È ufficiale: il bimbo di Napoli non ce la farà. Lo strazio della madre
Il bimbo di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli non potrà più essere sottoposto ad un trapianto
È ufficiale: il bimbo di Napoli non ce la farà. Lo strazio della madre
Il bimbo di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli non potrà più essere sottoposto ad un trapianto
È ufficiale: il bimbo di Napoli non ce la farà. Lo strazio della madre
Il bimbo di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli non potrà più essere sottoposto ad un trapianto
Il finale è quello tristemente atteso da giorni. Il bimbo di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, attaccato tuttora ad una macchina salvavita dopo il trapianto fallito lo scorso 23 dicembre, non potrà più essere sottoposto ad un trapianto. E’ quanto ha stabilito il pool di esperti, provenienti da varie strutture ospedaliere nazionali e specializzati in trapianti pediatrici, nel confronto con l’Heart tema dell’ospedale campano.
E’ sfumata così la speranza, flebile fino a ieri sera, sino alla convocazione della mamma del piccolo da parte della direzione sanitaria del Monaldi, con l’opzione di un cuore – tra l’altro compatibile con il piccolo – da trapiantare. Sono state ore in cui ha ripreso a respirare la mamma, il padre del piccolo. Sino al responso finale dei medici. La mamma, rivela il legale della famiglia, è consapevole che il figlio non ce la farà.
Ora è ovviamente il momento più duro: per il piccolo, attaccato a quella macchina da oltre 50 giorni, con un progressivo peggioramento delle condizioni di salute, non c’è più l’ancora del trapianto. C’è il tempo che scorre, c’è il dolore della madre, che ha ricevuto in queste ore, al capezzale del figlio, la visita del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che si è scusato con la signora, a nome dell’istituzione che rappresenta.
C’è una vicenda surreale in cui si sono susseguiti errori in serie, oltre a quello tragico legato al contenitore per il trasporto del cuore che ha portato all’inutilizzabilità dell’organo, su cui è aperta l’indagine della Procura di Napoli, con sei indagati: secondo le ultime notizie, sarebbe stato utilizzato un box tecnologicamente superato perché per quello di ultima concezione, pure disponibile e capace invece di fornire informazioni costanti sulla temperatura a cui è esposto l’organo che contiene, il personale del Monaldi non era formato. E poi c’è la questione del ghiaccio secco utilizzato per il cuore, a temperature eccessivamente basse, che avrebbe “bruciato” l’organo.
Ci sono inoltre stati svarioni di comunicazione, di valutazione, c’è stato il balletto del trapianto sì-trapianto no. Elementi su cui l’attenzione non potrà andare a scemare solo con la decisione del team di medici di non procedere al nuovo trapianto. C’è l’attività ispettiva del Ministero della Salute al Monaldi ed all’ospedale di Bolzano. Qualcosa dovrà saltare fuori dagli esiti delle indagini delle procure e delle ispezioni ministeriali. Ma ora, dopo l’esito dei pareri medici, dopo il trapianto bis che non ci sarà, occorre separare gli ambiti: oltre alle indagini, c’è la necessaria tutela emotiva della famiglia del piccolo, che ora merita solo il silenzio e la vicinanza umana.
Di Nicola Sellitti
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