---
title: "Adunata alpini: i social non siano sostituti della Procura"
description: "All'adunata degli Alpini se molestie ci sono state, i responsabili paghino. Ma i post Facebook non siano surrogato di una denuncia."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/05/Evidenza-sito-9.png
date: 2022-05-11
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/adunata-alpini-i-social-non-siano-sostituti-della-procura/
categories: [Cronaca]
tags: [cronaca, Evidenza, social media]
---

# Adunata alpini: i social non siano sostituti della Procura

![adunata alpini](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/05/Evidenza-sito-9.png)

Su quanto accaduto all'adunata degli Alpini è bene indaghi la Procura e se molestie ci sono state, i responsabili paghino. Tuttavia, non si possono utilizzare post Facebook come surrogato di una denuncia.

**Se le molestie ci sono state, i responsabili devono essere puniti.** Non si possono però trasformare i *social* in un surrogato dei tribunali. **Non si possono utilizzare dei *post* di Facebook come surrogato di una denuncia**. Eppure è quello che sempre più spesso avviene.

È accaduto anche [per la vicenda dell’adunata degli Alpini a Rimini.](https://laragione.eu/adnkronos/news/alpini-rotta-pd-nessuna-tolleranza-individuare-i-colpevoli/) Sulla pagina Facebook di “Non una di meno” **sono fioccati i racconti di ben 150 donne che hanno scritto di essere state in qualche modo infastidite, molestate e palpeggiate durante quel ritrovo**. È molto plausibile, ed è inutile negarlo, che in un evento come quello i partecipanti abbiano bevuto e parecchio. Rimane però il fatto che nessuna di quelle 150 persone che sui *social* hanno descritto le molestie **abbia sporto regolare denuncia**. Bene ha fatto comunque l’associazione organizzatrice dell’adunata a prendere le distanze da qualsiasi molestia possa essere stata messa in atto. **Il ministro della Difesa Guerini** ha parlato di «**comportamenti gravissimi**» ma ha pur sottolineato che devono essere accertati.

**Il problema è che ormai i *social network* vengono utilizzati in modo improprio, come se scrivere un *post* sia come recarsi in un Commissariato**. Non è così, anche se questo deve far riflettere sul fatto che evidentemente non vi è ancora il salto culturale per cui denunciare, nei casi di molestie, diventa la prima cosa da fare. Lo dimostra anche la vicenda del cantante** Leo Gassman**, figlio di Alessandro, intervenuto per aiutare una giovane americana aggredita sessualmente a Roma. **Lui ha chiamato polizia e ambulanza**, ma lei – oltre a ringraziarlo in Rete – **una denuncia formale ancora non l’ha presentata**, anche se va detto che in questo caso l’intervento delle forze dell’ordine è sufficiente a far partire le indagini.

I** *social network* non possono trasformarsi in tribunali sommari** e le vittime tra l’altro rischiano di finire preda di commenti sgradevoli. Eppure deve far ragionare il fatto che sempre più spesso questo strumento viene utilizzato per raccontare, filmare, accusare. **Al fondo c’è una fiducia ancora scarsa negli strumenti a contrasto della violenza di genere**, per cui si preferisce l’accusa pubblica all’affidarsi agli organi preposti. **L’abbiamo visto anche nel caso delle violenze, quelle sì accertate, di Capodanno a Milano**. I video sono stati postati sui *social *prima ancora che si procedesse con le indagini. In quel caso, sono risultati utili. Altre volte alimentano solo un voyeurismo senza scopo. **I *social network* restano uno strumento importante, bisognerebbe però aver chiaro in mente che esistono dei limiti entro i quali usarli**.

di *Annalisa Grandi*
