Storicamente i videogame nascono negli Usa per essere poi adottati con entusiasmo e intraprendenza dal Giappone che conquista il settore dei coin-op e delle console all’inizio degli anni Ottanta. E l’Europa come se la cava tra questi due giganti che si contendono un mercato sempre più proficuo e appetibile? È grazie al boom degli home computer – come il Sinclair ZX Spectrum e il Commodore 64 – che il Vecchio Continente inizia a far sentire la sua voce: emergono infatti una pletora di software house di piccolo calibro, principalmente in Inghilterra (seguita da Francia e Germania), che sfornano una miriade di videogiochi casalinghi a ritmo sostenuto.
Spuntano i cosiddetti bedroom coder, studenti universitari o addirittura adolescenti che, padroneggiando i linguaggi di programmazione, realizzano da soli ogni componente del software: dalla grafica alla musica, dalle meccaniche di gioco alle interfacce. Oggi, a una quarantina d’anni di distanza da quel periodo pionieristico, la produzione globale di videogame vede in testa l’America seguita dal Giappone; mentre l’Europa – a parte rare eccezioni tipo le multinazionali come Ubisoft – è per lo più caratterizzata da produzioni indipendenti (quindi con budget contenuti) che riescono in alcuni casi a raggiungere livelli di eccellenza conquistando il pubblico mondiale.
Veloce, spettacolare, divertente: questi sono i tre aggettivi per descrivere al meglio l’entusiasmante esperienza vissuta con l’imperdibile “OlliOlli World”, gioco di corse e volteggi su skateboard – realizzato da un pluripremiato studio inglese – che a vedersi sembra un cartone animato. Dopo aver creato il nostro avatar utilizzando un fornitissimo editor con cui si potrà personalizzare ogni dettaglio (capigliatura, abbigliamento, tavola e così via), si verrà catapultati in un mondo bizzarro e variopinto da attraversare sfrecciando attraverso molteplici livelli dalle ambientazioni più disparate. L’immediatezza dei controlli permette di iniziare subito a dominare lo skate, imparando gradualmente numerose acrobazie che sarà possibile combinare in sequenze mozzafiato. Per i più esigenti non mancheranno prove secondarie, stage bonus e competizioni online.
Parafrasando un noto film con Bruce Lee, dalla Francia con furore arriva “Sifu”, che è per l’appunto un (meraviglioso) videogame di combattimenti a base di arti marziali. Nei panni del rampollo di un rinomato maestro di kung fu, ci si metterà alla ricerca degli assassini del padre in una storia di vendetta piuttosto classica. Ciò che invece risulta innovativo è il sistema di gioco che richiede parecchia tecnica e precisione: dove di solito in questo genere di titoli basta premere forsennatamente pulsanti a caso, in “Sifu” si verrà bastonati senza pietà se non si utilizzerà un approccio tattico e ragionato. Oltretutto ogni volta che esaurirà tutta la sua salute, il nostro alter ego tornerà a combattere più invecchiato di prima e ciò renderà i suoi colpi sempre più letali a discapito però della propria energia vitale.
Con un budget complessivo (tra sviluppo e campagne marketing) di circa 300 milioni di dollari e oltre 5mila persone coinvolte nella realizzazione del progetto (tra cui il celebre attore Keanu Reeves), “Cyberpunk 2077” – prodotto dai polacchi di Cd Project Red già responsabili della saga di “The Witcher” – può a pieno titolo definirsi il kolossal videoludico europeo per eccellenza. Al centro di infuocate polemiche per i bug presenti al momento della sua uscita sul mercato a fine 2020, è stato nel tempo continuamente migliorato e arricchito: giusto tre giorni fa è uscita la tanto attesa versione dedicata alle console next-gen (PS5 e Xbox Series X/S) che rende giustizia a questo magnifico mondo virtuale fantascientifico in cui sarà possibile vivere un’avventura unica e indimenticabile. Davvero un capolavoro da non lasciarsi sfuggire.
di Piermarco Rosa
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