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title: Dall’intelligenza artificiale al cervello del mondo
description: È lo zeitgeist del XXI secolo, capace di razionalizzare la sostenibilità del pianeta ma anche di diventare una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità
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date: 2021-09-19
modified: 2021-09-18
author: Edoardo Fleischner
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categories: [Tech]
tags: [tecnologia]
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# Dall’intelligenza artificiale al cervello del mondo

![Dall’intelligenza artificiale al cervello del mondo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/09/Robot.png)

## È lo zeitgeist del XXI secolo, capace di razionalizzare la sostenibilità del pianeta ma anche di diventare una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità

All’inizio è calcolo (matematico) con illustri iniziatori, da Willheim Sickhart (1623) a Pascal, Leibnitz e Babbage. Nel XX secolo si chiama *software*, nei casi più potenti sistema esperto/intelligente, poi algoritmo e infine vince l’espressione “intelligenza artificiale”, perché non sono più i programmatori che scrivono i codici ma sono gli algoritmi che ‘imparano’ da soli. Oggi, si abbrevia con IA (un acronimo che dilaga nei *media* e sul *web*) e quasi ogni attività umana dipende ormai dall’intelligenza artificiale. È lo *zeitgeist* del XXI secolo, diventato, con la robotica, anche un tema centrale della politica industriale dell’Unione europea.

**L’intelligenza artificiale è, infatti, il cervello del 77% delle macchine (*hardware*) con l’obbiettivo dichiarato che ne diventi il cuore e l’anima.** Come il cervello umano, l’IA deve apprendere per sembrare/essere *sapiens* e per azioni/decisioni frutto di ‘ragionamenti’ e, perché no, di creatività (in ogni direzione, giornalismo e poesia inclusi). Nell’area dei sentimenti, l’IA deve saper individuare le emozioni altrui; ci riesce molto bene l’androide Adam nel romanzo in contro-tempo “Macchine come me” di Ian McEwan oppure HAL 9000, ‘entità cosciente’ in “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick (1968).

**C’è un concentrato di intelligenze artificiali quando impugniamo uno *smartphone***: assistente personale digitale (80 miliardi di unità nel 2023), motore di ricerca, traduttore automatico, navigatore per la strada meno congestionata, stato di salute, gestione degli elettrodomestici, *et cetera*. L’intelligenza artificiale ci ‘propone’ sul *web* un nuovo acquisto con «Forse ti potrebbe interessare anche», «Altri hanno acquistato anche questo». L’azienda fornitrice di gas ci risponde al telefono con un *chatbot* fatto di IA: «Buongiorno Edoardo, sono Elisa e sto imparando a parlare con te…».

**L’intelligenza artificiale ha conquistato buona reputazione nel cruciale problema della sostenibilità del pianeta.** È perfetta nei risparmi energetici in casa, nel traffico per il minor inquinamento possibile e nello smistamento dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, perché integra gli accumulatori ai momenti senza sole dei pannelli solari e quelli senza vento delle pale eoliche, mantenendo così un’erogazione continua. L’IA si preoccupa del pianeta rendendo intelligenti aziende industriali (l’84% ci crede), commerciali e agricole, sanità, scuola, lotta al Covid-19 e alla disinformazione, *cyber*-sicurezza (86% di attacchi sventati con l’IA), giustizia e difesa.

Esiste la distopica possibilità che tanto le singole IA quanto un’intelligenza artificiale globale (il cervello del mondo) diventino un giorno autonome, magari innervate di estremismi ideologici, razzismi, faziosità, addirittura dispotismi e violenze. A contrastare per primo questa possibile evoluzione è stato **un genio come Stephen Hawking** (che considerava l’IA una «minaccia per la sopravvivenza dell’umanità») e oggi lavorano in tal senso migliaia di esperti organizzati nel Future of Life Institute, la stessa Unione europea (che ha redatto un codice etico *ad hoc*) e anche l’imprenditore visionario Elon Musk («L’intelligenza artificiale può persino far scoppiare una guerra partendo dalla sua produzione di *fake news*»). Dunque, l’intelligenza artificiale è al servizio del bene, ma anche del male, delle bugie, delle *fake news*. E questa è un’altra storia. Una delle prossime.

 

*di Edoardo Fleischner*
