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Calabria, ragazza denuncia le violenze subite dai rampolli della ‘Ndrangheta e viene frustata dai familiari

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Frustata, con la bocca tappata. Invitata a “buttarsi dalla finestra”. Costretta a subire vessazioni e maltrattamenti da coloro che avrebbero per primi dovuto starle accanto. Accade in Calabria

Calabria, ragazza denuncia le violenze subite dai rampolli della ‘Ndrangheta e viene frustata dai familiari

Frustata, con la bocca tappata. Invitata a “buttarsi dalla finestra”. Costretta a subire vessazioni e maltrattamenti da coloro che avrebbero per primi dovuto starle accanto. Accade in Calabria

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Calabria, ragazza denuncia le violenze subite dai rampolli della ‘Ndrangheta e viene frustata dai familiari

Frustata, con la bocca tappata. Invitata a “buttarsi dalla finestra”. Costretta a subire vessazioni e maltrattamenti da coloro che avrebbero per primi dovuto starle accanto. Accade in Calabria

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Frustata, con la bocca tappata. Invitata a “buttarsi dalla finestra”. Costretta a subire vessazioni e maltrattamenti da coloro che avrebbero per primi dovuto starle accanto. È un retroscena da film dell’orrore quello che è emerso sulla vicenda – già di per sé agghiacciante – delle due ragazze calabresi violentate da un gruppo di coetanei tra cui alcuni rampolli di famiglie legate alla ‘Ndrangheta.

Una di queste due ragazze ha subito, oltre alle violenze, maltrattamenti dalla nonna e dallo zio. Volevano convincerla a ritirare la denuncia. Volevano stesse zitta. Per loro, più che la violenza subita dalla ragazza, all’epoca minorenne, contava che dalla sua bocca non uscisse il nome, di quei ragazzi. Il nome di quelle famiglie. Meglio l’omertà, in questo spicchio di Calabria, che la giustizia.

La nonna 78enne della ragazza è stata arrestata, per lo zio disposto il divieto di avvicinamento. Ma d’altronde anche i fratelli e le sorelle della giovane l’avevano invitata a “buttarsi dalla finestra”. Solo la madre, le era rimasta accanto.

Sembra impossibile, eppure succede ancora. In Italia. Succede che una vittima di stupro diventi vittima un’altra volta, per mano di chi dovrebbe proteggerla.

Una storia che fa rabbrividire e vergognare. Ma che racconta il clima che ancora si respira in alcuni paesi. In alcune realtà dove anche solo pronunciare certi nomi, è proibito. Dove raccontare, è una vergogna. Non violentare. Non commettere reati. Ma parlare.

Calabria. Il caso dell’amica di Seminara

La polizia all’epoca era riuscita a scoprire la storia grazie ad alcune intercettazioni telefoniche dedicate ad altri fatti. Ma che avevano incrociato frasi riferite agli stupri di queste due ragazze. La prima vittima – di Seminara – era stata contattata e aveva poi denunciato quanto accaduto. Poi è arrivata la denuncia anche della seconda giovane.

di Annalisa Grandi

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