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Roma sogna le Olimpiadi. Un No da cancellare

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Dopo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, tra entusiasmo e incoerenze, l’Italia riflette sull’eredità dei Giochi. Ma senza ricambio generazionale, il futuro dello sport resta un’incognita

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Roma sogna le Olimpiadi. Un No da cancellare

Dopo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, tra entusiasmo e incoerenze, l’Italia riflette sull’eredità dei Giochi. Ma senza ricambio generazionale, il futuro dello sport resta un’incognita

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Roma sogna le Olimpiadi. Un No da cancellare

Dopo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, tra entusiasmo e incoerenze, l’Italia riflette sull’eredità dei Giochi. Ma senza ricambio generazionale, il futuro dello sport resta un’incognita

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Ragionando sul “dopo” Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, emergono a nostro avviso due aspetti principali: l’eredità infrastrutturale, morale e pure sentimentale da un lato e una riflessione doverosa di carattere generazionale dall’altro.
A restare sorpresi del successo saranno stati i soliti noti, quelli che prima osservano con aria compiaciuta il sicuro disastro italiano e poi, quando non possono prendersela con nessuno, partono con la litania: “Eh, ma non c’era atmosfera olimpica in città”. Parlando da Roma o Palermo, si intende.

A Cortina, Bormio o Livigno non abbiamo avuto possibilità di andare ma a Milano ci viviamo e lavoriamo e possiamo assicurarvi che l’atmosfera olimpica non è una questione solo di folle colorate che fanno caciara nelle strade o nei locali. Atmosfera è (soprattutto) ciò che la gente dice al mattino facendo colazione nei bar, le iniziative nelle scuole, il coinvolgimento dei ragazzi e – più di ogni altro momento – la sera a tavola, quando i figli ti chiedono di spiegare le regole dello Skeleton o della Combinata nordica e tu in qualche modo devi riuscire a rispondere.

Si comincia a parlare con insistenza – presi dall’entusiasmo di queste belle giornate – della possibile costruzione di una candidatura per le Olimpiadi estive di Roma 2040, è il caso di sottolineare un aspetto fondamentale.
L’Italia che adesso si lancerebbe in questa ancora remota avventura, che disquisisce di Lutz e Toe-loop e osserva 3 o 4 milioni di persone a guardare il Curling è la stessa che applaudì freneticamente la sciagurata decisione del sindaco Raggi quando affondò una candidatura quasi vinta.
Non tutta Italia, non tutti gli italiani e certo non noi ma tanti pronti sempre a seguire il gregge di moda del momento. Questo è un ammonimento preziosissimo che emerge dalle Olimpiadi.

Passiamo al tema generazionale. Abbiamo vinto una valanga di medaglie, ma è indiscutibile che molte delle vittorie di Milano-Cortina, a cominciare dalle più splendenti, sono senza futuro. Fantastici apogei di grandi carriere, fra Federica Brignone, Francesca Lollobrigida, Arianna Fontana e così via. Campionesse fenomenali, cui però non si può chiedere di arrivare a quarant’anni e di lottare ancora per l’oro.

Abbiamo una generazione dietro, se non di pari valore, almeno paragonabile? Domanda complessa, che andrebbe splittata disciplina per disciplina. Tralasciando i discorsi specialistici, il tema è generazionale e il Paese si rifiuta di affrontarlo. Negli ultimi decenni abbiamo perso milioni di bambini, che poi diventano ragazzi da cui attingere atleti, campioni e fenomeni. Le conseguenze del gelo demografico sono drammatiche per il welfare ma anche nello sport non si scherza.

Visto che non ci rimetteremo a far figli, tocca imparare dai più bravi, a cominciare da norvegesi e olandesi. Nazioni di pochi milioni di abitanti capaci di fare man bassa di medaglie.

Di Fulvio Giuliani

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