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title: "Cecchettin, Turetta: &#8220;Senza me era felice, ma per me o lei o niente&#8221;"
description: "Negli scritti in carcere Turetta disvela il movente del delitto, l'ossessione e la vergogna di essere stato lasciato"
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date: 2024-12-02
author: Ruggero Fontana
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categories: [Cronaca]
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# Cecchettin, Turetta: &#8220;Senza me era felice, ma per me o lei o niente&#8221;

![Turetta](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Evidenza-sito-1794-1024x639.jpg)

2024-10-25 12:11:32

2024-10-25 10:11:32

“Ho mentito, voglio raccontare tutto quello che è successo”, a pronunciare tali parole è Filippo Turetta nell'aula della Corte d'Assise di Venezia. Le sue dichiarazioni

Processo Giulia Cecchettin - “Ho mentito, voglio raccontare tutto quello che è successo”. A pronunciare tali parole è Filippo Turetta nell'aula della Corte d'Assise di Venezia. È la prima volta che il 22enne esce dal carcere (lo ricordiamo, è rinchiuso nel carcere di Verona) dopo l’arresto avvenuto in Germania il 19 novembre 2023.

Occhi bassi, sguardo tenuto lontano dai banchi e dal pubblico, voce sommessa: così Turetta racconta la sua verità in aula. Nella stessa aula è presente Gino Cecchettin, il padre di Giulia. In tribunale non si vede invece Elena, la sorella di Giulia: “Oggi e lunedì 28 ottobre non sarò presente in aula - spiega Elena Cecchettin sui social - Non per disinteresse, ma per prendermi cura di me stessa. Sono più di 11 mesi che continuo ad avere incubi, 11 mesi che il mio sonno è inesistente o irrequieto. La mia salute mentale e soprattutto quella fisica ne hanno risentito. Ho perso il conto delle visite mediche che ho dovuto fare nell'ultimo anno. Seguirò a distanza anche tramite i miei legali, tuttavia non parteciperò Sarebbe per me una fonte di stress enorme e dovrei rivivere nuovamente tutto quello che ho provato a Novembre dell'anno scorso. Semplicemente non ne sono in grado”.

"Ho mentito, voglio raccontare tutto. Pensavo di ucciderla da giorni"

“Ho mentito. Voglio raccontare tutto quello che è successo” dice Turetta. Quando il pm di Venezia Andrea Petroni gli chiede se, compilando la lista del 7 novembre (con strumenti per legarla e coltelli, ndr.) avesse già in mente il delitto, lo studente risponde che aveva pensato già di togliere la vita a Giulia: “Quella sera - racconta il 22enne - scrivendo quella lista ho ipotizzato questo piano, questa cosa, di stare un po’ insieme e di farle del male. Ero arrabbiato, avevo tanti pensieri, provavo un risentimento che avessimo ancora litigato, che fosse un bruttissimo periodo, che io volessi tornare insieme e così…non lo so…in un certo senso mi faceva piacere scrivere questa lista per sfogarmi, ipotizzare questa lista che mi tranquillizzava, pensare che le cose potessero cambiare. Era come se ancora non la dovessi definire, ma l’avevo buttata giù”.

"Ho pensato di rapirla"

“Ho ipotizzato di rapirla in macchina, di allontanarci insieme verso una località isolata così sarebbe stato possibile stare più tempo insieme e sarebbe stato più difficile trovarci, dopo inevitabilmente saremmo stati trovati. Poi aggredirla e togliere la vita a lei e poi a me…alla fine è per questo che ho cercato quei luoghi” isolati, sostiene Filippo Turetta.

"Coltelli in auto? Non per suicidarmi. Poi l'ho colpita"

“I coltelli li ho messi in auto in quella settimana, deve essere stato uno di quei giorni: mercoledì, giovedì o venerdì", prima dell’11 novembre - il giorno del delitto - spiega Turetta. “I coltelli non li ho messi per suicidarmi, come ho detto nel primo interrogatorio, ma sempre al fine di eventualmente aggredirla. Forse ne ho presi due per avere più sicurezza". Turetta prosegue nel suo macabro racconto: “Quel giorno ho comprato dell’altro scotch, non lo so perché me ne serviva un terzo... Forse perché mi sentivo più sicuro nel farlo, forse perché non sapevo se gli altri due andavano bene”. Turetta ammette di aver stilato la lista di oggetti da comprare (acquisti fatti dal 7 all’11 novembre del 2023) “per un eventuale rapimento”.

Sono frasi spesso incerte quelle di Turetta

“Non lo so, forse l’ho colpita, può essere per questa… non mi ricordo se l’ho fatto o meno in quel momento, ricordo che avevo il coltello in mano e poi si è rotto il manico, forse l’ho colpita…”, dice Filippo Turetta. Il 22enne costringe Giulia Cecchettin a salire in auto e qui “devo essermi girato - racconta - e devo averla colpita anche in macchina. Lei si muoveva e volevo farla stare ferma, l’ho colpita ma non ricordo come… forse un colpo sulla coscia, poi non lo so. Non ricordo quante volte, almeno una volta l’ho colpita poi non so dire quanto e dove… non guardando bene, davo colpi a caso”. 

