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title: "Crans-Montana, il sindaco: “Dal 2020 nessun controllo del locale ‘Le Constellation’” &#8211; IL VIDEO"
description: Il locale “Le Constellation”, luogo in cui è avvenuto l’incendio a Crans-Montana (Svizzera), non era stato sottoposto a controlli dal 2020
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date: 2026-01-06
author: Filippo Messina
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/crans-montana-il-comune-dal-2020-nessun-controllo-del-locale-le-constellation/
categories: [Cronaca, Video]
tags: [cronaca, esteri, Italia, viral]
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# Crans-Montana, il sindaco: “Dal 2020 nessun controllo del locale ‘Le Constellation’” &#8211; IL VIDEO

![Crans-Montana](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/01/Crans-Montana-14-1024x639.jpg)

2026-01-05 18:42:24

2026-01-05 17:42:24

L’uomo che vedete in questo filmato si chiama David Vocat ed è il comandante dei Vigili del Fuoco di Crans-Montana (Svizzera)

L’uomo che vedete in questo video si chiama David Vocat ed è il comandante dei Vigili del Fuoco di Crans-Montana (Svizzera).

Come si vede nel filmato, Vocat è in lacrime durante la commemorazione delle giovani vittime del locale “Le Constellation”.

La sua squadra è stata la prima a intervenire durante l'incendio; Vocat è stato applaudito dalle numerose persone presenti.

di Filippo Messina

Credits video: franceinfo, le20hfrancetelevisions

Le lacrime di David Vocat, comandante dei Vigili del Fuoco di Crans-Montana - IL VIDEO

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2026-01-05 22:50:06

2026-01-05 21:50:06

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2026-01-06 08:07:28

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Quanto accaduto a Crans-Montana è una tragedia immane, che con il passare dei giorni ha fatto emergere il meglio e il peggio di comunità distanti fra loro

Una tragedia immane, che con il passare dei giorni ha fatto emergere il meglio e il peggio di comunità distanti fra loro. Sono giorni che ripetiamo l’assoluta indisponibilità ad anticipare le conclusioni delle indagini e ancor più le sentenze. Un conto, però, sono le responsabilità penali, un altro le evidenze assolute - qui siamo senza discussioni al peggio del peggio che si possa immaginare - di una struttura del tutto inadeguata a ospitare un gran numero di persone. Per tacere dei comportamenti a rischio, che pare si tenessero secondo abitudine in quel locale.

Non possiamo pensare a quell’unica scala utilizzata sia per entrare che per uscire, oltretutto di ridotte dimensioni. All’assenza di uscite di sicurezza, almeno degne di questo nome. In Italia questi due elementi avrebbero già reso impossibile l’utilizzo pubblico di un simile spazio. Come organizzare eventi privati, peraltro.

La ricostruzione di quanto avvenuto in quegli istanti e le testimonianze difficili anche solo da leggere, restituiscono un’immagine di pressappochismo, dabbenaggine, indifferenza e cinismo che poche altre volte ci è capitato di riscontrare pur in gravi tragedie. Ci ripetiamo, ma è giusto e opportuno farlo.

La sensazione che nulla sia da ascrivere al caso

La sensazione che nulla sia da ascrivere al caso, alla sfortuna e alle circostanze avverse.

In questo sfacelo, anche di carattere morale, a restituirci un’idea di umanità è stata innanzitutto l’oceanica, spontanea e commossa partecipazione di almeno due interi Paesi alla tragedia di capodanno.

Dalla Svizzera all’Italia, quei ragazzi e lo strazio dei loro ultimi istanti sono stati vissuti come un patrimonio comune. Di dolore, certo, ma anche l’unico modo per fare i conti con l’inimmaginabile.

Le stesse terribili circostanze hanno spinto un numero enorme di persone a provare sentimenti riconoscibili e stringersi l’un l’altro. Una risposta naturale.

In tempi che siamo soliti definire - non senza ottime ragioni - cinici e dominati dall’Io, abbiamo avvertito che un modo diverso di guardare all’altro è possibile. Non siamo degli illusi e ci rendiamo conto che è la dimensione stessa della tragedia a favorire questo effetto, ma le persone - nonostante tutto - imparano. Ricordano.

