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Chiedere scusa è salvare gli alpini

Oltre cento donne hanno testimoniato di aver subito molestie e abusi da parte di alcuni dei partecipanti all’adunata nazionale degli Alpini a Rimini. Il presidente dell’Associazione nazionale alpini Guido Favero ha chiesto scusa per quanto avvenuto.

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Il presidente dell’Associazione nazionale alpini Guido Favero ha chiesto scusa per quanto avvenuto a Rimini, in occasione dell’adunata della scorsa settimana. Ha chiesto scusa alle ragazze e alle donne molestate e fatte oggetto di avance sgradevoli e volgari. 

Chiedere scusa è un gesto importante, non facile e intelligente che va riconosciuto al presidente delle “penne nere“. Favero ha contribuito con le sue parole a mettere un punto fermo, in una storia che rischiava di avvitarsi in una serie di insopportabili distinguo. In un ridicolo dibattito sul confine fra la goliardata innocua e la molestia. 

Al netto delle indagini in corso e delle denunce (tante) raccolte, la presa di coscienza del N.1 dell’Associazione suona come un duro richiamo all’ordine. Favero ha aggiunto alle scuse l’impegno a “cambiare“. Cambiare significa prendere atto che esiste una mentalità, ovviamente non in tutti ma in una minoranza che non può essere liquidata facendo spallucce. Una minoranza che rischia di inquinare irrimediabilmente l’immagine di un corpo a cui noi tutti riserviamo ammirazione e affetto. Non voler vedere il devastante danno di immagine di questi giorni sarebbe la vera condanna per gli alpini.

Bisogna capire una volta per tutte che certi atteggiamenti non sono tollerabili. Finito. Sappiamo perfettamente come, lontani dai riflettori e dall’ufficialità delle dichiarazioni, molti reagiscano con insofferenza a quella che viene vissuta come una “caccia alle streghe“. Non c’è nessuna caccia, solo una sensibilità profondamente mutata. Non fare i conti con la realtà e gli errori significherebbe giustificare e rendersi complici.

Di Fulvio Giuliani

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