Crans-Montana è il peggio e il meglio delle nostre comunità
Quanto accaduto a Crans-Montana è una tragedia immane, che con il passare dei giorni ha fatto emergere il meglio e il peggio di comunità distanti fra loro
Crans-Montana è il peggio e il meglio delle nostre comunità
Quanto accaduto a Crans-Montana è una tragedia immane, che con il passare dei giorni ha fatto emergere il meglio e il peggio di comunità distanti fra loro
Crans-Montana è il peggio e il meglio delle nostre comunità
Quanto accaduto a Crans-Montana è una tragedia immane, che con il passare dei giorni ha fatto emergere il meglio e il peggio di comunità distanti fra loro
Una tragedia immane, che con il passare dei giorni ha fatto emergere il meglio e il peggio di comunità distanti fra loro. Sono giorni che ripetiamo l’assoluta indisponibilità ad anticipare le conclusioni delle indagini e ancor più le sentenze. Un conto, però, sono le responsabilità penali, un altro le evidenze assolute – qui siamo senza discussioni al peggio del peggio che si possa immaginare – di una struttura del tutto inadeguata a ospitare un gran numero di persone. Per tacere dei comportamenti a rischio, che pare si tenessero secondo abitudine in quel locale.
Non possiamo pensare a quell’unica scala utilizzata sia per entrare che per uscire, oltretutto di ridotte dimensioni. All’assenza di uscite di sicurezza, almeno degne di questo nome. In Italia questi due elementi avrebbero già reso impossibile l’utilizzo pubblico di un simile spazio. Come organizzare eventi privati, peraltro.
La ricostruzione di quanto avvenuto in quegli istanti e le testimonianze difficili anche solo da leggere, restituiscono un’immagine di pressappochismo, dabbenaggine, indifferenza e cinismo che poche altre volte ci è capitato di riscontrare pur in gravi tragedie. Ci ripetiamo, ma è giusto e opportuno farlo.
La sensazione che nulla sia da ascrivere al caso
La sensazione che nulla sia da ascrivere al caso, alla sfortuna e alle circostanze avverse.
In questo sfacelo, anche di carattere morale, a restituirci un’idea di umanità è stata innanzitutto l’oceanica, spontanea e commossa partecipazione di almeno due interi Paesi alla tragedia di capodanno.
Dalla Svizzera all’Italia, quei ragazzi e lo strazio dei loro ultimi istanti sono stati vissuti come un patrimonio comune. Di dolore, certo, ma anche l’unico modo per fare i conti con l’inimmaginabile.
Le stesse terribili circostanze hanno spinto un numero enorme di persone a provare sentimenti riconoscibili e stringersi l’un l’altro. Una risposta naturale.
In tempi che siamo soliti definire – non senza ottime ragioni – cinici e dominati dall’Io, abbiamo avvertito che un modo diverso di guardare all’altro è possibile. Non siamo degli illusi e ci rendiamo conto che è la dimensione stessa della tragedia a favorire questo effetto, ma le persone – nonostante tutto – imparano. Ricordano.
Le immagini che potremmo scegliere sono innumerevoli, a cominciare dagli atti eroici che non mancano mai in eventi come questi e all’abnegazione dei soccorritori e delle équipe mediche che mentre scriviamo stanno facendo l’impossibile per i feriti.
Il capo dei vigili di Crans-Montana
Dovendo scegliere, optiamo per quella del capo dei vigili dell’area di Crans-Montana che alla veglia di due giorni fa non è riuscito a trattenere lo stress e l’emozione, scoppiando in un pianto incontrollato.
Di pura disperazione e impotenza davanti all’incommensurabile, moltiplicate dalla perfetta consapevolezza data dal proprio ruolo e dalle proprie competenze. Non una resa, si badi, un momento di consapevolezza in cui riconoscersi.
di Fulvio Giuliani
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