Le immagini che potremmo scegliere sono innumerevoli, a cominciare dagli atti eroici che non mancano mai in eventi come questi e all’abnegazione dei soccorritori e delle équipe mediche che mentre scriviamo stanno facendo l’impossibile per i feriti.

Il capo dei vigili di Crans-Montana

Dovendo scegliere, optiamo per quella del capo dei vigili dell’area di Crans-Montana che alla veglia di due giorni fa non è riuscito a trattenere lo stress e l’emozione, scoppiando in un pianto incontrollato.

Di pura disperazione e impotenza davanti all’incommensurabile, moltiplicate dalla perfetta consapevolezza data dal proprio ruolo e dalle proprie competenze. Non una resa, si badi, un momento di consapevolezza in cui riconoscersi.

di Fulvio Giuliani

Crans-Montana è il peggio e il meglio delle nostre comunità

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2026-01-06 11:33:13

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2026-01-05 21:21:03

2026-01-05 20:21:03

C’è un abbraccio che toglie il fiato, in questi giorni in cui trovare le parole è stato quasi impossibile: è quello dei genitori di Achille Barosi e Chiara Costanzo, due dei giovanissimi italiani morti nel rogo di Crans-Montana

C’è un abbraccio che toglie il fiato, in questi giorni in cui trovare le parole è stato quasi impossibile.

È quello dei genitori di Achille Barosi e Chiara Costanzo, due dei giovanissimi italiani morti nel rogo di Crans-Montana.

Un abbraccio sulla pista di Linate, dove sono arrivate le salme dei loro figli.

Di due amici, che sognavano di passare un Capodanno spensierato.

Di due adolescenti che volevano solo festeggiare e invece oggi sono in quelle bare, che li hanno riportati in Italia insieme a quelle delle altre vittime italiane di questa tragedia: Riccardo Minghetti, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini.

Il feretro di Sofia Prosperi, italo-svizzera che viveva a Castel San Pietro – vicino a Lugano – non è stato imbarcato poiché le esequie si svolgeranno nella città elvetica.

Oggi è il giorno del primo addio, dell’apertura delle camere ardenti, il giorno in cui questa tragedia che ha sconvolto tutti si fa realtà nelle città in cui questi ragazzi vivevano.

Per i loro amici, per i compagni di scuola, per l’Italia tutta.

La mamma di Chiara Costanzo, 16 anni, ha chiesto che la camera ardente venisse allestita al Collegio San Carlo perché, ha raccontato: “Non volevamo che passasse queste ore prima dei funerali da sola”. 

“Sono morto con lui”, dice il padre di Giovanni Tamburi, all’arrivo del corpo del figlio a Bologna.

Sei volti, sei vite strappate.

La mamma di Achille Barosi ha detto “Sono orgogliosa di essere italiana”.

E ha ringraziato l’Italia, pur nel momento che nessuna madre dovrebbe vivere.

Pur nel dolore che nessun genitore dovrebbe vivere.

Un dolore che è nelle lacrime del capo dei Vigili del Fuoco intervenuti a Crans-Montana, che ammette: “Non so se continuerò”.

Che racconta di come ha provato a salvare una ragazza che però era già morta.

Mentre il Comune si difende e annuncia che presenterà “elementi fattuali” per dimostrare che i controlli effettuati sul locale non sono stati poi così blandi.

Dichiarazioni forse dovute ma che certo stridono, con il dolore di queste famiglie.

Con la tragedia che abbiamo visto consumarsi in un giorno che avrebbe dovuto essere per tutti di festa.

La tragedia di quei genitori, abbracciati in un aeroporto in cui avrebbero dovuto ritrovare i loro figli sorridenti e felici dopo un Capodanno con gli amici.

E invece si sono ritrovati ad accompagnare le loro bare.

Giustizia, si spera, ci sarà.

Per quanto possibile.

Ma ora è il momento del dolore.

di Annalisa Grandi

Credits video: Agtw

Crans-Montana, il commovente abbraccio fra i genitori di Chiara Costanzo e Achille Barosi all’aeroporto di Milano Linate - IL VIDEO

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2026-01-05 22:48:09

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