Quando i boomer sbarcano su TikTok
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Anche i boomer, insieme agli adolescenti, fanno ormai parte di Tik Tok. Il problema è che l’ossessione per l’esserci a tutti i costi sta dando alla testa anche ai professionisti, creando così contenuti poco costruttivi.
Quando i boomer sbarcano su TikTok
Anche i boomer, insieme agli adolescenti, fanno ormai parte di Tik Tok. Il problema è che l’ossessione per l’esserci a tutti i costi sta dando alla testa anche ai professionisti, creando così contenuti poco costruttivi.
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Quando i boomer sbarcano su TikTok
Anche i boomer, insieme agli adolescenti, fanno ormai parte di Tik Tok. Il problema è che l’ossessione per l’esserci a tutti i costi sta dando alla testa anche ai professionisti, creando così contenuti poco costruttivi.
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AUTORE: Maruska Albertazzi
L’ho fatto. Dopo aver giurato che non ci avrei mai più messo piede, qualche giorno fa son tornata su TikTok per vedere un video che mi avevano segnalato e mi sono accorta con orrore che è molto cambiato.
Mentre fino a un anno fa, se ti affacciavi sul social cinese, trovavi solo ragazzini e ragazzine impegnati a cantare in playback e a fare balletti che ricordano tanto quelli delle Veline di un tempo, ora ci trovi un’umanità molto più varia ma tutt’altro che migliore.
Ma cosa è successo?
Per prima cosa, i boomer (termine con cui i quindicenni si riferiscono ai genitori, che abbiano 40 o 60 anni) hanno scoperto TikTok, decidendo di non poterne fare più a meno. In un rigurgito di giovanilismo esasperato, facendosi scudo con l’alibi dell’esserci per dialogare con i più giovani, la Rete si è riempita di casalinghe che inneggiano al digiuno intermittente sullo sfondo dei cartoni animati di Peppa Pig accesi per tenere buona la prole, di professionisti sanitari di mezza età che mostrano col ditino le scritte in sovraimpressione accennando una lambada, ma soprattutto di esaltati convinti di mimare come Marcel Marceau quando al massimo possono aspirare alla performance di Massimo Boldi con la motosega in “Natale a Miami”.
È così che mi sono imbattuta in @concipulizia (che ipnotizzandoci col movimento ossessivo del mocio su ogni superficie lavabile di casa raccoglie quasi un milione di follower) e in @luisassdd, che ci invita a digiunare facendo leva sulla nostra forza di volontà e ci insegna tutti i trucchetti per mentire a chi ci invita a fare l’unica cosa sana: mangiare.
Ed è così che ho scoperto quanto l’ossessione per la visibilità, per l’esserci a tutti i costi, possa dare alla testa anche a professionisti magari stimati che credono che ballare la salsa mentre parlano di colite ulcerosa potrà portargli qualcosa di buono: più pazienti, più fama ma soprattutto più giovinezza, quasi che l’essere adulti sia una malattia da cui occorra difendersi a tutti i costi.
Che poi, a pensarci bene, mica è così male essere adulti.
Significa prendersi le proprie responsabilità, acquisire saggezza, saper valutare le situazioni e dominarle meglio di come si faceva da ragazzi. Insomma, il problema come sempre non è il mezzo ma come lo si usa. Però in questo caso mi viene da dire che forse è anche il mezzo, che andava lasciato com’era nelle mani degli adolescenti, che di certo lo sanno usare meglio e producono meno danni. E se proprio volete farvi l’account su TikTok, fate come me: usatelo solo per sbirciare quello che vede vostro figlio e state attenti all’effetto ipnotico del mocio.
di Maruska Albertazzi
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- Tag: social media
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