni epoca, fenomeno del Settebello di Roma ‘60 e oggi anima e memoria storica di una squadra condannata a non essere come tutte le altre.

È stato proprio un ragazzo di quei tempi, il patron Gabriele Volpi - nato a pochi metri da Punta S. Anna dove ieri la squadra ha trionfato - a portare negli ultimi vent’anni la Pro Recco in una dimensione frequentata da pochissimi fenomeni dello sport mondiale: quella in cui il secondo posto è una terribile sconfitta e la vittoria la più dolce delle condanne.

Lo ha fatto applicando rigidi parametri manageriali, nella gestione di uno sport che in Italia - nonostante le glorie - è sempre stato vissuto in forma dilettantistica. Una zavorra che avrebbe potuto portare l’intero movimento a fondo, se non fosse stato per l’impegno, la professionalità e i capitali investiti dal gruppo. Il Ceo Gianpiero Fiorani ha voluto per la Pro Recco lo stesso modello di gestione di ogni azienda della holding.

I superficiali credono che per vincere bastino i soldi, quando per diventare leggenda sono esclusivamente un presupposto. Senza umiltà, fatica, competenza e passione viscerale non si va da nessuna parte, al massimo si buttano via. Questa è la lezione della Pro Recco, ignorata da molti, istituzioni comprese.

Affidata da Gabriele Volpi e Gianpiero Fiorani al presidente Maurizio Felugo, la Pro Recco è stata guidata e coccolata dall’azzurro campione del mondo e vice campione olimpico come uno dei suoi quattro, meravigliosi figli. Con amore e il polso del padre che sa di dover educare, instradare e far crescere la propria creatura. Anche con il coraggio di chiamare in panchina un 31enne, Sandro Sukno. Non fosse stato per un cuore bizzarro, uno dei più grandi giocatori ogni epoca.

Questa è la Pro Recco: una lezione di managment, una storia di uomini.

Di Fulvio Giuliani

Pro Recco, che bello il mondo da lassù

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2022-05-29 11:24:06

2022-05-29 09:24:06

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