Riccardo Cardani. Snowboard paralimpico
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Riccardo Cardani, 30enne milanese che ama il nuoto e sfida la neve, da cinque anni suda e soffre per mostrare all’Italia che il movimento paralimpico esiste, vince e motiva i disabili nelle battaglie quotidiane
Riccardo Cardani. Snowboard paralimpico
Riccardo Cardani, 30enne milanese che ama il nuoto e sfida la neve, da cinque anni suda e soffre per mostrare all’Italia che il movimento paralimpico esiste, vince e motiva i disabili nelle battaglie quotidiane
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Riccardo Cardani. Snowboard paralimpico
Riccardo Cardani, 30enne milanese che ama il nuoto e sfida la neve, da cinque anni suda e soffre per mostrare all’Italia che il movimento paralimpico esiste, vince e motiva i disabili nelle battaglie quotidiane
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AUTORE: Nicola Sellitti
L’obiettivo è l’oro nel Para Snowboard ai Giochi di Milano Cortina 2026. Riccardo Cardani, 30enne milanese che ama il nuoto e sfida la neve, da cinque anni suda e soffre per mostrare all’Italia che il movimento paralimpico esiste, vince e motiva i disabili nelle battaglie quotidiane. «È arrivato il momento che si faccia il salto di qualità, che l’atleta paralimpico sia visto come un normodotato, senza più essere compatito o peggio ancora discriminato. È un processo culturale che possiamo e dobbiamo sostenere» dice convinto l’atleta azzurro. Ha perduto l’uso del braccio destro 12 anni fa in un incidente stradale in moto. Lo scorso anno ha partecipato alle Paralimpiadi di Pechino. Lo snowboard è una passione come lo era il motocross. O come il nuoto con cui è cresciuto. Nel tempo libero ama suonare chitarra, batteria, pianoforte. «Da piccolo ero innamorato degli sport estremi per l’adrenalina che mi regalavano i video dei rider che sfidavano le grandi montagne, surfando su quel manto bianco. Ora provo le stesse sensazioni quando mi alleno o sono in gara».
A venirgli in aiuto dopo l’incidente, consentendogli di sopportare il conseguente dolore fisico e psicologico, è stata la pratica del nuoto: disciplina ferrea e interminabili sedute di allenamento a collezionare vasche. «La mia vita è cambiata di colpo» racconta Cardani. «Dall’esterno siamo spesso percepiti come degli ironman, ma non è così. Serve tempo per alzarsi dal letto, per superare la sofferenza fisica, per vedersi con un altro corpo e accettarsi per quel che ora si è. Ho trascorso anni a soffrire in silenzio» ammette.
La sua voce trasmette energia, passione. Voglia di vivere, di vincere. Voglia di sfide. Era così, sarebbe ancora così Alex Zanardi. «Lui è un riferimento straordinario. È stato il simbolo del movimento paralimpico, con tutto quello che ha vinto e per come ci è riuscito. Grazie a Zanardi gli atleti disabili sono finiti sulla mappa dello sport italiano, gli dobbiamo tutto» si emoziona Riccardo. «Pensavo che se ce la faceva lui potevo farcela anch’io. Sono orgoglioso di far arrivare alla gente la mia energia, come lui ha sempre fatto».
Da poco è iniziata la Coppa del Mondo, in Olanda. Nel 2021 ci sono stati due sesti posti ai Mondiali di Lillehammer e il terzo posto in Coppa del Mondo nello snowboard cross. «Ho passato l’estate ad allenarmi duramente. So che ho lavorato bene. Voglio di più, voglio vincere, voglio il podio ai Mondiali in Spagna» spiega Cardani. «Davanti a me ci sono i Giochi di Milano Cortina 2026 e voglio esibire la bandiera tricolore dal gradino più alto del podio. I Giochi italiani dovranno sbattere in faccia a chi ancora non l’ha capito un concetto semplice semplice: per sostenere il movimento paralimpico servono strutture ma soprattutto una mentalità diversa. Siamo indietro rispetto ad altri Paesi come Stati Uniti, Canada e Svezia. Eppure in Italia ci sono montagne meravigliose, gli stranieri vengono ad allenarsi qui. È il caso di darsi una mossa».
Di Nicola Sellitti
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