Nell’area industriale di Fossó (a Venezia) Giulia Cecchettin tenta disperatamente la fuga ma viene poi accoltellata a morte. “Non lo so in quel momento lì, non lo so… - dice Turetta - lei si opponeva, non sarei riuscito mai a riportarla dentro in macchina...“.

di Filippo Messina

Processo Giulia Cecchettin, Filippo Turetta in aula ammette la premeditazione: “Ho mentito, voglio raccontare tutto”

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2024-10-26 11:35:16

2024-10-26 09:35:16

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2024-09-23 17:17:14

2024-09-23 15:17:14

Per il procuratore di Venezia, Bruno Cherchi: "Non è un processo al femminicidio ma alle responsabilità personali". La nonna ricorda Giulia Cecchettin, papà Gino: "Non voglio vendetta"

"Giulia sta già salvando altre ragazze come lei", ha dichiarato il padre Gino Cecchettin. Sono tante le lettere che continuano ad arrivare nella casa della famiglia della giovane - uccisa con 75 coltellate dal suo ex fidanzato, Filippo Turetta -, che raccontano come la storia di Giulia sia riuscita a cambiare anche le loro vite. "Fare rumore", era questo l'appello lanciato dalla sorella Elena che ha smosso le coscienze, creando manifestazioni in tutta Italia contro la violenza sulle donne e in ricordo di tutte le vittime di femminicidio.

"È un processo non al femminicidio, ma solo a Filippo Turetta- ha dichiarato il procuratore di Venezia Bruno Cherchi - non è uno studio sociologico, ma un accertamento delle responsabilità". Si apre così a Venezia in corte d'Assise il processo a carico del reo confesso, assente oggi in aula, dell'omicidio, avvenuto l'11 novembre scorso a Fossà (Venezia).

Oltre alle parti civili rappresentate dai familiari di Giulia Cecchettin - il padre Gino, lo zio, la nonna, i due fratelli Elena e Davide - hanno chiesto di costituirsi anche quattro associazioni di donne che contrastano la violenza di genere ("Differenza donna", "Punto Ups", "Prevenzione 'Marianna" e "I care you care") e l'associazione Penelope che aveva aiutato la famiglia di Giulia nei giorni della sua scomparsa.

Oggi è stata la nonna della giovane 22enne a ricordarla: "Era sempre gioiosa, ricordatela così", mentre papà Gino dichiara di non volere nessun tipo di vendetta: "Sono sicuro che i giudici decideranno al meglio. Ho piena fiducia nelle istituzioni, la pena che decideranno i giudici sarà quella giusta. Essere qui - ha aggiunto - rinnova il mio dolore. Oggi non sto sicuramente bene e non c’è giorno che non pensi alla mia Giulia. Oggi esserci è atto dovuto e di rispetto nei confronti della corte, poi deciderò di volta in volta. Mi auguro che sia un processo giusto”. Sull'assenza di Turetta in aula, conclude: "È una sua scelta esserci o non esserci in aula, non sta a me giudicare. Io a Filippo Turetta non avrei nulla da dire”.

"Un milione di euro è quanto abbiamo stimato possa essere un rimborso che Filippo Turetta dovrà alla famiglia di Giulia", ha detto l'avvocato di Elena Cecchettin, Nicodemo Gentile. Le prossime date per le udienze sono previste il 25 e il 28 ottobre, giorni in cui avverrà l'esame di Turetta, poi il 23 e il 25 novembre ci sarà la discussione e infine il 3 dicembre sarà la data per le repliche e per la sentenza definitiva. Se sarà provata la premeditazione, Turetta rischia l'ergastolo.Di Claudia Burgio

Al via il processo a Filippo Turetta: “Non sarà un processo al femminicidio”

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2024-09-23 19:02:05

2024-09-23 17:02:05

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2024-07-28 16:01:25

2024-07-28 14:01:25

Le giustificazioni del padre di Filippo Turetta, killer della povera Giulia Cecchettin, riportano in auge un tema importante: la responsabilità delle famiglie

Che un padre fatichi ad accettare che il figlio abbia ucciso, è umanamente comprensibile. Ma un padre ha, la responsabilità, di non giustificare un figlio che ha ucciso. Per questo le parole del papà di Filippo Turetta, che ha ammazzato la ex fidanzata Giulia Cecchettin, hanno destato tanto scalpore e tanta indignazione.

Parole intercettate durante un colloquio in carcere, dove al figlio diceva: “Hai fatto qualcosa ma non sei un mafioso, non sei un mostro, non sei uno che ammazza le persone”. No, Filippo Turetta non è un mafioso. E i “mostri” non esistono. Ma Filippo Turetta ha ammazzato, la donna che diceva di amare.

Sentire quasi giustificare un delitto, sentire che “di femminicidi ce ne sono altri 200” come se questo rendesse più accettabile l’accaduto. Sentire un padre giustificare il figlio dicendo “non sei stato tu, non ti devi dare colpe perché non potevi controllarti” onestamente fa rabbrividire. E fa tornare a un tema: la responsabilità delle famiglie. Nell’insegnare ai figli che un no fa parte della vita. Che essere lasciati fa parte della vita.

E soprattutto, che chi sbaglia paga. Anche se è nostro figlio. Anche se da genitori è umano faticare ad accettare che il ragazzo che si è cresciuto è un assassino. Ma Filippo Turetta è un assassino. Giulia è morta. E non esiste, nessuna giustificazione, per questo.

Filippo Turetta non è un mostro, è un assassino

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2024-07-28 16:01:28

2024-07-28 14:01:28

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