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title: Ranieri rifiuta la proposta della Figc, non sarà il nuovo allenatore della Nazionale
description: Dopo giorni di intense trattative e dialoghi che si sono aggiunti a proteste e riflessioni varie, Ranieri ha rifiutato la proposta della Figc
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date: 2025-06-10
author: Filippo Messina
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categories: [Sport]
tags: [calcio, Italia]
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# Ranieri rifiuta la proposta della Figc, non sarà il nuovo allenatore della Nazionale

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2025-06-08 15:34:03

2025-06-08 13:34:03

Luciano Spalletti (dopo la partita contro la Moldova) non sarà più l’allenatore della Nazionale italiana. A comunicare la notizia è lo stesso Ct, durante la conferenza stampa dal ritiro di Coverciano

Luciano Spalletti non sarà più l’allenatore della Nazionale italiana. A comunicare la notizia - nell’aria dopo la clamorosa sconfitta per 3-0 contro la Norvegia di venerdì scorso - è lo stesso Ct, durante la conferenza stampa dal ritiro di Coverciano.

Le parole di Spalletti: "Non avrei mollato, sono deluso da me stesso"

La decisione è stata presa dal presidente della Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio) Gabriele Gravina. “Ieri sera (con Gravina, ndr.) siamo stati insieme un bel po' e mi ha comunicato che sarò sollevato dall'incarico. Io non avrei mollato. Ma esonero è”.

Spalletti domani sarà comunque in panchina a guidare la Nazionale nella partita Italia-Moldova. Il ct dichiara: “Con la Moldova sarò in panchina, poi procederò con la risoluzione del contratto. Mi assumo le responsabilità che ho, la Figc mi ha dato tutto il supporto possibile. Sono deluso da me stesso”.

Luciano Spalletti fa mea culpa: “Sono amareggiato per i risultati che ho portato, ho creato delle difficoltà a tutto il movimento. Ho avuto dei giocatori forti da cui non sono riuscito a tirare fuori il meglio. Mi auguro che già da domani possano dimostrare il loro valore, vincere e convincere dalla prossima partita sarebbe utile per il mio successore. Domani chiederò alla squadra di dimostrare quello che ho sempre chiesto loro. Ho visto molti calciatori sotto tono per quelle che sono le loro possibilità. Sapevo che ci sarebbero stati dei momenti difficili. Dopo la Norvegia meritavo commenti anche peggiori e ho visto disponibilità e comprensione dalla stampa”.

Spalletti era convinto di andare al Mondiale: "Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, ma non ho mai dubitato che l’Italia potesse non qualificarsi per il Mondiale. Ne sono convinto anche adesso. Però stare a rimuginare è tempo perso, bisogna andare avanti. Sul passato non ci si può fare niente. C’è da lavorare sull’appartenenza e su quanto meraviglioso sia fare parte della Nazionale. Per il mio carattere ho lisciato il gruppo persino troppo. Sono andato verso gli abbracci, ho cercato di capire, di essere meno ossessivo dopo l’Europeo, più comprensivo".

"Si è sentito tradito?" Spalletti (non) risponde e, commosso, si alza e abbandona la conferenza stampa

"Si è sentito tradito?" Alla domanda di una giornalista in conferenza stampa, Luciano Spalletti (non) risponde. Il Ct fa una smorfia, chiede "Perché tradito?…". Poi, elenca i nomi di alcuni collaboratori che lo hanno aiutato: "Emiliano, Giancarlo, Mauro…". Infine si ferma e, visibilmente commosso, abbandona la conferenza stampa. Fra gli applausi dei presenti.

Il ct esonerato che domani sarà in panchina nella partita Italia-Moldova

Dunque, c’è un commissario tecnico esonerato che domani sera va lo stesso in panchina per una partita già decisiva (contro la Moldavia) nel percorso verso i Mondiali del prossimo anno. Lo stesso ct annuncia da solo il suo esonero, senza traccia di un dirigente che sieda accanto a lui. L’ultimo atto di una sceneggiatura davvero venuta male, dove paga sempre e solo uno, l’allenatore. Viene però da chiedersi perché Luciano Spalletti si sia fatto coinvolgere in questa trama di cose dette e non dette e di situazioni complicate da gestire.

Spalletti si è trovato solo

Si è trovato solo, Spalletti. Nessuno, prima della terribile partita azzurra contro la Norvegia, aveva “osato” appoggiare le sue parole in riferimento alla faccenda Acerbi. La federazione, anzi il “solito sospetto” Gravina, è rimasto praticamente in silenzio. E così sul “like” piazzato da Mancini all’intemerata social di Acerbi verso il ct. Un qualcosa di irreale e il segnale di un legame che era diventato assai labile dopo Euro 2024, dove il ct ha sbagliato - tanto - facendo però mea culpa, provando a tenere fuori dalla tempesta i suoi calciatori, con cui il feeling non è mai scattato.

