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Mercato editoriale italiano: la pandemia “congela” la crisi

Il mercato editoriale italiano continua a correre, anche grazie agli aiuti di Governo. La carta stampata resta la prima scelta d’informazione e approfondimento

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L’industria editoriale resta una delle prime industrie culturali del nostro Paese: a confermarlo è l’AIE, l’Associazione Italiana Editori che ha pubblicato un’indagine condotta su dati NielsenIQ sui primi sei mesi del 2021.

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha sottolineato non solo l’impegno di tutti i soggetti della filiera che hanno continuato ad investire ed innovare anche nei mesi più duri della pandemia così come l’impegno del Governo a sostegno del settore, sin da primi mesi della pandemia.

Boom dei libri nell’anno della pandemia

Il mercato dei libri cresce del +44% rispetto al 2020, anno che aveva concesso maggiore tempo da dedicare allo svago e all’intrattenimento. Il dato più significativo è però quello del +31% rispetto al 2019: al netto della pandemia, si sono vendute 11 milioni di copie di libri in più. I comportamenti d’acquisto evolvono, con una preferenza verso i canali online- nonostante le librerie abbiano recuperato il terreno perso, per ovvie ragioni, nel 2020.

Il genere in cui si registra un picco maggiore, accanto alla narrativa, è proprio la saggistica specializzata e il dato apre ad una serie di riflessioni di natura sì editoriale ma soprattutto sociale. C’è una buona fetta della popolazione che si rivolge ancora al libro chiedendogli degli strumenti per rispondere alle incertezze e alle incognite del mondo e la saggistica e l’editoria tradizionale sono la risposta a questa domanda – oltre che il motivo del loro successo in termini di fatturato.

Nonostante dati più che confortanti, l’anello debole del comparto resta la lettura: tra i cinque maggiori mercati editoriali europei, l’Italia è il Paese con il più basso indice di lettura di libri tra la popolazione adulta, seguita solo dalla Grecia. Una situazione che, stando ai dati, migliora gradualmente nel tempo ma non ancora abbastanza mostrando ancora profonde spaccature fra Nord e Sud, fra grandi centri urbani e piccole realtà locali.

E la stampa cartacea?

Stando ai dati pubblicati da ADS, Accertamenti Diffusione Stampa, la stampa cartacea non segue il boom dei libri: nel primo semestre del 2021 si registra un calo del -14,5% rispetto allo stesso intervallo di tempo del 2020. Una situazione già nota da tempo accentuata negli ultimi anni dalla perdita di investimenti pubblicitari nel settore cartaceo slittati nel digitale o nel settore audio e podcast, le vere punte di diamante. La stampa cartacea sta attuando una profonda ristrutturazione che non prevede la perdita della sua struttura originaria ma una strategia d’ibridazione, l’utilizzo di nuove forme di linguaggio e di formati. In poche parole, sfruttare le nuove opportunità per resistere.

Il potere comunicativo della carta

Aldilà di numeri e previsioni, quel che è chiaro è che il potere comunicativo della carta stampata resta indiscutibile nonostante numeri e previsioni ormai da tempo scoraggianti. Le ragioni sono molteplici: leggere su carta è un’esperienza tattile irrinunciabile, fissa i concetti e mantiene l’attenzione sull’argomento.

Il filosofo Friedrich Hegel definì la lettura del giornale “la preghiera del mattino dell’uomo moderno che ci permette di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico”.
La scelta de La Ragione di uscire anche in edicola, in formato cartaceo, nasce da tutto questo: dalla “lucida follia” di chi resta convinto  dell’immortalità della carta.
I progetti di ampio respiro e di crescita socioculturale sono necessari per difendere la libertà di pensiero e la libertà di parola.

 

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