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title: Zoff fa 80
description: Dino Zoff, un uomo da record per anni portiere più imbattuto in Italia e con la Nazionale. E i suoi guanti arancioni, mai utilizzati
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-4.jpg
date: 2022-03-01
author: Nicola Calzaretta
url: https://laragione.eu/life/sport/zoff-fa-80/
categories: [Sport]
tags: [calcio]
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# Zoff fa 80

![Zoff fa 80](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-4.jpg)

Dino Zoff, un uomo da *record *per anni portiere più imbattuto in Italia e con la Nazionale. Il racconto attraverso quei suoi guanti arancioni, mai utilizzati. Una coperta di Linus, chissà.

**I guanti arancioni. Non li ha mai usati.** Sul finire di carriera se li è portati dietro in ogni dove. Stretti nelle mani nelle foto di rito, insieme al paio scelto per la partita, quindi conficcati provvisoriamente sul retro dei pantaloncini, compressi tra elastico e schiena durante lo scambio dei gagliardetti, lui quasi sempre **capitano fra Juventus e Nazionale**.

Poi, una volta esauriti i preliminari, con la scelta tra campo e pallone, **eccoli adagiati a fianco della sua porta**. Un metro circa, non di più, dal palo alla sua sinistra. E appena l’arbitro fischia la fine, il primo pensiero è per loro, subito recuperati per la gara successiva.

**I guanti arancioni. Il paio di scorta del classico modello Uhlsport**, nero, grigio e rosso, quello usato nelle partite decisive del Mundial del 1982 e sistematicamente con la Juventus. Guanti titolari e riserve, anche qui una gerarchia che non ha conosciuto deroghe né ha lasciato spazio ai sentimentalismi. I guanti arancioni come Piloni, Alessandrelli, Bodini, i suoi dodicesimi che si sono alternati in panchina, con tanto di tuta e radiolina, nei suoi **undici anni in bianconero. 330 partite senza mai una sosta ai *box***, a eccezione della mezzoretta finale contro l’Avellino nel 1979 che costò cara al povero Alessandrelli, ma questa è un’altra storia.

I guanti arancioni. Puliti, intonsi, integri, magari con l’etichetta del prezzo ancora appiccicata all’interno. Eppure sempre presenti. **Una coperta di Linus, chissà.** Magari una semplice abitudine, senza alcuna spiegazione filosofica o ultraterrena accessoria. Oppure una vera e propria superstizione. Ma no, dai.

**Perché uno come Zoff non poteva essere superstizioso. Chissà.** Lo hanno dipinto spesso come musone, freddo e distaccato, una sfinge. Non era così. Poco incline al volo e allo spettacolo, secondo alcuni. Vestito di nero e poi di grigio, troppo serio e serioso. Insomma, uno come Albertosi – suo rivale per molti anni anche in azzurro – colpiva di più la fantasia popolare con le sue divise colorate, il capello lungo e il baffo senile. Dinozoff, tutto attaccato, è stato altro. «Un monumento della fiducia popolare», come da sublime pennellata dell’indimenticato Beppe Viola. «Parata di Zoff» declamava Nando Martellini e tornava la pace.

**Un uomo da *record*, per anni portiere più imbattuto in Italia e con la Nazionale**. La camera che divideva con Scirea al Mundial del 1982 era chiamata la Svizzera.

Scudetti, coppe, vittorie e successi anche da allenatore. **Unico giocatore azzurro ad aver vinto un Campionato europeo e un Mondiale**. All’Olimpico di Roma, nel 1968, con il numero 22 sulle spalle, titolare di una Nazionale che rinasceva dalle vergognose ceneri della Corea. Mazzola e Rivera insieme, il *baby* Anastasi *bomber* di serata, il ritrovato Gigi Riva e lui che penzola attaccato alla traversa della sua porta, mentre lo stadio si illumina con migliaia di fiaccole.

**In Spagna capitano a quarant’anni.** L’uscita bassa su Cerezo e la parata di sempre, a inchiodare sulla linea di porta la schiacciata di testa di Oscar, all’ultimo minuto della fantastica sfida con il Brasile.

Con i guanti arancioni lì. A un metro, non di più, dalla leggenda.

 

*di Nicola Calzaretta*
