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Sinner innocente e sospettato, un’ingiustizia

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Il non-doping di Jannik Sinner ha scatenato una bufera che non può sorprendere chi bazzica il mondo dell’informazione e i suoi meccanismi, ma nonostante questo fa molto male.

Sinner innocente e sospettato, un’ingiustizia

Il non-doping di Jannik Sinner ha scatenato una bufera che non può sorprendere chi bazzica il mondo dell’informazione e i suoi meccanismi, ma nonostante questo fa molto male.

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Sinner innocente e sospettato, un’ingiustizia

Il non-doping di Jannik Sinner ha scatenato una bufera che non può sorprendere chi bazzica il mondo dell’informazione e i suoi meccanismi, ma nonostante questo fa molto male.

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Il non-doping di Jannik Sinner ha scatenato una bufera che non può sorprendere chi bazzica il mondo dell’informazione e i suoi meccanismi, ma nonostante questo fa molto male.

Perché assistere alla rivolta di un gruppo tutto sommato minimo – eppur rumoroso e fastidioso – di colleghi/rivali del N.1 al mondo lascia molto amaro in bocca.

Sinner è stato riconosciuto innocente, come l’assunzione di una sostanza dopante del tutto involontaria (attraverso una crema e l’errore giudicato in buona fede di un suo fisioterapista) e dunque non sanzionabile. Questi i fatti.

Nonostante ciò, i Shapovalov, i Kyrgios e altri simpatici avversari hanno invocato punizioni esemplari e draconiane.

Perché? Sinner ha già esaurito presso parte del proprio mondo quella carica di simpatia che sembra(va) caratterizzarlo a tutte le latitudini? No, molto più semplicemente per un pezzo di mondo (qualsiasi mondo) il merito, l’onestà, la trasparenza e anche l’umano errore non possono mai esistere. Deve sempre esserci la malafede e il dolo a spiegare tutto.

Pensate solo alle mille dietrologie sul perché Jannik abbia saltato le Olimpiadi (scelta da noi criticata ai tempi), appena diffusasi ieri la notizia della positività involontaria. Un caso-non caso risalente ad aprile per varare teoremi su agosto…

Restano le reazioni contrastanti all’interno del circuito, con chi ha espresso opinioni particolarmente dure e non ha esitato a puntare il dito, senza considerare l’impatto di tali affermazioni su un giovane atleta che ha sempre dimostrato professionalità e dedizione. Dall’altro lato, numerosi colleghi hanno difeso Sinner, sottolineando la sua etica del lavoro e la sua trasparenza. Fra i difensori del giovane fuoriclasse italiano anche ex campioni come Nicola Pietrangeli che si chiede perché togliere punti e soldi al N.1 se innocente.

Vero che l’atleta risponde in solido anche per il suo team, ma la domanda appare tutt’altro che priva di fondamento.

La vicenda ha infine messo in luce il problema di sempre: anche alle Olimpiadi abbiamo assistito a prestazioni quantomeno sorprendenti di atleti – quelli sì – inseguiti da sospetti di doping serissimi e nulla si è mosso. Manco una foglia.

Jannik Sinner, dal canto suo, ha scelto di mantenere un profilo basso, apprezzabile quanto si vuole, ma anche sfruttabile agilmente da chi voglia costruire castelli in aria e mettere in giro le voci più dolorose. Un bel dilemma, non c’è che dire.

di Fulvio Giuliani

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