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title: Linguaggi
description: La spedizione punitiva parla di una realtà che va ben oltre i confini di una faida scolastica, in un Comune della Campania
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date: 2024-11-19
author: Davide Giacalone
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categories: [Cronaca]
tags: [Italia]
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# Linguaggi

![Campania](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/11/Evidenza-sito-1748-1024x638.jpg)

La spedizione punitiva parla di una realtà che va ben oltre i confini di una faida scolastica, in un Comune della Campania

**La spedizione punitiva parla di una realtà che va ben oltre i confini di una faida scolastica, in un Comune della Campania.** Genitori e nonni che si muovono compatti per andare a pestare una docente, coadiuvata dal padre che ne rimane ferito, è una scena che prescinde da eventuali torti e ragioni. I Carabinieri, che ora stazionano fuori da quella scuola, sono un presidio basato su un fallimento. **Il tema non è quello dei reati commessi in quel contesto, ma il linguaggio che lo caratterizza**. Che è poi il linguaggio di tanta, troppa parte della nostra vita pubblica.

**Un genitore che teme che il figlio corra dei rischi sporge una denuncia.** I genitori che si coalizzano e muovono all’assalto di una scuola e di un docente **incarnano la demolizione del principio di autorità e offrono ai propri figli un esempio distruttivo e moltiplicatore d’inciviltà**. Eppure credono di agire per il meglio, si mobilitano perché non ritengono esista altro modo di procedere.** Non li muove la difesa dei figli, che è soltanto la motivazione di facciata, bensì la difesa dell’idea che hanno di sé stessi**. Non possono accettare di non intervenire in quel modo, **perché sarebbe come ammettersi inesistenti. **Quell’assalto non è una mera violazione del codice penale,** ma l’erezione di un codice antropologico.** Non basterà punirli,** perché nel fatto stesso che ci si provi vedranno la conferma della loro ragione: o provvedo io direttamente o è da fessi credere che una qualche autorità avvicini l’affermarsi di giustizia e regolarità. **Sono pericolosi non per quel che hanno fatto, ma per avere dimostrato che quello è il codice comunicativo ritenuto legittimo. Se non doveroso.

La grande parte di noi tutti non lo farebbe mai,** ma quello è lo spettacolo pubblico in voga**. Se il governante rigetta la legittimità dell’azione giudiziaria, affermando d’essere perseguito perché ha difeso l’Italia (e di aver difeso i figli sono certi quei maneschi congiunti), **e se il magistrato rigetta la legittimità istituzionale, affermando che il governante è un soggetto pericoloso, bé, non sarò io il fesso che vista una minaccia avvicinarsi a mio figlio crederò che ci sia un’autorità cui rivolgersi**. Ciò conduce alle porte dell’inferno.

**Si dovrebbe chiedere maturità e senso di responsabilità ai manipoli familiari, ma scarseggiano sulla scena collettiva**. Nel ripetitivo e sempre più vuoto scontro fra politica e giustizia – più esattamente: fra dei politici e dei magistrati – siamo all’infantile rimproverarsi il chi ha iniziato prima. Se gli uni sostengono che nel fare le leggi si tradisce la giustizia e gli altri che nel fare le sentenze si tradiscono le leggi,** volete che sia io a scegliere a chi di loro rivolgermi? E se i genitori e i nonni vanno a picchiare il docente nessuno di loro potrà dire ai pargoli che non si spara a un altro solo perché ti ha sporcato una scarpa.** Semmai gli diranno che è bene sparargli in separata sede, in modo da non essere arrestati con tanta facilità. Se si sostiene – tanto per alzare gli occhi dalle miserie di casa – che il giudice non è un eletto e quindi non può contraddire l’eletto, **è escluso che per un sopruso io vada a raccontarlo ai Carabinieri o in Questura: chi li ha eletti? Siamo circondati da simili demenzialità**.

Ci fece paura ascoltare le registrazioni di Radio Radicale a microfoni aperti, con il riversarsi di roca violenza menata a vanto. **Ci divertimmo a vedere Funari che aizzava squadre contrapposte di arrabbiati sul niente. Abbiamo sottovalutato il linguaggio degli asociali *social***, lasciando che troppo pochi ne possedessero la chiave per indirizzare gli umori irrazionali.** Abbiamo perculato il politicamente corretto, il *woke* e la *cancel culture*, facendo finta di non vedere la pari follia e competitiva inciviltà del politicamente scorretto.** Così basta essere triviali e rozzi per trovare un posto nel dibattito pubblico. Quella squadraccia di picchiatori familiari ce la siamo costruita spregiando mediazioni e compromessi, **così esaltando l’affermazione degli inetti anche fra gli eletti.**

di *Davide Giacalone*
