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Anguillara, il peso dell’orrore: suicidi i genitori dell’uomo in carcere

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È una storia persino difficile da raccontare, quella di Anguillara Sabazia: prima la morte di Federica Torzullo, poi l’arresto del marito Claudio. E ora la vicenda dei genitori di lui che si sono tolti la vita

Anguillara

Anguillara, il peso dell’orrore: suicidi i genitori dell’uomo in carcere

È una storia persino difficile da raccontare, quella di Anguillara Sabazia: prima la morte di Federica Torzullo, poi l’arresto del marito Claudio. E ora la vicenda dei genitori di lui che si sono tolti la vita

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Anguillara, il peso dell’orrore: suicidi i genitori dell’uomo in carcere

È una storia persino difficile da raccontare, quella di Anguillara Sabazia: prima la morte di Federica Torzullo, poi l’arresto del marito Claudio. E ora la vicenda dei genitori di lui che si sono tolti la vita

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Una famiglia distrutta. Un figlio che uccide la moglie. Un bambino che perde un genitore nel modo più orribile e, di fatto, anche l’altro: il padre, destinato a restare in carcere a lungo. E poi la tragedia nella tragedia: i genitori di lui che decidono di non farcela, di voler morire anche loro.
È una storia persino difficile da raccontare, quella di Anguillara Sabazia: prima la morte di Federica Torzullo, poi l’arresto del marito Claudio. E ora la vicenda dei genitori di lui che, dalla casa del figlio minore – al quale hanno lasciato una lettera di addio – sono tornati in auto proprio ad Anguillara Sabazia per togliersi la vita.

Lei era un’ex poliziotta ed ex assessore alla Sicurezza; lui il titolare di una ditta di scavi. Hanno scelto di morire dopo l’arresto del loro figlio. Di morire insieme: si sono impiccati a una trave in giardino.
Hanno lasciato un biglietto, nel tentativo di spiegare di non riuscire a sopportare quella che definivano una “gogna mediatica”; pesavano anche i sospetti che, a un certo punto, sembravano aver coinvolto pure il padre e l’ipotesi (senza conferme) che potesse in qualche modo aver aiutato il figlio a disfarsi del corpo della nuora.

In paese la famiglia è molto conosciuta, anche per il ruolo istituzionale di lei. E a quella coppia deve essere sembrato impossibile superare l’atrocità commessa dal figlio, ora sorvegliato a vista nel carcere di Civitavecchia per il timore che possa togliersi la vita. Colpisce, in una vicenda già abbastanza agghiacciante, anche solo immaginare quel viaggio in auto: un’ora, più o meno, con un unico scopo, tornare a morire nella propria casa. Insieme. Per il dolore, per la vergogna, chissà. Ma insieme, come se insieme si sentissero in qualche modo responsabili dell’orrore commesso dal figlio.

di Annalisa Grandi

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