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title: Brutte storie e le Forze armate di cui abbiamo bisogno
description: "Occorre una duplice riflessione e non riguarda tanto l'ufficiale Giampaolo Cati ma il nostro Esercito e le Forze armate."
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date: 2024-01-26
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/accademia-di-modena-e-la-vicenda-dellufficiale-matto/
categories: [Cronaca]
tags: [guerra, Italia, UE]
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# Brutte storie e le Forze armate di cui abbiamo bisogno

![Giampaolo Cati](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-32-34.png)

10438

2024-01-18 14:09:25

2024-01-18 13:09:25

La pace si conserva anche grazie alla predisposizione della forza militare e oggi su quel che serve per mantenerla c'è pericolosa confusione

Il tema non è bello, ma fuggirne lo peggiora. Pone inaggirabili problemi politici, che una parte dovrebbe far valere sull’altra, mentre si ha l’impressione che se li risparmino a vicenda. Vivere in pace non è una condizione naturale ma una conquista, un delicato prevalere della ragione sulla forza, degli interessi commerciali sulle allucinazioni nazionalistiche, ideologiche o mistiche. La pace si conserva mettendo la deterrenza al posto della guerra, predisponendo la forza militare, regolandone l’uso e contando in questo modo di farla valere senza doverla dispiegare. Ed è su quel che serve a conservare la pace che c’è pericolosa confusione.

Le guerre sono tutte brutte, ma non tutte uguali. Si dice che dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo avuto la più lunga stagione di pace, ma vale solo per noi: in realtà non c’è stato un solo giorno senza guerre. Ma anche dove riguardavano nostri interessi, non attentavano alla nostra sicurezza. Lo scenario è cambiato, purtroppo. La criminale offensiva scatenata da Putin in Ucraina non è una qualsiasi guerra, ma una scelta che ha nel mirino l’ordine seguito all’ultimo conflitto mondiale. Lì si è aperto un inferno le cui disastrose conseguenze si liberano anche a fronte del fallimento dell’attacco russo e della trasformazione dell’invasore in difensore delle poche terre che è riuscito a invadere. È l’inferno ucraino ad avere portato l’Iran nella posizione di fornitore essenziale di armi ai russi (assieme alla Corea del Nord) e, quindi, ad avere suggerito l’opportunità di usare Hamas per il colpo di maglio a Israele, giustamente considerato un bastione occidentale in Medio Oriente. Lo stesso Iran che ha finanziato e armato gli Houthi yemeniti, capaci di mettere a repentaglio la sicurezza dei trasporti nel Mar Rosso, quindi arrecando un danno immediato alla prosperità e produttività delle nostre libere economie. Non si tratta di focolai separati, ma di fronti collegati. E destinati ad allargarsi, come dimostra l’attacco iraniano in Pakistan. Tutto questo porta a un aumento delle spese militari. Sia per alimentare la resistenza del fronte ucraino – la cui caduta non riguarderebbe solo gli ucraini, ma noi direttamente, con una drammatica perdita di sovranità e sicurezza in casa nostra – sia per evitare quel che il nostro ministro della Difesa va ripetendo, ovvero che appaia vuoto l’arsenale.

L’aumento della spesa militare non è soltanto una questione economica – tanto più che siamo anche produttori di sistemi difensivi – ma eminentemente politica. E qui si viene all’incredibile vuoto nella nostra discussione pubblica. Ci sta eccome che la maggioranza di destra non conceda tregua alla sinistra, sulla spesa militare e sulla fornitura di aiuti all’Ucraina. Ci sta perché la sinistra ha avuto il Ministero della Difesa fino a ieri mattina, perché ha condiviso la scelta di stare al fianco degli ucraini e perché sono stati molti i suoi governi che hanno sottoscritto l’assicurazione – data in sede Nato – di portare al 2% la spesa militare. Chiedere conto dei cambiamenti è mettere in evidenza l’incoerenza e, quindi, l’inaffidabilità. Ci sta che la sinistra ponga alla destra il tema dell’integrazione europea, perché quello è il solo razionale livello di difesa della sovranità (monetaria e difensiva), quello il solo ambito in cui la spesa può contare su economie di scala (e su un più vasto mercato), quella la sola alternativa a tornare alla divisione dell’Europa in aree di influenza, con minore sovranità. Chiedere conto delle castronerie dette in passato (e di talune ripetute) è mettere in evidenza l’incoerenza, quindi l’inaffidabilità. È pur interessante discutere delle candidature alle europee, purché solo fino a un certo punto e sebbene riguardi solo ed esclusivamente i partitanti. Mentre fissare la propria posizione sul fronte della sicurezza, segnalando la sfrontatezza di certe giravolte, sarebbe essenziale. Ma, all’evidenza, meno attraente, dovendosi riconoscere che serve più spesa e maggiore integrazione Ue.