Sarebbe stato meglio dimettersi già alla fine degli Europei

Avrebbe dovuto dimettersi alle fine degli Europei. Avrebbe dovuto capire che è difficile costruire ex novo un rapporto con quel gruppo di lavoro dopo le macerie europee. Ha parecchio contribuito alla causa - e su questo Spalletti è stato poco avveduto - il capitolo della sua autobiografia in cui ha raccontato che il gruppetto di interisti era arrivato a Euro 2024 con le gomme scariche, senza allenarsi bene negli ultimi tre mesi. È stato un barile di benzene su un campo minato.

E se non è un mistero che Spalletti sia un uomo complicato - il suo libro è una prova inconfutabile -, è altrettanto possibile che abbia inciso sul feeling con la Nazionale lo scudetto vinto a Napoli, l’intreccio ancora vivo con Napoli, esibito con il tatuaggio, vissuto pienamente quando ha ricevuto la cittadinanza onoraria del capoluogo campano, espresso platealmente in diverse conferenze stampa, fino al rimpianto ostentato per la mancata festa scudetto sul bus per le vie di Napoli, non avvenuto per il suo scudetto, accaduto invece qualche giorno fa per il quarto tricolore del club napoletano.

E nella tempesta mediatica a cui Spalletti è stato esposto - neppure Giampiero Ventura è stato così criticato dalla stampa di settore - hanno invece inciso sicuramente i rapporti non buoni con l’interismo (Acerbi gioca nell’Inter, per chi non lo sapesse...). Inoltre, Spalletti non è uno da salotti buoni. E in quei salotti - o studi tv o redazioni di quotidiani - a volte si decide il destino di un tecnico o si orienta il "sentiment" nei suoi confronti. Non è certo il motivo per cui l’Italia non esibisce talenti veri, perché quelli non ci sono. Ma dove non arriva il talento, arriva il cuore, la voglia, la fame azzurra. Che in Nazionale manca dagli Europei vinti quattro anni fa.

di Filippo Messina e Nicola Sellitti

Nazionale, esonerato Spalletti. "Si è sentito tradito?" Il Ct (non) risponde e, commosso, abbandona la conferenza stampa - IL VIDEO

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Si doveva vincere per raccogliere i primi punti nel girone dei Mondiali e per chiudere gli ultimi tre - irreali - giorni. Alla fine l'Italia ha vinto contro la modestissima Moldova... Soffrendo

Si doveva vincere per raccogliere i primi punti nel girone dei Mondiali e per chiudere gli ultimi tre - irreali - giorni. Alla fine si è vinto contro la modestissima Moldova (154esima nel ranking mondiale, battuta in casa dall’Estonia..), soffrendo, offrendo una prestazione a tratti sconcertante, con il pubblico di Reggio Emilia ammutolito dalla pochezza azzurra, specie nel primo tempo (giusto un filo meglio nella ripresa). I calciatori sono parsi intimoriti e disorientati da una situazione che richiederebbe personalità e capacità, ben più di quanto ne disponga la Nazionale attuale.

Luciano Spalletti chiude così la sua negativa parentesi sulla panchina azzurra. Con lo sguardo perso e immalinconito, inerte di fronte alla fila di passaggi all’indietro, alla lenta circolazione di palla, alla cronica inconsistenza offensiva. L’antitesi del suo calcio, quasi mai visto in poco meno di due anni. In tribuna c’è il presidente della Figc Gravina che appare livido di rabbia. Buona parte degli italiani si chiede perché i commissari tecnici che falliscono vengono cacciati e lui resta solido sul suo scranno.

L’Italia vista a Reggio Emilia, e prima ancora ad Oslo, fa fatica su tutto. Regala occasioni in serie da reti ai moldavi, è lenta nelle chiusure, è timida, poco reattiva. Persa. Il linguaggio del corpo dei calciatori è inequivocabile. Se potessero, sarebbero altrove. Cinque occasioni concesse alla Moldova in 50 minuti di gioco. In mezzo, il gol di Raspadori, prima del raddoppio di Cambiaso, che abbatte i moldavi, ma gli azzurri non accelerano mai. La batosta con i norvegesi per ora non è servita a nulla. E neppure l’esonero di Spalletti. Per pensare di andare a recuperare sui norvegesi (vittoriosi in Estonia), anche in termini di differenza reti, sarebbe servito segnare altre reti.

