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Il router, una spia sconosciuta che merita la massima attenzione

Il router, se all’apparenza può sembrare solo una piccola scatola, è in realtà una porta di accesso o uscita dei dati dalle nostre mura domestiche. Capirne il funzionamento aiuta a proteggere la nostra sicurezza.

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Un dispositivo subirà un profondo cambiamento di ruolo nei prossimi mesi: il router. Tutti noi abbiamo dato finora poca importanza a quella piccola scatola che viene installata nelle nostre case allorquando accettiamo una connessione a Internet. Ma soprattutto pochi ne conoscono il ruolo e l’importanza.

Il router fino a oggi ha svolto una funzione prettamente tecnica, necessaria al cambio di protocollo tra la comunicazione della rete dell’operatore e la nostra casa. È la porta di accesso o di uscita dei dati dentro o fuori le nostre mura domestiche, e infatti apre e chiude delle ‘porte logiche’ in funzione delle nostre necessità. La sua funzionalità è fondamentale per la sicurezza e per questo è necessario parlarne, con il solo scopo di rendere consapevoli tutti che l’apporto della tecnologia è molto positivo, ma lo è di più se si conosce anche la pericolosità dello strumento che si sta utilizzando.

Tutti noi, uscendo da casa, facciamo attenzione a chiudere la porta a chiave e a usare tutti i sistemi di sicurezza necessari per difenderla. Ci dimentichiamo o ignoriamo che spesso lasciamo aperte delle ‘porte logiche’ nel router, attraverso le quali i ladri di dati possono entrare. Il router attuale svolge due funzioni fondamentali: convertire il protocollo per renderlo adatto all’uso casalingo anche tramite la creazione di rete wireless di tipo wifi; gestire delle ‘porte logiche’ per decidere se e come i dati possano entrare o uscire dalla nostra casa. Sembra una funzione poco importante e sconosciuta, ma necessita invece di attenzione.

Un esempio? Compriamo sempre di più device smart connessi a Internet: tv, lavatrici, frigo, videogiochi e soprattutto telecamere. Quando installiamo una di queste nella nostra casa, ci viene sempre chiesto di scaricare la relativa app per poter controllare i video ripresi. Va però compreso un principio importante ai fini della tutela della nostra privacy: il rischio di una sua violazione è basso finché i dati trasmessi dalla telecamera viaggiano solo dentro la nostra casa; non è più così quando questi escono dalla porta del router. Peccato che tutti noi vogliamo guardare quanto avviene a casa nostra proprio quando siamo fuori: d’altronde è proprio questo il motivo principale per cui l’abbiamo acquistata.

Abbiamo installato da soli la nostra telecamera, connessa al wifi di casa, attraverso l’uso della password o del pulsante Wps, e subito vogliamo provare attraverso l’app se funziona stando fuori casa. Al primo accesso è probabile che tutto funzioni, e che saremo in grado di osservare da remoto – tramite una password che ci lega al provider – quanto accade a casa nostra. In cambio stiamo però pagando a nostra insaputa un prezzo piuttosto alto: la app, gestita da un terzo, è entrata nella nostra casa per analizzare il contenuto video della telecamera.

Forse è meglio se a questo punto iniziamo a farci alcune domande. Come ha fatto la app a connettersi con la mia telecamera stando all’esterno? Chi ha fornito l’indirizzo logico (Ip) per connettersi? Chi ha fornito alla app la chiave di accesso per entrare in casa mia?
La risposta è nella telecamera, che oltre a fungere da cam, contiene un sofisticato software interno che analizza tutti i parametri di sicurezza in casa e li trasmette all’esterno verso il server del provider, che a quel punto li fornisce alla app, che è generica e che per funzionare ha avuto bisogno soltanto di leggere il Qcode stampato sulla telecamera acquistata. Azione che noi abbiamo compiuto con naturalezza, creando un legame logico tra la cam e il server del produttore, cedendo così a un terzo a noi sconosciuto il permesso di entrare in casa nostra e di restarci fino a quando la telecamera resterà installata. Una volta entrati, gli altri possono fare molto, rubando password di accesso, sostituendosi a noi nell’utilizzo della carta di credito o nei siti bancari.

Questi dati spesso finiscono in server fuori dei confini nazionali e in Paesi che sfuggono alle regole della privacy dell’autorità italiana. Siccome questo argomento è molto vasto e sta per subire importanti evoluzioni attraverso il Wifi 6, lo tratteremo ancora con attenzione.

 

 

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