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Un anno dalla strage di Cutro

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Un anno è trascorso dalla notte tra il 25 e il 26 febbraio, quando un caicco naufragò di fronte alle coste di Steccato di Cutro

Un anno dalla strage di Cutro

Un anno è trascorso dalla notte tra il 25 e il 26 febbraio, quando un caicco naufragò di fronte alle coste di Steccato di Cutro
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Un anno dalla strage di Cutro

Un anno è trascorso dalla notte tra il 25 e il 26 febbraio, quando un caicco naufragò di fronte alle coste di Steccato di Cutro
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Un anno fa Ahmad, 26 anni, ha assistito – a un palmo dalla salma – al ritrovamento del corpo di quello che si pensava fosse suo fratello, un 30enne afgano restituito alla spiaggia di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone. Appena fu accertato che non si trattava di suo fratello, visse un attimo di felicità, poi travolta dalla consapevolezza che il suo corpo era ancora in mare. Sono passati 12 mesi dallo schianto avvenuto durante la notte di un caicco in arrivo dalla Turchia sulle onde del mare calabrese. Quella era la vittima numero 68, ce ne sono poi state altre 26. In totale, sono deceduti 35 minori, alcuni rimasti senza nome, altri identificati con una sigla. Una strage di migranti. Non l’ultima, purtroppo.

Tra le inchieste della Magistratura, una sola è arrivata in porto, con la condanna a 20 anni – con rito abbreviato – degli scafisti, mentre è in corso l’indagine della Dda di Catanzaro sulla rete di trafficanti e quella sulle possibili omissioni nei soccorsi, di cui si sta occupando la Procura di Crotone, che potrebbe portare entro qualche settimana alla richiesta di giudizio per tre ufficiali della Guardia di finanza e altrettanti della Guardia costiera per omissione di soccorso e disastro colposo. Dopo la strage del mare, ne sono accadute tante. C’è stato il commosso omaggio alle vittime del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, poi è entrata in campo la politica. C’è stata la discussa e rivedibile conferenza stampa del governo Meloni a Cutro, senza il saluto ai familiari delle vittime, poi è arrivato il decreto Cutro sulla gestione dei flussi migratori, con pene più rigide per chi prova ad arrivare in Italia via mare e altre pene che rendono ancora più difficile restare in Italia per chi desidera farlo. Negli ultimi giorni i familiari delle vittime hanno chiesto “verità” e “giustizia”, sfilando per le strade di Crotone, raccontando di promesse disattese su quanto avvenuto quella notte.

Nella rete di dubbi, eventuali omissioni, polemiche politiche, giochi di parte e altri migranti morti in mare, resta un dubbio, presente allora e ancora più pressante dopo l’indagine successiva ai fatti di Frontex, che ha accertato il segnale lanciato dall’agenzia europea per le frontiere alle autorità italiane pochi minuti dopo le 23, mentre la strage è avvenuta intorno alle 4: perché non fu avviata immediatamente un’operazione di ricerca dell’imbarcazione in mare?

di Nicola Sellitti

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