Di Davide Giacalone

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Sfrontati sul fronte delle guerre

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2024-01-18 18:54:36

2024-01-18 17:54:36

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10438

2024-01-20 10:42:43

2024-01-20 09:42:43

I diversi scenari dei conflitti in corso raccontano che la spesa militare per la difesa del nostro Paese crescerà. Un quesito importante in vista delle elezioni europee

Preparare le elezioni europee discutendo chi si candida e chi no, tra alleanze e sondaggi, interessa ad una relativa minoranza di persone. Eppure in vista della scadenza di queste elezioni vi sono questioni che hanno un rilievo generale e che richiederebbero  - da parte di chi fa politica - un linguaggio specifico. La spesa pro capita italiana degli aiuti all'Ucraina per resistere all'aggressione criminale di Putin è di 12 euro. Una miseria.

Accanto al teatro ucraino - che continueremo a sostenere come Nato e Paesi occidentali - c'è la questione di Gaza e la partenza della missione Europea, a cui l'Italia partecipa, per la difesa dei commerci internazionali dal terrorismo Houthi. Tutto questo ci racconta che la spesa militare per la difesa crescerà, il partito di destra ponga dunque il quesito di questo tema alla sinistra.

Di Davide Giacalone

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Spesa militare e difesa italiana, cosa ne sarà?

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2024-01-20 13:50:20

2024-01-20 12:50:20

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9926

2024-01-13 08:03:16

2024-01-13 07:03:16

Le difficoltà di parlare in modo maturo e consapevole dei temi legati alla Difesa in Italia si sono riproposte con l'attacco ai terroristi Houthi

Scrivevamo qualche giorno fa della difficoltà di parlare in modo maturo e consapevole dei temi legati alla Difesa in Italia. Apparentemente un ostacolo insormontabile, in realtà legata solo a scarsa volontà e una buona dose di provincialismo.

Il bombardamento statunitense e britannico contro le basi dei terroristi Houthi nello Yemen ha riaperto il dibattito. È stato più che sufficiente un lancio d’agenzia della Reuters (non esattamente l’ultima arrivata), che avrebbe raccolto le dichiarazioni di una fonte rigorosamente anonima del nostro governo. Secondo questa ultima, l’Italia si sarebbe rifiutata di prendere parte all’operazione militare contro i terroristi che rischiano di soffocare una delle rotte commerciali marittime più importanti al mondo.

Classica notizia-non notizia, perfetta per rinfocolare grandi polemiche abbastanza fini a se stesse. Come è stato costretto a ricordare il nostro ministro degli Esteri Tajani, l’Italia - anche se l’avesse voluto - non avrebbe potuto partecipare a un’azione militare offensiva senza un voto del Parlamento. Quindi, ha poco senso parlare di “rifiuto“, quando molto più realisticamente il governo di Roma non avrebbe potuto acconsentire a una missione di questo tipo senza renderla all’istante nota al mondo intero attraverso la richiesta di un voto alle Camere.

Così ci ritroviamo con le solite polemiche e la nota di ieri sera in cui si esprime appoggio politico ai bombardamenti angloamericani. Il nostro Paese, lo ricordiamo, partecipa alla missione nel Golfo Persico e nel Mar Rosso a protezione delle navi mercantili, con una fregata e presto con una seconda unità, inviate a protezione delle rotte commerciali dirette al Canale di Suez.

Politicamente non ci possono essere dubbi sul posizionamento dell’Italia in questa brutta storia di terrorismo eterodiretto dall’Iran, che da un punto di vista economico può avere ricadute estremamente pesanti per le nostre aziende e l’intero comparto produttivo italiano.

Non abbiamo lanciato missili e, come spiegato poco sopra, non avremmo potuto mai farlo in un’azione a sorpresa. Resta il problema di fondo: ogni qualvolta anche solo si ipotizzi l’uso della forza militare per difendere direttamente o indirettamente i nostri interessi vitali, si finisce per affogare nei distinguo, nelle ipocrisie, nel buonismo e pacifismo di facciata. Poi le fabbriche non ricevono componenti, ma contro gli Houthi potremmo mandare le canoe…

di Fulvio Giuliani 

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L’Italia, gli Houthi, la Difesa e l’ipocrisia

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2024-01-13 08:03:16

2024-01-13 07:03:16

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