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Più spettacolo (falso) che sport (vero)

La boxe di un tempo che non c’è più, soppiantata da fenomeni più adatti al circo che al ring. 

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A vederli in foto il pensiero va subito a Photoshop. Sono enormi, al limite dell’umano: Sajad Gharibi (1,83 cm per 170 kg di grasso e muscoli), meglio conosciuto come l’Hulk iraniano, e il britannico Martyn Ford (colosso di 2 metri per 145 kg), detto “l’uomo più spaventoso al mondo”. L’appuntamento è per il prossimo 2 aprile all’O2 Arena di Londra, dove i due infileranno i guantoni davanti a 20mila persone. A guardarli sui loro profili social mentre sono impegnati in ridicole prove di forza come piegare un vassoio, è facile che ci scappi una risata. Ma subito si viene travolti da un moto nostalgico verso quella boxe che non c’è più, soppiantata da fenomeni più adatti al tendone di un circo che al ring.

Le due ‘bestie’, che avrebbero già dovuto incontrarsi nel 2018 nella gabbia delle arti marziali miste, anticipano che «non sarà l’incontro più tecnico del mondo ma comunque indimenticabile». Anche da questi segnali non si può non cogliere la crisi profonda che sta vivendo la boxe. La totale assenza di figure iconiche come Muhammad Alì o Myke Tyson pesa come un macigno sulle sorti di uno sport che pure ha saputo ispirare il cinema (“Toro Scatenato” e “Rocky Balboa”, solo per citare i film più famosi). Col tempo è accaduto l’inevitabile: l’attenzione del pubblico si è spostata verso espressioni di lotta sempre più violente e folkloristiche e i personaggi fumettistici del wrestling hanno contaminato la boxe. Piaccia o no, la sera del 2 aprile, all’ombra del Big Ben ci sarà il tutto esaurito.

di Ilaria Cuzzolin

 

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