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title: Il divieto dei social
description: La proposta danese di vietare l’uso dei social ai minori di 15 anni e di consentirlo a partire dai 13 anni soltanto è un gesto radicale
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date: 2025-10-23
author: Stefano Faina
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categories: [Tech]
tags: [giovani, internet, online, social, tecnologia, web]
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# Il divieto dei social

![Social](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/10/Social-1024x639.jpg)

La proposta danese di vietare l’uso dei social network ai minori di 15 anni e di consentirlo a partire dai 13 anni soltanto con il consenso dei genitori è un gesto radicale, ma anche profondamente simbolico

**Alla *premier *[danese](https://www.visitdenmark.com/) Mette Frederiksen sono bastate poche parole per accendere un dibattito che va ben oltre i confini del suo Paese: «Abbiamo scatenato un mostro». La proposta di vietare** [l’uso dei social network](https://laragione.eu/life/tech/disconnessi-malfunzionamenti-social/) **ai minori di 15 anni e di consentirlo a partire dai 13 anni soltanto con il consenso dei genitori è un gesto radicale, ma anche profondamente simbolico.** Secondo la *leader* socialdemocratica, un’intera generazione sta pagando il prezzo dell’iperconnessione: ansia, depressione, isolamento, perdita di concentrazione e una silenziosa dipendenza dall’immagine.

**Non è un caso isolato.** L’Australia ha già fissato a 16 anni l’età minima per l’accesso ai *social*. Le piattaforme digitali dovranno garantire controlli severi sull’età: sistemi di identificazione, verifiche automatiche, filtri che impediscano ai più piccoli di iscriversi. In Europa il vento soffia nella stessa direzione: in Spagna il governo Sánchez propone per esempio di alzare a 16 anni la soglia d’accesso, introducendo corsi di educazione digitale obbligatori nelle scuole. Nel Regno Unito l’Online Safety Act impone ai *social* di creare esperienze *age appropriate* (cioè adeguate all’età), con filtri e avvisi per i minori.

**Misure diverse nate però da una consapevolezza comune**: i *social* non sono più un passatempo, ma un ecosistema emotivo. E l’adolescenza, quella stagione fragile tra identità e sogno, si sta ridefinendo dietro uno schermo. 

**Nel mondo c’è poi chi è andato ancora oltre.** In Cina il controllo digitale è diventato un esperimento sociale. Gli adolescenti non possono restare *online* più di un’ora al giorno e devono farlo in orari prestabiliti. Il riconoscimento facciale registra ogni accesso, in una perfetta fusione fra protezione e sorveglianza. Una misura tanto efficace quanto inquietante, perché la linea fra tutela e controllo è sottile come un *clic*.

**I risultati di queste iniziative sono però ambivalenti.** In Australia il tempo trascorso *online* dai ragazzi è diminuito, ma sono nate nuove ‘*app* ombra’ difficili da monitorare. Nel Regno Unito alcuni genitori raccontano di figli più concentrati e sereni ma anche più isolati, tagliati fuori da quella socialità virtuale che, piaccia o no, è parte della vita quotidiana dei coetanei. Le politiche del divieto funzionano insomma solo se accompagnate da un’educazione digitale consapevole. Perché un adolescente che sa usare i *social* con senso critico è più libero di uno che li evita per obbligo.

**Resta il nodo della fattibilità.** Chiedere a Meta o a Google di verificare l’età degli utenti significa introdurre nuovi sistemi di riconoscimento, con tutti i rischi per la *privacy* che ne conseguono. E poi ci sono le diseguaglianze: chi ha più mezzi – o genitori più permissivi – troverà comunque una via d’accesso. Gli altri resteranno esclusi da uno spazio che, per quanto imperfetto, è anche luogo di espressione, creatività e comunità. La scelta danese va letta allora non soltanto come misura educativa, ma come atto politico.

**Nessuna legge potrà sostituire la famiglia o la scuola.** Ma la proposta è un invito collettivo a ridiscutere il nostro rapporto con la tecnologia, a ripensare il patto fra adulti e minori, fra libertà e responsabilità. Spegnere lo schermo non è un gesto nostalgico: è una forma di resistenza culturale. Significa restituire ai giovani la possibilità di annoiarsi, di guardarsi negli occhi, di ascoltare il silenzio. È un tentativo di rimettere la lentezza al centro, in un mondo che corre alla velocità delle notifiche.

**Forse non si tratta di combattere un ‘mostro’, ma di imparare a conviverci senza esserne dominati. La sfida è questa**: educare una generazione capace di abitare il digitale con intelligenza e misura. Perché la libertà – anche *online* – non nasce dal divieto, ma dalla consapevolezza di poter scegliere quando guardare e quando finalmente spegnere.

di *Stefano Faina e Silvio Napolitano*
