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Consenso, dissenso e quel buon senso mancante su un tema come la violenza sessuale

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La stretta di mano tra Schlein e Meloni è ormai un lontano ricordo. E’ guerra tra opposizione e maggioranza sul nuovo Ddl Bongiorno in tema di violenza sessuale dopo che nel Testo è stata sostituita la parola “consenso” con “dissenso”. Per alcuni una legge che tradisce le donne, per altri un’ulteriore tutela. Chi ha ragione?

Consenso, dissenso e quel buon senso mancante su un tema come la violenza sessuale

La stretta di mano tra Schlein e Meloni è ormai un lontano ricordo. E’ guerra tra opposizione e maggioranza sul nuovo Ddl Bongiorno in tema di violenza sessuale dopo che nel Testo è stata sostituita la parola “consenso” con “dissenso”. Per alcuni una legge che tradisce le donne, per altri un’ulteriore tutela. Chi ha ragione?

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Consenso, dissenso e quel buon senso mancante su un tema come la violenza sessuale

La stretta di mano tra Schlein e Meloni è ormai un lontano ricordo. E’ guerra tra opposizione e maggioranza sul nuovo Ddl Bongiorno in tema di violenza sessuale dopo che nel Testo è stata sostituita la parola “consenso” con “dissenso”. Per alcuni una legge che tradisce le donne, per altri un’ulteriore tutela. Chi ha ragione?

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Continuano le polemiche attorno al DDL in materia di violenza sessuale dopo che lo scorso martedì la Senatrice Giulia Bongiorno ha presentato il nuovo testo in Commissione Giustizia con 12 voti  favorevoli e 10 contrari. Lo scontro tra maggioranza e opposizione si gioca tutto sull’uso della parola “dissenso” al posto di “consenso”, presente invece nel testo precedente. Prima, in sostanza, era necessario dimostrare che la persona avesse detto “sì” all’atto sessuale mentre al contrario, con la legge Bongiorno, spetterà a chi subisce una violenza dimostrare di aver esplicitato un rifiuto. Non un semplice dettaglio né una questione di forma lessicale secondo la senatrice ma una riformulazione capace di mettere davvero al centro la volontà della donna. 

Le pene inoltre passano da 6 a 12 anni se c’è il ‘no’ della vittima e da 7 a 13 anni (cioè un anno in più rispetto a prima) se ci sono anche violenza, minacce e abuso dell’autorità. 

Con la nuova legge l’articolo 609 bis del codice penale – oltre a stabilire colpevole “chiunque, contro la volontà di una persona, compia nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induca a compierli o subirli” – sottolinea come l’atto sessuale sia contrario alla volontà della persona “anche quando sia commesso a sorpresa”. Quest’ultimo passaggio è particolarmente importante poiché farebbe rientrare tutti quei casi in cui la vittima in questione non sarebbe in condizioni di esplicitare un rifiuto. 

Eppure è proprio su quest’ultimo passaggio su cui fanno leva i detrattori. Tra le polemiche emerse sulla proposta Bongiorno, fra tutte, si fa sentire la voce  della segretaria del Pd Elly Schlein che torna sul patto che aveva stretto con la presidente Giorgia Meloni nel corso di quell’incontro che le ritraeva sorridenti con tanto di stretta di mano: “Il testo Bongiorno è irricevibile. Sostituire il consenso con il dissenso significa tornare indietro e mettere un peso ancora maggiore sulle spalle delle donne e delle vittime di violenza. Era esattamente quello che questa legge voleva evitare. Io ho chiesto a Meloni di non farsi dettare la linea dal patriarcato nella sua maggioranza e di ascoltare se non me la rete delle organizzazioni che si occupano di violenza, e gli avvocati e i giudici specializzati. Se il Parlamento deve votare una legge che fa un passo indietro, che tradisce le donne, allora meglio non farla”.

Secondo la segretaria del PD l’accordo sarebbe saltato dopo le regionali: “Salvini dopo il Veneto ha voluto far saltare il banco. Anche Meloni a quel punto si è rimangiata l’accordo”.

La pioggia di critiche caduta sul DDL ha fatto slittare i tempi: il Testo non arriverà in Aula il 10 febbraio ma presumibilmente l’8 aprile dopo la proroga concessa alle opposizioni per esaminare meglio il testo. ‘Visto che è stato rotto sia il patto politico sia il gentleman agreement sul fatto che la presidente Bongiorno facesse solo una modifica tecnica abbiamo chiesto che ci fossero i tempi giusti per l’esame del nuovo testo e il presidente La Russa ce li ha concessi’ ha spiegato il capogruppo del Pd Francesco Boccia. 

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