Si chiude così una parentesi irreale, con un ct esonerato che va in panchina e dà indicazioni ai suoi ormai ex calciatori. Si è detto, si è scritto che gli azzurri sono arrivati cotti a fine stagione. Specialmente gli interisti con 60 partite sulle spalle, tra l’altro - lo ricordano in pochissimi - con minutaggio ridotto nelle ultime partite di Serie A. Ma osservando i portoghesi, gli spagnoli, i francesi impegnati in Nations League, osservando i nazionali arrivati dal Psg che ha giocato la finale di Champions League con l’Inter, questa stanchezza evidente non si è vista. Un caso?

Gli alibi, per tutti, sono terminati. Spalletti mestamente si defila. Gravina resta e la scampa. A settembre, quando l'Italia tornerà in campo, forse toccherà a Claudio Ranieri. Sapienza, buonsenso e mantenimento dello status quo sono assicurati. Ranieri non potrà, in base al regolamento federale, tenere anche l’incarico di senior advisor alla Roma. Quindi sarà lui, sarà Pioli o chissà chi, la verità è che tante cose dovrebbero cambiare. La maglia azzurra non è sentita, non è avvertita come una seconda pelle. Altrove accade. Un qualcosa che viene prima della qualità individuale.

di Nicola Sellitti

L'Italia saluta (male) Spalletti. Azzurri mediocri, vittoria brutta e stentata

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2025-06-09 23:03:42

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Nello sport, come in numerosi altri ambiti, esistono come minimo due versioni dell’Italia. Destinate a non incrociarsi mai, abituate a ignorarsi, convinte che non ci sia un’alternativa

Lo sport è sport, la politica, la politica economia e la formazione restano cose diverse. Eppure nello sport, come in numerosi altri ambiti, esistono come minimo due versioni dell’Italia. Destinate a non incrociarsi mai, abituate a ignorarsi, convinte che non ci sia un’alternativa.

Oggi l’Italia del tennis - non solo l’Italia del fenomenale Jannik Sinner - è l’Italia dell’impresa e della concorrenza. Il Paese che da decenni sorprende il mondo con la sua voglia di costruire sempre qualcosa di nuovo. Di andare oltre quelli che possono apparire limiti strutturali, in qualche misura invalicabili.

L’Italia del tennis è l’Italia della programmazione seria e duratura nel tempo, della selezione onesta, trasparente ed esigente dei più meritevoli, accompagnati nel loro percorso di crescita. Il che non significa lasciare indietro gli altri, ma riconoscere talenti, attitudini e differenti step evolutivi.

L’Italia del tennis non ha nulla di casuale, se escludiamo l’assoluta eccezionalità del numero uno al mondo. Fenomeni di quel tipo, come il suo grande avversario e nemesi Carlitos Alcaraz, vengono fuori ogni trenta o cinquant’anni e devono essere “solo” individuati e agevolati nel naturale percorso di crescita.

Il resto è programmazione, pazienza, lavoro. Un atleta come Lorenzo Musetti, appena un paio di gradini sotto Sinner, nell’Italia del tennis di prima si sarebbe perso, schiacciato da frette insensate, lavori sballati, coach inadatti. È solo un esempio, ma l’Italia di Musetti (come quella degli altri quattro, oltre lui e Sinner, nei primi 50 al mondo) è l’Italia delle Pmi che scala posizioni una dopo l’altra, arrivando dove il mondo non si aspettava di trovarla.

Poi c’è, ingombrante e monolitica, l’Italia che non cambia mai e ripete con costanza i suoi errori: l’Italia del calcio della Nazionale che non ha neppure il coraggio e la faccia di assumersi le proprie responsabilità e abbandona il capro espiatorio ad annunciare il suo stesso esonero. Uno spettacolo da record mondiale del cattivo gusto.

Quella è un’Italia che conosciamo molto bene: attaccata alla poltrona, improduttiva, sclerotica, gerontocratica, corporativa. Vizi vecchi di decenni, fenomeni carsici perché insiti in un pezzo dell’anima del Paese, con cui abbiamo deciso di non fare i conti.

Restando al mondo dello sport, quella che produce la surreale candidatura di Franco Carraro alla presidenza del Coni nel 2025. Per la cronaca, oltre altre mille cariche, Carraro è stato presidente del Coni dal 1978 al 1987 gestendo le Olimpiadi dei boicottaggi di Mosca e Los Angeles. Un’altra era geologica.

Non staremo qui a annoiarvi sottolineando se ci sentiamo più vicini alla programmazione del tennis o alla faciloneria del calcio. Il punto è che l’improvvisazione alla lunga finisce per corrompere tutto. Come con Luciano Spalletti, abbandonato prima domenica e poi in campo ieri sera con una prestazione svogliata e raffazzonata. Un’indecenza con un facile colpevole.

di Fulvio Giuliani

Le due versioni d’Italia, del tennis e del calcio

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2025-06-10 11:05:35

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