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Stupro nel metaverso ma traumi reali

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Una violenza sessuale nel Metaverso è o non è reale? È ciò che si sta chiedendo la Polizia inglese dopo la denuncia di stupro ai danni di una minorenne

Stupro nel metaverso ma traumi reali

Una violenza sessuale nel Metaverso è o non è reale? È ciò che si sta chiedendo la Polizia inglese dopo la denuncia di stupro ai danni di una minorenne
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Stupro nel metaverso ma traumi reali

Una violenza sessuale nel Metaverso è o non è reale? È ciò che si sta chiedendo la Polizia inglese dopo la denuncia di stupro ai danni di una minorenne
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In Gran Bretagna la polizia ha aperto un’indagine dopo la denuncia di un presunto stupro ai danni di una sedicenne, avvenuta durante una sessione di gioco nel Metaverso. La minorenne ha raccontato di essere stata accerchiata e aggredita sessualmente da un gruppo di giocatori virtuali. Per la cronaca, gli avatar erano ‘maschi’ ma avrebbero potuto nascondere qualsiasi identità e genere. Un precedente c’è: nel 1993 tal Julian Dibbell aveva denunciato «uno stupro nel cyberspazio», sollevando un dibattito non privo di rilevanza giuridica e sociale. Sono in molti a chiedersi se un’aggressione virtuale possa essere considerata reale nelle sue conseguenze. Un funzionario della polizia britannica ha chiarito la posizione: «C’è un impatto emotivo e psicologico sulla vittima che è più duraturo di qualsiasi lesione fisica». Sorvolando sulla sensibilità di ciascuno e sulla mancanza di strumenti oggettivi, vale la pena porsi il quesito. Il Metaverso è stato progettato per farci vivere un’esperienza ‘realisticamente immaginaria’, con un grado di immersione tale da riuscire a far vacillare anche i più scettici sul confine fra sogno e realtà. Perché restare a guardare cosa succederà, facendo finta di non vedere il problema etico davanti ai nostri occhi (anche senza uso di visori)? Probabilmente le autorità britanniche non risolveranno il caso e non puniranno i colpevoli ma il segnale è chiaro: quello di una presa di posizione reale a cui aggrapparsi in un mondo di fantasie. di Raffaela Mercurio
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