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Crotone, “Abbiamo trovato il suo motorino”: la sorpresa dopo 33 anni

Il Ciao rubato nel 1993 era in un deposito a Crotone, in Calabria. La telefonata dei carabinieri a una pensionata brianzola di Usmate Velate

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Pronto, buongiorno, Carabinieri di Crotone. Abbiamo trovato il suo motorino”. Dall’altra parte del telefono c’è Pinuccia Carzaniga, pensionata di Usmate Velate, comune brianzolo di 10mila anime. Una chiamata inaspettata, soprattutto perché quel cinquantino non si vedeva da oltre trent’anni. Inizialmente Pinuccia ha pensato a uno scherzo: “Il mio motorino? Ma è sicuro? Me lo hanno rubato più di 30 anni fa” ha raccontato al Corriere della Sera. 

Il ritrovamento è avvenuto durante un’operazione dei carabinieri nella provincia di Crotone, alla fine del 2024. All’interno di un magazzino, tra oggetti di provenienza sospetta, è saltato fuori anche il ciclomotore che, dal numero di telaio, risultava rubato anni prima. Ulteriori verifiche hanno permesso di risalire alla denuncia presentata nel 1993 alla stazione dei carabinieri di Arcore.

Così, il nucleo operativo di Crotone ha preso contatti con i colleghi brianzoli che si sono messi sulle tracce della legittima proprietaria. La signora Pinuccia, dopo aver subito il furto sotto casa, era andata a denunciare: “Avevo 37 anni. Lo lasciai sotto il mio balcone, lo legavo sempre. Quella volta, per una distrazione, non lo feci. E infatti me lo rubarono. All’epoca avevo già mia figlia piccola, e lavoravo in una vetreria qui vicino. Lo usavo per andare a lavorare, per le piccole commissioni. Feci denuncia ai carabinieri di Arcore, sperando ovviamente di ricevere una telefonata in cui mi dicevano che lo avevano ritrovato, anche se già allora non ci speravo molto. La chiamata è arrivata, ma dopo 33 anni”.

“Era ancora lì, tutto intero, soltanto ridipinto di nero, in un deposito in Calabria, assieme ad altra merce”. Come una vecchia fotografia, l’episodio – tra incredulità e stupore – ha riportato la 70enne indietro negli anni: “Il miocinquantino‘ – ricorda la donna – un Ciao con cui accompagnavo mia figlia a scuola, in due, strette sul sellino corto, o che usavo per spostarmi, per fare un giro con gli amici, a mangiare un gelato o per andare a lavoro.”

Circa un anno dopo il ritrovamento, i militari sono riusciti a mettersi in contatto con la donna: “Mi hanno chiesto se avevo ancora con me la denuncia. (…) teoricamente sarei potuta tornare in possesso del mezzo”. Ormai però “non sono più una ragazzina e avrei anche dovuto pagare il conto del deposito in cui era stato spostato. Alla fine ho scelto di rinunciare, però mi immagino come sarebbe stato riprenderselo”. Il motorino, a quanto pare, è ancora in ottime condizioni, praticamente funzionante. 

Facile da guidare, con un telaio leggero e quei pedali che rendevano la sua sagoma inconfondibile. Il Ciao non era un semplice motorino, ma un simbolo di libertà. Grazie a lui molti adolescenti hanno cominciato a muovere i primi passi fuori dall’uscio di casa. I più adulti, invece, potevano muoversi con agilità senza particolari difficoltà. Indistruttibili, economici e personalizzabili: spesso venivano modificati nei garage di casa, trasformati in piccole officine improvvisate. Sellini, marmitte, adesivi e colori sgargianti diventavano così simboli di amicizia e di appartenenza. Nato nel 1967 e rimasto in produzione fino ai primi anni Duemila, l’iconico ciclomotore della Piaggio è rimasto nei cuori di intere generazioni. 

di Angelo Annese

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