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title: "Daria, figlia di Navalny: &#8220;Difendete ciò in cui credete&#8221; &#8211; IL VIDEO"
description: "Daria, figlia Navalny: \"Difendete ciò in cui credete\". Oggi a Milano è stata posta la targa commemorativa in memoria di Alexei Navalny."
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date: 2025-03-16
modified: 2025-03-17
author: Claudia Burgio
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categories: [Cronaca]
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# Daria, figlia di Navalny: &#8220;Difendete ciò in cui credete&#8221; &#8211; IL VIDEO

![Daria figlia Navalny](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/03/Daria-figlia-Navalny-1024x639.jpg)

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2024-11-02 15:17:04

2024-11-02 14:17:04

L'autobiografia di Navalny, nemico numero uno di Vladimir Putin, che esce postuma, è stata pubblicata contemporaneamente in 18 lingue

Mosca – Questa autobiografia del nemico numero uno di Vladimir Putin, che esce postuma, è stata pubblicata contemporaneamente in 18 lingue e 26 Paesi del mondo. Intitolata “Patriot”, a metà strada fra diario pubblico e testamento politico, venne scritta dall’autore in due fasi: negli ultimi mesi del 2020, mentre si trovava in Germania per la riabilitazione dopo il micidiale avvelenamento con il noviciok (un agente nervino di produzione sovietica); poi nelle carceri russe, fino alla morte nel cortile della colonia al circolo polare artico dov’era stato spedito a scontare la condanna a 19 anni per «estremismo». La storia russa è piena di vicende di martirio per la difesa delle proprie idee, ne sono quasi un tratto tipico. Se si parla della storia più recente, a partire dai decabristi (gli ufficiali democratici che si ribellarono all’autocrazia nel 1825) sono stati infiniti i casi di russi che hanno dato la loro vita senza nulla chiedere in cambio per difendere la causa in cui credevano.

“Patriot” è la cronaca, la struggente ricostruzione ma a volte anche la divertita allegoria di un Paese costantemente in bilico fra catastrofe e resurrezione. Si tratta soprattutto di un racconto che, nella sua onestà, non cerca di sfuggire dai limiti della sua stessa esperienza personale. Un viaggio che muove dal declino dell’Urss (Navalny era nato nel 1976), attraversa la rivoluzione della Perestrojka, si confronta con il ‘decennio perduto’ dell’eltsinismo e giunge all’era putiniana e alla scelta dell’autore di combattere il regime a viso aperto, fino all’ultimo respiro.

Per molti versi questo libro si può leggere anche come un vademecum della Storia dell’ultimo mezzo secolo della Russia, spesso poco nota anche agli stessi russi. Il suo giudizio su Gorbaciov è in chiaroscuro, ma complessivamente positivo: «Più diventavo grande e meno tolleravo Gorbaciov, ma adesso lo vedo sotto una luce positiva, se non altro perché si è dimostrato del tutto incorruttibile» scrive Navalny. L’autore confessa invece di essersi illuso degli afflati democratici di Eltsin e di quelli liberistici di Gaidar, ma non delle promesse dell’attuale presidente: «Se mi chiedeste se odio Vladimir Putin la risposta sarebbe: sì, lo odio (...) perché ha rubato alla Russia gli ultimi vent’anni. (...) Non avevamo nemici. La pace regnava lungo tutte le nostre frontiere. I prezzi di petrolio, gas e di tutte le nostre altre risorse naturali erano incredibilmente alti. (...) Putin avrebbe potuto usare quegli anni per trasformare la Russia in un Paese prospero. E tutti noi avremmo potuto vivere meglio».

Ma l’entusiasmo e l’ottimismo di cui vive il progetto navalniano di una Russia compiutamente europea e democratica si spegne nell’ultima parte del libro. Le decine di settimane di isolamento, i piccoli soprusi delle guardie carcerarie che ti rendono la vita impossibile, la delusione per una rivolta del popolo russo che tarda ad arrivare, segnano l’ultima fase della vita dell’indomito oppositore. Ormai prossimo alla morte, scrive: «Io passerò il resto della mia vita in prigione e morirò qui. Non conoscerò mai i miei nipoti. Non sarò il protagonista di nessuna storiella famigliare. Mancherò da tutte le foto».

