Domenico, il bimbo con il cuore “bruciato”, è morto. Si aggrava la posizione degli indagati
“Il piccolo Domenico è morto”, a renderlo noto è Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bimbo di 2 anni di Napoli con il cuore “bruciato”
Domenico, il bimbo con il cuore “bruciato”, è morto. Si aggrava la posizione degli indagati
“Il piccolo Domenico è morto”, a renderlo noto è Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bimbo di 2 anni di Napoli con il cuore “bruciato”
Domenico, il bimbo con il cuore “bruciato”, è morto. Si aggrava la posizione degli indagati
“Il piccolo Domenico è morto”, a renderlo noto è Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bimbo di 2 anni di Napoli con il cuore “bruciato”
Ore 19.00 Inchiesta sulla morte del piccolo Domenico: sequestrati i telefonini dei 6 indagati a Napoli. Oggi pomeriggio i carabinieri del Nas, hanno sequestrato i cellulari di medici e paramedici dell’ospedale Monaldi, indagati. L’ipotesi contestata negli avvisi di garanzia è quella di lesioni colpose gravissime.
Ore 16.00 La morte del piccolo Domenico, avvenuta questa mattina, mette un punto, dolorosissimo, solo ad una parte della vicenda, in cui c’è un trapianto di cuore fallito (il 23 dicembre) ed una sequela di eventi, gesti, sia sul trasporto dell’organo che sull’utilizzo di un certo tipo di ghiaccio per la conservazione dell’organo nel contenitore sulla tratta Bolzano-Napoli, che hanno portato all’inutilizzabilità dell’organo. A tal proposito, il Nas di Napoli ha completato il sequestro della salma del piccolo. Nei prossimi giorni dovrebbe essere disposta l’autopsia da parte dei magistrati della VI sezione della Procura di Napoli. Sono sei – solo per il momento – gli iscritti nel registro degli indagati per i quali adesso verrà riformulato il reato: da lesioni colpose gravissime si passerà a omicidio colposo. Solo dopo l’esame autoptico sarà possibile dissequestrare la salma del bimbo e procedere con i funerali che dovrebbero tenersi tra giovedì-venerdì prossimo.
“Il dottor Guido Oppido, fino a ieri curante del piccolo Domenico e presente in tutte le ultime fasi della sua vicenda, stamattina non era neanche presente in ospedale a manifestare cordoglio alla famiglia. Siamo sconcertati dalla nota che abbiamo letto”, ha detto a LaPresse Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia di Domenico, a proposito del cardiochirurgo dell’ospedale Monaldi di Napoli che ha eseguito il trapianto di cuore poi fallito al piccolo. La difesa ha sottolineato che la rimozione dall’incarico è avvenuta solo ieri spiegando che il dottor Oppido “è stato presente in tutte le fasi, partecipando anche alle riunioni dell’Heart Team e ha orientato tutte le decisioni cliniche sul bambino. Excusatio non petita, accusatio manifesta”, ha concluso il legale. Gli avvocati del chirurgo hanno riferito: “Siamo convinti sin d’ora che ha fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile, per salvare la vita del piccolo Domenico, peraltro lottando contro il tempo e contro i minuti”.
Ore 9.30 “Il piccolo Domenico è morto”, a renderlo noto è Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bimbo di 2 anni di Napoli con il cuore “bruciato”. Il finale purtroppo era già scritto da giorni.
Ma il dolore è ugualmente lancinante, una ferita aperta per chiunque si sia trovato ad affrontare – per lavoro o semplicemente aggiornandosi sull’evoluzione del caso – questa vicenda surreale. La sofferenza del piccolo Domenico è finita.
E’ morto il piccolo sottoposto ad un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre.
Non c’era margine da giorni, ossia dall’impossibilità di procedere ad un nuovo trapianto.
Si stava procedendo con la terapia palliativa, la nota di ieri dall’ospedale napoletano lasciava poco spazio ad altro che non fosse il decesso del bambino.
Poi, nella notte c’è stata la chiamata alla mamma in ospedale, poi l’arrivo del cappellano.
Liturgia di un decesso, in questo caso di un bambino di due anni che vede sfuggire la vita a causa di una sequela inaccettabile di errori riguardo il suo trapianto: dall’uso di un contenitore non adatto per il trasporto dell’organo e poi dall’utilizzo di ghiaccio secco per la conservazione del cuore, ghiaccio secco che avrebbe “bruciato” l’organo, poi impiantato ugualmente dall’equipe medica del Monaldi.
Sono elementi che fanno parte dell’inchiesta della Procura di Napoli, con sei indagati – ed altri in arrivo – per lesioni gravissime.
E’ un filone che andrà certamente avanti, così come la volontà della famiglia del piccolo – discreta, addolorata, incapace di mostrare rabbia perché travolta dal dolore – di avere giustizia.
Qui si ferma, almeno da parte nostra, una parte di cronaca, nel rispetto del dolore di mamma, padre, fratelli del piccolo.
di Marco Carta
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