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title: Giustizia e pietà
description: La commozione e l’angoscia per l’efferatezza con la quale è stata uccisa Giulia Cecchettin tracimano ovunque, ma nuove leggi non bastano
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date: 2023-11-22
author: Carlo Fusi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/cecchettin/
categories: [Cronaca]
tags: [cronaca, Evidenza]
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# Giustizia e pietà

![Cecchettin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/11/Evidenza-sito-698.jpg)

La commozione e l’angoscia per l’efferatezza con la quale è stata uccisa Giulia Cecchettin tracimano ovunque, ma nuove leggi non bastano

E adesso che facciamo? **Facile: una legge. La commozione e l’angoscia per l’efferatezza con la quale è stata uccisa [Giulia Cecchettin](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/il-buio-nellanima/) tracimano ovunque**, anche quando di fronte a simili tragedie silenzio e raccoglimento sarebbero la risposta più rispettosa. **Ma nell’era del villaggio globale, della comunicazione onnipresente e onnisciente non si può. Di più: non si deve.** Perciò sotto col profluvio di commenti, analisi, invettive, polemiche e chi si sottrae passa per un codardo che non vuole o peggio non sa prendere posizione con l’indispensabile bagaglio di indignazione. **In casi del genere, purtroppo sempre più frequenti, il discorso privato – giustamente – sfugge a qualunque valutazione: chi patisce un dolore così atroce ha il sacrosanto diritto di pronunciarsi come vuole.** Quello pubblico va invece centellinato o almeno dovrebbe esserlo, per evitare enfasi a buon mercato. Riguarda la politica, intesa nel suo senso più nobile e complessivo, di discrimine fallace ma indispensabile per ordinare la vita delle comunità secondo princìpi che esulano dalla barbarie e ci prendono per mano verso la convivenza civile. **Vuol dire che dovremmo confrontarci tutti con l’umiltà, la compostezza, la consapevolezza che si maneggiano materie delicate e al tempo stesso esplosive.**

**Bene, basta guardare i giornali, mettersi davanti alle tv o, in un esercizio di masochismo comunicativo, connettersi a un *social* a piacere per vedere che le cose vanno in direzione opposta**. E allora. **Primo: dividersi per schieramenti più o meno partitici su temi del genere è una follia che non possiamo permetterci.** Non può consentirselo qualsiasi Paese, tanto più l’Italia dei guelfi e ghibellini in servizio permanente effettivo. **Secondo: invocare una legge come se fosse la manna dal cielo, la panacea che tutto risolve è un esercizio tanto consolatorio quanto evanescente.** Sono dieci anni che l’Italia ha recepito nel suo ordinamento il Protocollo di Istanbul contro la violenza di genere: **i femminicidi non sono diminuiti** (neppure aumentati, per fortuna). Ora il Parlamento si appresta a varare nuove norme sullo stesso tema, ma neppure i più entusiasti arrivano a dire che sia la ricetta adeguata a fermare l’abominio degli assassinii di donne da parte di mariti, fidanzati, compagni. **Questo perché le leggi già ci sono: contro gli omicidi e qualunque cosa gli assomigli.** Ma ogni donna sa che andare in giro di notte con la Gazzetta Ufficiale nella borsetta non la preserverà da rischi e possibili aggressioni. **Come pure far entrare il codice penale nei salotti e nelle camere da letto, stabilendo lo Stato quali siano i comportamenti da tenere nelle relazioni uomo-donna**, ha un occhiuto sapore da regime autoritario che invece di soluzioni produce danni.

**Sappiamo tutti che quel che davvero serve è un’evoluzione culturale, una crescita delle coscienze, una valorizzazione della dignità femminile, uno spartiacque sano nel rapporto uomo-donna che contempli tutti i settori di una comunità**: da quello economico a quello sociale a quello personale. E quando si deve intervenire per esercitare la giustizia e la punizione dei colpevoli è fondamentale rifarsi ai precetti dello Stato di diritto, ai verdetti pronunciati dai tribunali e non iscritti nei tubi catodici o negli algoritmi. Al senso di pietà che deve pervadere chi è chiamato a giudicare. Nello splendido testo teatrale di Luciano Violante dedicato a Clitennestra si racconta di come scenda nell’Ade e incontri Cassandra, amante del marito Agamennone e che lei ha ucciso per vendicare il sacrificio della figlioletta Ifigenia. Quando le due donne s’incontrano, Cassandra si rivolge alla sua assassina sussurrando: attenta, non c’è giustizia senza pietà. È il sentimento laico che dovrebbe prevalere. **Vige da millenni, ma in tanti non l’hanno ancora capito.**

di *Carlo Fusi*
