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Perché il metaverso di Zuckerberg fa paura?

Il patron Facebook pronto a cambiare di nuovo il mondo con il Metaverso, una dimensione parallela che ricorda molto il film Avatar. C’è chi teme che il mondo virtuale possa rubare troppi spazi alla vita vera. 

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Facebook sta invecchiando e Mark Zuckerberg lo sa bene. Sarà per questo che pochi giorni fa ha annunciato di voler creare uno spazio digitale che avvicini mondo reale e mondo virtuale. Il progetto ha già preso il nome di ‘Metaverso’ e verrà avviato prima in Europa e solo in un secondo momento negli Stati Uniti.

Un’iniziativa imprenditoriale che nei prossimi 5 anni genererà, solo in EU, qualcosa come 10.000 posti di lavoro e un investimento di oltre 10 miliardi di dollari. Il Metaverso, in buona sostanza, sarà quella dimensione in cui l’esperienza digitale sembrerà molto più reale grazie alle di realtà virtuale e di realtà aumentata, un mondo popolato dagli avatar di persone vere.
Infatti, la scelta del termine “Metaverso” trova il suo perché da Snow Crash, un romanzo fantascientifico degli anni ‘90 in cui l’autore Neal Stephenson chiamava proprio così lo spazio virtuale popolato dagli avatar delle persone reali.

Facebook, si cambia!

L’intenzione di cambiare nome alla società madre che oggi controlla oltre a Facebook anche Instagram e WhatsApp, racconta di un profondo desiderio da parte del Re Mida del web di orientarsi verso un nuovo concetto di realtà digitale, consapevole che prima o poi il social network più famoso al mondo sarà destinato all’estinzione, salvo rinnovamenti. Le nuove generazioni, infatti, preferiscono un altro tipo di comunicazione, più visual e snella, che ritrovano nella cinese Tik Tok o nello stesso Instagram.

Il Metaverso è l’altro mondo

È da tempo che il gruppo Facebook porta avanti progetti e strumenti per sfruttare la realtà virtuale come per esempio il visore Oculus che permette di interagire con spazi e oggetti non vicini all’utente in quel momento ma presenti solo nell’ “altro mondo”.

In un comunicato ufficiale il colosso di Menlo Park spiega gli obiettivi futuri: creare un insieme di spazi virtuali dove “puoi uscire con gli amici, lavorare, giocare, imparare, acquistare, creare e altro ancora”.

La società ci tiene a specificare che “Non si tratta necessariamente di passare più tempo online ma di provare a rendere più significativo il tempo non connessi a Internet”. Una dichiarazione quasi necessaria perché l’idea di avere dei propri avatar che interagiscano con altri in luoghi virtuali spaventa la maggior parte delle persone, timorose di vivere un quotidiano alla Black Mirror. 

Il difficile equilibrio tra la tecnologia e l’uomo

Perché però dovrebbe spaventarci tutto ciò? Di sicuro si potranno vivere esperienze ora inimmaginabili che, come tutte le cose misteriose, generano ansia e paura ma nessuno ci obbligherà mai a creare un avatar. Una volta creato, nessuno ci obbligherà ad utilizzarlo quotidianamente, tanto meno a diventarne schiavi.

Anche le videochiamate, appena uscite, suscitarono diverse critiche; oggi sono uno degli strumenti più utilizzati per restare in contatto con i propri cari lontani. 

La tecnologia è neutrale, siamo noi a decidere quanto potere darle.

Allora di cosa abbiamo più paura, del metaverso o di noi stessi?

di Giovanni Palmisano

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