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title: Costumi, fede e libertà
description: L’Italia è uno Stato liberale e vige la distinzione fra politica e religione. Purtroppo, però, la distinzione non sempre è chiara.
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date: 2025-02-11
author: Giancristiano Desiderio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/costumi-fede-e-liberta/
categories: [Cronaca]
tags: [giovani, Italia, religione]
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# Costumi, fede e libertà

![niqab](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/niqab.jpg)

L’Italia è uno Stato liberale e in cui vige la distinzione fra politica e religione. Purtroppo, però, la distinzione non sempre è chiara

Nelle scuole italiane le lezioni si frequentano a volto scoperto. **L’Italia è uno Stato liberale e vige la distinzione fra politica e religione.** Purtroppo, però, la distinzione non sempre è chiara. **Nemmeno agli italiani che tendono a confondere politica, religione e costumi. **C’è poi un motivo di sicurezza: è bene che le persone che frequentano una scuola – professori, studenti, bidelli, ospiti – siano identificate, ma il motivo di fondo che consiglia la non copertura del volto o a fini religiosi o per costume è la distinzione fra politica e religione e il prevalere della “religione della libertà” come condizione necessaria per la convivenza civile di diverse fedi, morali e modi di vivere.

Su questi presupposti culturali il caso della scuola di Monfalcone – dove quattro studentesse frequentano le lezioni con il velo del *niqab*, che non è un simbolo religioso ma un costume – non dovrebbe nemmeno esistere perché in questa fattispecie** l’identità religiosa cede il passo alla libertà civile e il costume alla pratica scolastica che un qualunque velo impedirebbe**. Invece, se le studentesse non possono velarsi non frequentano e siccome una sbagliata sentenza del Consiglio di Stato ritiene la motivazione religiosa valida per non applicare la legge del 1975 sull’ordine pubblico, allora** le studentesse si fanno identificare all’ingresso ma in classe indossano il velo lasciando scoperti solo gli occhi**.

**Togliamoci il velo dagli occhi **– è proprio il caso di dirlo – per capire che ci si trova dinanzi a un cortocircuito dove la libertà di fede è usata per negare la libertà civile che garantisce la convivenza fra le fedi diverse e non integraliste. È questo il motivo preciso che faceva dire con forza a Giovanni Sartori che la integrazione fra democrazie liberali e abitudini islamiche non è difficile ma impossibile, perché la cultura islamica integra e non divide politica e religione e – di fatto e di diritto – non conosce la laicità. Così i governi e le democrazie, nel tentativo e nella speranza di ottenere una qualche forma di integrazione, ricorrono al riconoscimento e alla tutela delle minoranze ma,** con questo *escamotage***, inevitabilmente **si creano da un lato comunità religiose islamiche non integrate e dall’altro lato si snatura il diritto civile fino a renderlo inefficace** e a usarlo per scopi contrari alla sua stessa funzione.

Nei rapporti fra democrazie e Islam vi è in gioco la nostra stessa cultura, i cui risultati più importanti sono il pluralismo e la persona.

Nel primo caso si tende a confondere il pluralismo con il multiculturalismo. Si tratta di un grave errore concettuale o, peggio, di un sofisma. Il multiculturalismo è semplicemente un fatto, ossia l’esistenza di più culture e più genti. Il pluralismo è invece una teoria che, tenendo ferma la libertà della coscienza morale, consente la convivenza delle diverse culture e genti che altrimenti farebbero del conflitto morale un conflitto armato. Detto in altre parole: se si vuole una convivenza civile deve prevalere la cultura della libertà che garantisce la pluralità, mentre se si lascia prevalere o una cultura integralista o l’idea che tutte le culture siano uguali sul piano civile si va dritti dritti verso il disastro.

Nel secondo caso – la persona – è fin troppo evidente che in gioco c’è la libertà della donna, che può senz’altro indossare il velo ma che prima dev’essere libera di non indossarlo. **Si parla spesso e volentieri a sproposito di patriarcato**, ma si tace proprio quando se ne deve parlare per dovere e per difendere la libertà delle donne.

**Come si vede, nel caso della scuola di Monfalcone e delle quattro studentesse velate c’è in gioco molto di più di una mera questione di sicurezza e ordine pubblico**: c’è la nostra cultura della libertà e il valore che siamo disposti a riconoscerle. Purtroppo, il più delle volte siamo noi a non conoscere il valore della nostra cultura.

Di *Giancristiano Desiderio*