Il giustamente vituperato regime sudafricano dell’apartheid tenne in galera Nelson Mandela per 27 anni, ma quando lo liberò il leader nero fu abbastanza in salute da diventare presidente del suo Paese. Navalny è invece stato ucciso indifeso e senza pietà e in ciò si misura l’infamia dell’attuale regime. Ma la sua stella, anche grazie a questo libro, brillerà ancora di più in questa lunga notte russa.

di Yurii Colombo

L’autobiografia di Alexei Navalny 

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2024-11-03 09:05:50

2024-11-03 08:05:50

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2024-02-17 09:22:44

2024-02-17 08:22:44

Chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci da coraggio. Navalny non è da santificare ma da onorare per la sua lotta

Perché ha colpito così tanto la notizia della morte di Alexei Navalny? Grande oppositore di Vladimir Putin, ci mancherebbe, soprattutto l’uomo ricco, potente, che - come scrivevamo ieri - mette a rischio letteralmente tutto di sé e del suo mondo per opporsi a chi immensamente più potente di lui lo era e a rigor di logica lo sarebbe rimasto. Nonostante tutti gli sforzi, l’impegno e anche i denari e le influenze profuse. Anche per ambizioni personali, questo non va mai dimenticato: perché il potere non esercita un fascino perverso e potentissimo solo sui "cattivi" della storia e di questa storia in modo particolare. Navalny era attratto dal potere, lo aveva esercitato sia pur in forme diverse. Non era certo madre Teresa di Calcutta, eppure la sua scomparsa - a valle di una storia tragica e insostenibile per la violenza fatta a ogni idea di Stato di diritto, diritto della persona, verità e giustizia - ha colpito profondamente pur non potendo certo sorprendere nessuno.

La stessa sua tragica fine era palesemente segnata da tempo, ormai. Perché, nonostante tutto e alla faccia di chi continua a coltivare con cinismo rivoltante l’ammirazione per gli “uomini forti“ di turno, le “democrature” e altre boiate del genere, chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci dà coraggio.

Trasmette un’idea di forza e la convinzione che alla fine le cose sapranno trovare la loro strada verso un esito migliore. Non il migliore in assoluto, sia chiaro, ma pur sempre preferibile a chi ha svenduto umanità e dignità. Il che non significa santificare nessuno, tantomeno Alexei Navalny, ma onorare la sua lotta e il suo coraggio.

Di Fulvio Giuliani

Perché la fine di Navalny ci riguarda tutti

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2024-02-17 19:53:14

2024-02-17 18:53:14

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2023-02-24 16:32:23

2023-02-24 15:32:23

Si chiama “Una madre” il libro in cui Vera Politkovskaja racconta la vita della coraggiosa giornalista uccisa nel 2006 a Mosca 

Quando Anna Politkovskaja venne freddata il 7 ottobre del 2006 nell’androne del suo palazzo a Mosca, Vera aveva 26 anni e una bimba in grembo. Figlia della giornalista più scomoda in Russia, oggi di anni ne ha 43 anni e svolge proprio lo stesso lavoro della madre.

Il coraggio di Anna - diventata martire della libertà d’espressione -  scorre nelle vene di Vera, che non si è lasciata intimorire nemmeno di fronte all’uccisione della madre che al momento della morte lavorava per Novaja Gazeta. Anzi, proprio per aiutare nelle indagini, Vera inizialmente era rimasta a Mosca: “Volevo che mia madre venisse ricordata così com’era, che intorno alla sua figura non si creassero miti che non corrispondono alla realtà - racconta la donna, nelle librerie con il libro “Una madre” edito da Rizzoli - Vorrei che si sapesse la verità su mia madre, per quanto scomoda possa essere”. Un ritratto sulla vita di una giornalista troppo invadente per Mosca, che diceva di scrivere per il futuro; reportage che ad oggi risultano essere delle vere e proprie profezie.

Nonostante la preziosità dei suoi lavori la vita di Anna Politkovskaja è stata scandita anche da momenti di totale solitudine, emarginata da tutti: dalle autorità, dai colleghi e dagli stessi cittadini che la chiamavano “la pazza di Mosca”, salvo poi rimpiangere la sua scomparsa. Ai suoi funerali l’unico politico italiano presente, e suo amico, fu il leader politico radicale Marco Pannella.  

Lo scorso aprile, dopo lo scoppio della guerra, Vera ha lasciato definitivamente Mosca per trasferirsi in una località segreta, mostrando però qualche perplessità sulle sanzioni applicate dall’Occidente nei confronti della Russia: “La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d’odio e alla repressione. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Trovo bestiale l’idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare”.

Sul futuro della Russia Vera non ha dubbi: “Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico”.

Di Claudia Burgio

La figlia della giornalista Anna Politkovskaja racconta la madre in un libro

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2023-03-21 19:04:38

2023-03-21 18:04:38

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