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Paola Egonu va ad Instanbul e denuncia il razzismo subito

Paola Egonu lascia l’Italia e va a giocare ad Instanbul, dopo aver sempre schiacciato dritta in faccia il suo essere nera, immigrata, donna, sessualmente fluida e aver denunciato l’insolenza del razzismo subito in Veneto, in quella che era casa sua.

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La sua forza è la schiacciata. E non solo perché nella finale contro il Brasile, che ha portato la Nations League alla Nazionale italiana di pallavolo, ha colpito la palla a oltre 112 chilometri orari (
record mondiale). Che Paola Egonu sappia colpire forte, pure fuori dal parquet, è risaputo ormai da qualche tempo. Anzi, sono stati vergati articoli su articoli sulla sua figura “barometro” nello sport italiano che prova a darsi una veste multietnica e altrettanti sulla sua scelta di rendere pubblico l’amore per una donna ma non escludendo che potrebbe un domani legarsi a un uomo, senza alcuna passione per le etichette gender.

Per la pallavolista azzurra la rete di separazione esiste solo in campo. Ha raccontato al settimanale “Oggi” di essere arrivata a detestare il Veneto, casa sua sin dalla nascita, perché a 14 anni è stata più volte offesa dalle madri delle sue avversarie e che l’insolenza del razzismo l’ha conosciuta di recente anche sua mamma. Una cicatrice mai andata via. Solo a 14 anni è arrivata la cittadinanza italiana, una beffa per chi è venuta al mondo a Cittadella da genitori nigeriani: è stata nei banchi di scuola della cittadina padovana e parla con lo stesso accento di una buona fetta di forze politiche che continuano a fare le barricate contro leggi sulla cittadinanza.

Nera, immigrata, donna, sessualmente fluida. Egonu è diretta come un pugno sui denti, come una schiacciata nei primi tre metri di un campo da volley e anche sulle sue crisi di panico, con cui dice di aver imparato a convivere. Come l’avversaria Gabi, contro le brasiliane l’azzurra ha giocato buona parte del primo set con una casacca a strisce verdi, bianche e nere – ribattezzata Equal Jersey – voluta da un ente benefico per contribuire a sensibilizzare sulla parità dei diritti attraverso il potere aggregativo e sociale della pallavolo. Poche parole, meglio i fatti. La certezza è che la schiacciatrice della Nazionale rappresenti una delle punte dello sport italiano. Il titolo di miglior giocatrice della Nations League ne è solo l’ennesima conferma.

È ormai una stella – come Gregorio Paltrinieri e Marcel Jacobs – che ha saputo raccogliere il testimone, anche mediatico, da Valentino Rossi e Federica Pellegrini. Anche se la scorsa estate a causa di un codicillo (una regola interna che privilegia chi ha già vinto una medaglia ai Giochi olimpici) il Coni non l’ha scelta per portare il tricolore alle Olimpiadi di Tokyo, puntando su Jessica Rossi ed Elia Viviani. Per fortuna il Cio l’ha pensata diversamente, scegliendola nel quintetto dei portabandiera: una specie di patente per la sua grandezza a livello mondiale, per nulla invalidata da un flusso senza sosta di insulti sessisti e omofobi dei leoni da tastiera, secondo cui era stata voluta perché nera, non perché sia un fenomeno nel rettangolo di gioco e un esempio fuori.

Ora, dopo aver vinto in un anno tutto quello che c’era da vincere (tranne l’oro olimpico), Egonu a 24 anni lascia l’Italia. Via da Conegliano, con lo scudetto sulla maglia, destinazione Istanbul. Perché il torneo turco è parecchio ricco e vuole ricominciare a colpire forte, nei denti, anche lontano da casa sua.

Di Nicola Sellitti

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