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title: Influencer e content creator sfruttano la guerra per guadagnare
description: "Influencer e content creator sfruttano la guerra per guadagnare vendendo prodotti e dispositivi per \"prepararsi al conflitto\"."
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date: 2025-08-11
author: Massimo Balsamo
url: https://laragione.eu/life/tech/influencer-e-content-creator-sfruttano-la-guerra-per-guadagnare/
categories: [Tech]
tags: [guerra mondiale, social, social media]
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# Influencer e content creator sfruttano la guerra per guadagnare

![Influencer e content creator sfruttano la guerra per guadagnare](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/08/Influencer-e-content-creator-sfruttano-la-guerra-per-guadagnare-1024x639.jpg)

Influencer e content creator sfruttano la guerra vendendo prodotti e dispositivi per "prepararsi al conflitto". Una tendenza in voga negli Usa e in Gran Bretagna

L’allarmismo è tra le tecniche di vendita più consolidate. Sfruttando meccanismi psicologici legati alla paura, all’urgenza e al bisogno di protezione, è possibile convincere qualcuno ad acquistare un determinato bene. “Solo per oggi”, “Ultimissimi articoli in vendita”, “Ora o mai più”: le formule dello scarcity marketing sono sempre le stesse per spingere il consumatore ad acquistare prodotti. Oggetti che, in condizioni normali, non comprerebbe mai. Amplificando la natura del problema, è naturale il passaggio dalla soluzione razionale a quella emotiva. Se poi il problema è una possibile Terza guerra mondiale, gli affari sono d’oro.

**Non è un caso che sempre più influencer e content creator abbiano iniziato a vendere prodotti e dispositivi per “prepararsi al conflitto”**. Si tratta di una tendenza in voga negli Usa e in Gran Bretagna, ma che presto potrebbe sbarcare anche da noi. Su determinate piattaforme la scopiazzatura di contenuti è all’ordine del giorno.** «Ho paura della Terza guerra mondiale» **è la confessione della content creator **Tt.Findsz **ai suoi follower.

Ed ecco immediata la promozione di una power bank multiuso a energia solare. Un oggetto ‘di sopravvivenza’ indispensabile dotato di radio, lucine e vari optional disponibile per una manciata di sterline. Per dare ancora più forza al messaggio, pubblica il video di un notiziario che mostra i missili iraniani piovere su Tel Aviv. Come se non bastasse, spiega che suo padre è un veterano dell’esercito e il suo giudizio è perentorio: «L’oggetto più importante che devi avere nella tua borsa di sopravvivenza è un power bank». Segue il link per acquistarlo subito, senza perdere tempo.

Un’altra influencer attiva su TikTok – vi0letred, oltre 128 mila follower – ha pubblicato un video in cui indossa una maschera antigas chiedendo ai suoi seguaci: **«Se la Terza guerra mondiale iniziasse domani, sareste preparati?»**. E anche in questo caso ecco il link per comprare un respiratore con meno di 15 sterline: «Se volete proteggere voi stessi e la vostra famiglia, non aspettate». Ma gli esempi sono tantissimi. Basti pensare all’account Theshopguider. Il quale, paventando lo scoppio di un conflitto globale, ha iniziato a promuovere un utensile multifunzione capace di trasformarsi con un click in un accendino o in un cacciavite. **Non è un fenomeno da sottovalutare e non si tratta soltanto di una questione di algoritmi ‘magici’.**

I numeri non lasciano grandi margini di interpretazione: tramite la piattaforma TikTok Shop sono state vendute oltre 75mila power bank multiuso a energia solare. **Il social network incassa e i content creator traggono profitto a ogni vendita anche grazie all’ignoranza dei più giovani.** Secondo esperti come Evie Aspinall (direttrice del British Foreign Policy Group), le nuove generazioni non sono adeguatamente informate sulle crisi internazionali e vengono facilmente convinte della necessità di acquistare articoli ‘di sopravvivenza’.

**Una situazione preoccupante che dovrebbe spingere le autorità a «rompere la bolla algoritmica» secondo Melanie Garson**, professoressa di Sicurezza internazionale e Risoluzione dei conflitti presso la University College di Londra. Come spiegato al “Telegraph”, i social network stanno diventando il principale fornitore di notizie in tutto il mondo e la maggior parte dei giovani non è in grado di distinguere una fonte affidabile da un covo di fake news, lasciando campo aperto alla disinformazione.

**Anche alla luce di questo nuovo fenomeno, l’investimento sull’alfabetizzazione mediatica appare più urgente che mai.**

Di *Massimo Balsamo*
