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title: "&#8220;L’AI è un moltiplicatore di opportunità&#8221;, parla Zucca di Google"
description: "Google annuncia Gemini: il suo primo modello di intelligenza artificiale multimodale. Intervista a Simone Zucca"
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date: 2024-01-11
author: Raffaela Mercurio
url: https://laragione.eu/life/tech/lai-e-un-moltiplicatore-di-opportunita-parla-zucca-di-google/
categories: [Tech]
tags: [Evidenza, il personaggio, tech, tecnologia]
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# &#8220;L’AI è un moltiplicatore di opportunità&#8221;, parla Zucca di Google

![Google AI](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-5.jpg)

Google annuncia Gemini: il suo primo modello di intelligenza artificiale multimodale, capace di comprendere e operare su diversi tipi di dati. Ce lo spiega Zucca

**L’intelligenza artificiale (AI) è ormai una realtà, tanto complessa e articolata da richiedere uno sforzo [normativo europeo](https://laragione.eu/life/tech/in-europa-il-primo-regolamento-sullai/)** per provare a stabilire diritti e doveri di una tecnologia e delle sue applicazioni che di giorno in giorno aumentano il proprio potenziale. Per districarci nelle sue maglie strette, fra timori ed entusiasmi, **non c’è miglior interlocutore di Google**, il più grande colosso web al mondo che **ha appena annunciato Gemini**: **il suo primo modello di intelligenza artificiale multimodale, capace cioè di comprendere e operare su diversi tipi di dati**. Siano essi testuali o audiovisivi.

«**Google è un’azienda AI-first dal 2016 e investe da tempo sull’intelligenza artificiale**: l’AI è infatti alla base di molti dei prodotti che miliardi di persone usano ogni giorno, come Google Maps, Google Lens (che utilizziamo per effettuare ricerche per immagini) o Google Translate» **ci spiega Simone Zucca, Director Agency and Strategic Partnerships del colosso di Mountain View**. Uno studio lungo e laborioso che, stando alle previsioni dell’azienda di Palo Alto nella Silicon Valley, potrebbe davvero cambiarci la vita in meglio: «**Oggi l’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più trasformative su cui l’umanità sta lavorando** e possiamo dire di trovarci di fronte a una terza ondata di rivoluzione tecnologica, dopo l’avvento di Internet e quello dei dispositivi mobili» osserva Zucca.

**Come tutte le rivoluzioni, anche questa non è esente da dubbi e perplessità sulla sua accessibilità**, sul rispetto della privacy e anche sui cambiamenti (o totali stravolgimenti) nel mondo del lavoro e dell’intera economia mondiale. Su quest’ultimo punto in particolare l’approccio di Google propende comprensibilmente verso un generale ottimismo. Non c’è colosso tech che non stia investendo somme enormi sull’intelligenza artificiale: «Se prendiamo come esempio le imprese, **oggi l’AI rappresenta un moltiplicatore di opportunità grazie alla sua capacità di innovare i modelli di business lungo tutta la catena del valore**. E le imprese sono fatte di persone, non di algoritmi».

Nell’immaginario collettivo, l’AI è oggi una fonte inesauribile di risposte e contenuti innovativi a fronte di pochissime domande. Esempio fra tutti è [ChatGPT](https://laragione.eu/life/editoria/rudy-bandiera-i-social-dovrebbero-essere-a-pagamento/) ma, come ci spiega Simone Zucca, «**l’AI generativa non è l’unica tecnologia disponibile.** Ci sono altre applicazioni come l’analisi predittiva o il riconoscimento visivo e sonoro: diverse soluzioni che possono essere utili alle aziende e ai lavoratori, sempre in base ai propri obiettivi e alle attività svolte».

**Nonostante le premesse, è ancora altissimo lo scetticismo fra le aziende italiane.** Talvolta un ritardo può divenire strategico e Google ha individuato proprio in questo ritardo un’opportunità per sé e il mondo dell’impresa di casa nostra: «A volte si deve partire dalla base e allora, per aiutare le aziende italiane a orientarsi in questo nuovo contesto, abbiamo recentemente lanciato AI Smart Report. È uno strumento senza costi che consente di conoscere i potenziali benefici dell’AI per la propria realtà aziendale». Aver timore del futuro non serve a nulla, conoscere e attrezzarsi vale nell’era digitale come nel mondo analogico che fu.

Di *Raffaela Mercurio*

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