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Chiuso il gruppo Facebook dove gli utenti postavano foto intime delle mogli senza consenso

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Chiuso il gruppo “Mia moglie”, oltre trentaduemila iscritti postavano foto senza consenso del proprio partner. Il gruppo esisteva dal 2019

Chiuso il gruppo Facebook dove gli utenti postavano foto intime delle mogli senza consenso

Chiuso il gruppo “Mia moglie”, oltre trentaduemila iscritti postavano foto senza consenso del proprio partner. Il gruppo esisteva dal 2019

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Chiuso il gruppo Facebook dove gli utenti postavano foto intime delle mogli senza consenso

Chiuso il gruppo “Mia moglie”, oltre trentaduemila iscritti postavano foto senza consenso del proprio partner. Il gruppo esisteva dal 2019

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Una furia di denunce alla Polizia Postale e l’ovvia, scontata disapprovazione collettiva. Oggetto di discussione da giorni, solo oggi è stata alla fine chiuso, con l’intervento diretto di Meta, il gruppo Facebook “Mia moglie”: con oltre 32mila iscritti e presente sul social network dal 2019 (connotato dalla presenza di tre cuoricini) sul gruppo venivano pubblicate immagini intime di donne – la maggior parte inconsapevoli – esposte agli occhi e ai commenti violenti e sessisti di altri partecipanti, con richieste di voti, recensioni.

Cos’era “Mia moglie”, il gruppo chiuso dopo le denunce

Una specie di “mercato della carne” online, un’arena del machismo, con totale assenza di rispetto nei confronti del genere femminile.
“Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme”, ha detto il portavoce di Meta. Incitamento alla violenza sulle donne, condivisione di fotografie di corpi femminili senza autorizzazione: l’intervento in verità è stato anche tardivo.

Mettendo da parte ogni accusa – ovviamente da respingere al mittente – di bigottismo lanciata da alcuni utenti assai attivi sulla discussa pagina Facebook, che si sono sentiti pure risentiti per l’invasione di campo in un gruppo ritenuto “privato”, si era capito da un po’ che si era ben oltre il limite: immagini pubblicate di donne in costume da bagno, ritratte mentre cucinano o si rilassano sul divano, spesso in intimo e tutte condivise senza autorizzazione.

La reazione e la denuncia

A denunciare il gruppo Facebook è stata “No Justice No Peace”, con l’iniziativa “Not All Men”, che raccoglie testimonianze di violenza e abusi subiti da donne. Dopo la denuncia, la pagina è stata invasa da commenti di condanna e richieste di chiusura immediata. Che è arrivata oggi. E che rappresenta una goccia nel mare: sono tanti gli utenti, soprattutto uomini, che si scambiano foto intime di donne a cui sono legati da qualche tipo di relazione, spesso senza consenso.

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