Sinner, quella fotografia che è già storia
| Sport
All’inizio del terzo set, Jannik Sinner esclama “Sono morto” prima di stravincere. L’iconica immagine di lui steso a terra è già storia
Sinner, quella fotografia che è già storia
All’inizio del terzo set, Jannik Sinner esclama “Sono morto” prima di stravincere. L’iconica immagine di lui steso a terra è già storia
| Sport
Sinner, quella fotografia che è già storia
All’inizio del terzo set, Jannik Sinner esclama “Sono morto” prima di stravincere. L’iconica immagine di lui steso a terra è già storia
| Sport
AUTORE: Raffaela Mercurio
Sotto di due set e sul 4-4 pari del terzo, Jannik Sinner esclama “Sono morto”. Prende un asciugamano, è madido di sudore, testa e gambe non sembrano in sintonia. Quella dichiarazione assume i contorni di una disfatta. Poi ritorna in campo, fa impazzire Daniil Medvedev e i nostri occhi che zampillano a destra e sinistra su quella pallina. Infine, stravince.
La fotografia di lui steso su quel campo blu è già storia, icona di un momento sacrale che è arrivato a tutti, anche e soprattutto chi ha scoperto oggi le rigide e sfiancanti regole del tennis.
Il motivo è semplice: Jannik Sinner è un portento raro ma anche la rappresentazione di quello che vogliamo dallo sport e dalla vita. Ci riflettiamo in quell’immagine di lui a terra nella posizione a stella che simbolicamente rimanda alla crocifissione. Gli occhi chiusi e un accenno di sorriso devastato dalla stanchezza, ci induce a tentare di cogliere cosa possa passare nella mente di un uomo quando raggiunge l’obiettivo che gli ha tolto il sonno per mesi.
L’impresa è eccezionale e vale la pena cogliere l’occasione di non infarcire questi attimi di moralità spicciola: non siamo tutti la valentia, la grazia, la bravura di Jannik Sinner e quindi, spesso, falliremo. Non c’è posto per tutti nell’Olimpo dei migliori e ripeterselo potrà togliere la magia ma aumentare la consapevolezza. Quando si parla di sport, questo vale ancora di più.
La maggior parte delle volte staremo semplicemente a guardare proprio come abbiamo fatto oggi ma ciò che conta è l’attimo successivo all’ammissione di debolezza: “sono morto”, “ci provo fino alla fine”, “lo devo a me stesso”, “un ultimo sforzo”.
Questa triade è l’unica vera morale della meravigliosa favola che Jannik Sinner ci ha fatto vivere oggi, e lo sarebbe stata con o senza lieto fine. Abbiamo sempre più bisogno di storie così.
di Raffaela Mercurio
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Una vita da Oscar
18 Aprile 2026
Addio alla leggenda del basket Oscar Schmidt, scomparso ieri all’età di 68 anni per un tumore al c…
FISI Media Day: Dorothea Wierer e Federico Pellegrino ricevono il premio alla carriera
16 Aprile 2026
Al FISI Media Day Dorothea Wierer e Federico Pellegrino hanno ricevuto il premio alla carriera, ch…
Alexander Manninger è morto. L’ex portiere aveva 48 anni
16 Aprile 2026
È morto all’età di 48 anni Alexander Manninger, ex portiere della Juventus. La sua auto si è scont…
Sofia Goggia: “Malagò? Non c’è persona più indicata per la FIGC”
15 Aprile 2026
“Non c’è persona più indicata. Giovanni Malagò è un grande uomo di sport”, così Sofia Goggia dopo…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.