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title: "Accoltellato a Milano, Davide scrive ai suoi aggressori: &#8220;Non odio chi mi ha fatto questo&#8221;"
description: La lunga lettera aperta che il 22enne picchiato per una banconota da 50 euro in pieno centro a Milano alcuni mesi fa ha deciso di scrivere
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date: 2026-05-13
author: Annalisa Grandi
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categories: [Cronaca]
tags: [cronaca]
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# Accoltellato a Milano, Davide scrive ai suoi aggressori: &#8220;Non odio chi mi ha fatto questo&#8221;

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La lunga lettera aperta che il 22enne selvaggiamente picchiato per una banconota da 50 euro in pieno centro a Milano alcuni mesi fa ha deciso di scrivere

**“Mi chiamo Davide Simone Cavallo, ho 22 anni e sono il ragazzo che è stato rapinato, aggredito e accoltellato la notte del 12 ottobre vicino a Corso Como**”. Inizia così la lunga lettera aperta che il 22enne selvaggiamente **picchiato per una banconota da 50 euro in pieno centro a Milano alcuni mesi fa ha deciso di scrivere.** Una lettera aperta, le sue prime parole, per raccontare quello che gli è successo, una vicenda terribile di cui tutti avevano parlato, una aggressione brutale testimoniata anche da un video.** Davide, studente della Bocconi, ha rischiato di morire, “"A volte ancora la sento, la coltellata - scrive - all’inizio i dolori erano troppi e non si distinguevano. Dopo giorni, quando si sono sedimentati, è rimasta quella sensazione, un dolore puntato, una forte fitta ripetitiva dietro il fianco sinistro, quando penso a quel ragazzo picchiato per terra.** E, ogni volta, piango, come un bambino. Io non lo ricordo, ma il mio corpo sì”. Davide per quella aggressione ha perso l’uso delle gambe.** “Ho avuto la fortuna di non finire praticamente mai in ospedale, mai ossa rotte o salute difficile, un corpo perfettamente funzionante, bello e affidabile**. La mia agilità e riflessi sono invidiabili. Continuo a dire “sono” e non “erano” perché non riesco ad accettare che siano perse dopo quello che mi è successo” prosegue. **Parla poi dell’ospedale, dei macchinari, “le gambe - scrive ricordando quei momenti e le frasi dette ai medici** **- Non mi sento le gambe. Perché non mi sento le gambe? “Perché non mi sento le gambe?”** All’inizio dissero che erano atrofizzate, che sarebbe passato subito, che dovevo provare a muoverle: **la destra un po’ rispondeva, la sinistra no. Ma le ore passavano, i giorni, e nulla cambiava. A volte ancora me lo chiedo. Perché? Che è successo? Le vedo qui ma se provo a muoverle… a sentirle…”. **

“**La mia mattina e la mia sera sono state queste cose, giorno dopo giorno, su un letto di ospedale, aspettando** - spiega ricordando le settimane di ricovero, per poi parlare dei ragazzi che lo hanno aggredito e che gli hanno tolto la libertà di muoversi - **Le cose vanno così a causa di 5 ragazzini arrabbiati col mondo. Non mi nasconderò dietro un dito.** Quando ho saputo della loro età, a parte l’incredulità, mi si è fatto pesante il cuore: mi dispiace per ogni giorno che passano in galera, mi dispiace davvero. **Sono troppo giovani per non vivere il mondo. E nonostante questo, lo ero anch’io. Persino adesso, possono usare le proprie gambe, sentirle attaccate al corpo, fare sport. Non è scontato**. Ormai lo so. La cosa più dura di tutte è forse che in tutto ciò, io, per come sono fatto, quella sera, avrei teso loro la mano”. E qui, la parte più toccante: **"Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce. L’odio non è logico, e manco io. A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto. Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare.** E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio”.

Parole di perdono, nonostante tutto, parole, nonostante tutto, di gratitudine **“Ringrazio più di tutti il cielo, la mia famiglia e i miei amici. Ma poi i dottori che mi hanno salvato la vita, i fisioterapisti, i terapisti occupazionali, gli infermieri, gli operatori sociosanitari, i miei compagni di reparto, gli autisti di ambulanze”** e ancora un lungo elenco  di persone, e poi conclude “Forse non mi sono mai sentito tanto vivo e nuovo quanto dopo aver visto la morte in faccia. Sono grato di ogni istante, perché ho capito una cosa: per quanto difficile sia la vita, non mi fa paura**. Non esiste motivo di temerla. Ho paura della mia morte, non della mia vita. L’unica realtà davvero in grado di offrire salvezza. Mi chiamo Davide Simone Cavallo, 6 mesi fa sono stato accoltellato e ho quasi perso me stesso e l’uso delle gambe**. Sono un ragazzo come altri, solo più fortunato, forse, e un po’ ferito. Non mi sono mai arreso e oggi sono qui”.

di *Annalisa Grandi*
