---
title: "Un autografo dall&#8217;avatar"
description: Grazie allo scienziato Giovanni Battista Della Porta, artisti famosi resuscitano sul palco e i politici tengono comizi a distanza.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/06/Evidenza-sito-35-1.png
date: 2023-06-04
author: Edoardo Fleischner
url: https://laragione.eu/life/tech/un-autografo-dallavatar/
categories: [Tech]
tags: [Evidenza, spettacoli, tech, tecnologia]
---

# Un autografo dall&#8217;avatar

![Oleogrammi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/06/Evidenza-sito-35-1.png)

Grazie allo scienziato Giovanni Battista Della Porta, artisti famosi resuscitano sul palco e i politici, col proprio ologramma, tengono comizi a distanza

Michael Jackson, Maria Callas, Bruce Lee, Oliver Reed e tanti altri rinascono per incantarci grazie a** Giovanni Battista Della Porta**, scienziato poliedrico che che descrive nel suo “Magia Naturalis” (1584) la scoperta dell’effetto ottico dell’ologramma, diventato un  trucco teatrale per far apparire dei fantasmi sul palcoscenico, poi adottato dallo scienziato e inventore inglese John Henry Pepper (1821-1900). Per questo gli addetti ai lavori chiamano "Pepper's Ghost" l'ologramma attuatore dell'odierna digital resurrection. **L’artista risuscitato sul palco è creato con computer grafica avanzata (Cgi 3D),

con tanta ****intelligenza artificiale, con telecamere Hd (registrano in sincrono da più angolazioni) e con cattura dei movimenti da umani

in carne e ossa (motion ****capture). Oppure è un sosia truccato e perfezionato al computer****.** O ancora è una persona reale moltiplicata (“ologrammata”) su più palcoscenici, lontani dal luogo reale di esibizione (“telepresenza”). Le aziende capaci di offrire la resurrezione digitale o la presenza

multilocalizzata sono pochissime e fra queste primeggia l’italiana Studio Tangram-Musion (da anni anche a Londra, Usa e Cina) che, per esempio,

ha consentito al candidato alla premiership** Narendra**** Modi **di fare **comizi**** col proprio ologramma, duplicato ****in contemporanea su 100 palchi  sparsi ****per il subcontinente indiano (2014)**.

Nel **2016 **il presidente turco Recep Tayyip** Erdoğan ha utilizzato un ologramma per tenere un discorso a Izmir mentre si ****trovava a Istanbul**. 

Per ora i duplicati-ologrammi più richiesti sono quelli delle celebrità dell’entertainment, a cui si vuol dare un dopo-vita che continui sui schermi e palcoscenici.  Sono decine: da **Audrey Hepburn** (resuscitata per una pubblicità) a** Elvis Presley** (in duetto virtuale **con**** Celine Dion** –Prince ha detto che esibirsi con un artista del passato è «la cosa più demoniaca che si possa immaginare»); da Peter Cushing (tornato in vita per il film

“Star Wars: Rogue One”) agli Abba (che ritornano con un concerto virtuale dove sono avatar più giovani di sé stessi). Rivive anche Giacomo Puccini, 

con Andrea Bocelli e sua moglie Veronica sul palco del Teatro Verdi di Pisa (2018).  Poi ci sono gli artisti colti da decesso inaspettato o accidentale

e in giovane età: Tupac Shakur (avatar al Coachella Festival), Amy Winehouse, Aaliyah, Whitney Houston (in ologramma per un tour mondiale),

Anthony Bourdain e James Dean (morto 24enne e duplicato per il film “Alla ricerca di Jack”, mai arrivato nei cinema). **Dunque star dello showbiz, campioni dello sport, artisti e politici risalgono dall’aldilà sulla ribalta, spinti dalla mai soddisfatta fame di celebrità (pur postuma), dalla sete di consensi, applausi e di rinnovati corposi incassi, ****eredi condividendo e spartendo.**** **

E soprattutto, cari estinti permettendo, titolari per l’eternità del proprio “diritto di non vivere” e di respingere sceneggiature non condivise e neppure

contrattualizzate. Nel frattempo chi sta in platea si spaesa davanti a duplicati olografici di divi scomparsi, strattonato via dalle proprie esclusive

insostituibili memorie dei loro volti, voci e movenze, magari stringendo in mano un ormai sbiadito ma prezioso autografo e immaginando con orrore gli avatar digitali di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman in una serie tv di 10 stagioni intitolata “Casablanca” (e se non fosse così male?).

Di* Edoardo Fleischner*
