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title: L’intelligenza artificiale non va demonizzata, semmai indirizzata e verificata
description: L’intelligenza artificiale è un mezzo, non è l’autore. E, come ogni mezzo, dipende solo ed esclusivamente da chi lo usa.
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date: 2025-07-16
author: Beppe Dammacco
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categories: [Tech]
tags: [editoria, Italia, tech]
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# L’intelligenza artificiale non va demonizzata, semmai indirizzata e verificata

![intelligenza artificiale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/07/intelligenza-artificiale-1024x639.jpg)

L’intelligenza artificiale è un mezzo, non è l’autore. E, come ogni mezzo, dipende solo ed esclusivamente da chi lo usa

Quando nel 2023 abbiamo sentito parlare per la prima volta di ChatGpt, ha iniziato a manifestarsi la preoccupazione per il futuro di molte professioni. Posti di lavoro a rischio, manodopera umana svalutata, figure come quelle di giornalisti e *copywriter* date per spacciate. La realtà dei fatti è però leggermente diversa.

I vantaggi che gli strumenti di intelligenza artificiale offrono sono evidenti: velocizzano il lavoro, sono efficienti nella ricerca e talvolta riescono a produrre testi sorprendentemente coerenti. Ma proprio qui si nasconde il problema: quando l’AI va a sostituire totalmente l’essere umano, soprattutto in un lavoro di testa come quello giornalistico o editoriale, il risultato è spesso imperfetto. Non solo perché contiene imprecisioni, inesattezze o formule ripetitive, ma perché manca di personalità, di sguardo, di quelle considerazioni che soltanto una mente umana può generare grazie all’esperienza della vita vera.

**Nel mondo dell’editoria c’è però chi ha ritenuto più produttivo dare interi progetti editoriali in pasto all’AI, con risultati a tratti discutibili.** Alcune realtà, rivolgendosi ad agenzie esterne che forniscono *copywriter*, accettano il compromesso di avere firme che fanno da prestanome ad articoli scritti parzialmente o interamente dall’intelligenza artificiale.

Fa notizia quanto successo a “Everyeye”, realtà consolidata nel panorama dell’informazione su videogiochi, cinema, serie tv e (più di recente) *automotive*: il licenziamento improvviso di Alessandro Bruni, firma storica del *magazine*, a cui si sono aggiunte le rivelazioni dell’ex collaboratore Francesco Fossetti, che nel 2022 aveva lasciato la direzione della sezione dedicata ai videogiochi cedendo il posto a Giuseppe Arace, il quale a sua volta aveva ceduto allo stesso Bruni il suo incarico di responsabile del canale Twitch. Analizzando il cms, cioè la piattaforma di gestione dei contenuti, **Fossetti ha scoperto l’integrazione di strumenti di AI generativa addestrati proprio sui testi delle redazioni e utilizzati per produrre *news* e articoli al posto degli autori in carne e ossa**, con l’unico obiettivo di velocizzare la produzione di notizie e massimizzare il numero di articoli sulle pagine del *magazine*. Non sono mancati gli strafalcioni, tra cui frasi tipiche dei messaggi di [ChatGpt](https://laragione.eu/uncategorized/come-funziona-realmente-chat-gpt-video-che-lo-dimostra/)non rimosse dai pezzi pubblicati: segnali evidenti di una redazione sempre più ibrida, dove l’umano è al servizio dell’algoritmo e in cui emerge purtroppo una noncuranza che non lascia ben sperare per il futuro, non solo della singola realtà ma in generale del giornalismo.

**Il problema non è l’intelligenza artificiale in sé**, che come ogni altro strumento può rivelarsi preziosa. Ma c’è una differenza sostanziale tra l’usare uno strumento – magari migliorando il prodotto finito – e il farsi sostituire da esso in maniera a dir poco svilente.** L’intelligenza artificiale è un mezzo, non è l’autore. E, come ogni mezzo, dipende solo ed esclusivamente da chi lo usa. **Per questo non serve demonizzarla, quanto piuttosto regolarne l’uso con trasparenza e responsabilità. Perché se il lettore non sa più chi è che scrive, se il giornalista si trasforma in un semplice correttore di bozze automatiche e se la credibilità dell’informazione si dissolve nell’anonimato algoritmico, allora a perdere non saranno soltanto i lavoratori del settore: sarà la fiducia pubblica. E, in fondo, anche la libertà di pensiero.

Di *Beppe Dammacco*
