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Fatalità e tragiche lezioni

La tragedia della Marmolada non è solo figlio del caso, ma direttamente collegata alle conseguenze del climate change.

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Attoniti, forse ancora di più oggi rispetto a domenica, quando non ci si era resi conto fino in fondo della portata della tragedia avvenuta su ciò che resta del ghiacciaio della Marmolada.
Il bilancio è terrificante, come le dimensioni del lutto per l’intera comunità e il Paese.

Lo scriviamo oggi sul numero di oggi in prima, non è sufficiente richiamare casualità e imprevedibilità. Elementi che non possono essere mai del tutto cancellati dagli avvenimenti umani e men che meno quando si ha a che fare con la forza primigenia della natura. Così come negare che la causa ultima di quanto avvenuto siano le conseguenze dei cambiamenti climatici che stanno avvenendo sotto i nostri occhi è impossibile, anche se troveremo sempre qualcuno pronto a confutare l’ovvio.

Il ghiacciaio della Marmolada si ritrae a una velocità che gli scienziati giudicano spaventosa e incompatibile con qualsiasi normale ciclo fra le ere. Per farla molto semplice, i cambiamenti climatici sono sempre avvenuti, ma ciò che lascia senza parole è il ritmo e l’accelerazione degli ultimi anni, determinati dalle attività umane e in particolare dall’emissione di CO2 nell’atmosfera.

È il climate change che ci presenta giorno dopo giorno un conto sempre più salato, in questo caso assurdamente tragico.
Quando il presidente del Consiglio Mario Draghi richiama le azioni che il governo dovrà intraprendere fa certo riferimento anche a nostre specifiche iniziative, in termini di transizione ecologica, ma nessun Paese si salva da solo. È un mantra che dovremmo ripeterci sempre davanti a uno sconvolgimento di portata storica. Il New Green Deal dell’Unione europea è la bussola che abbiamo scelto, quell’insieme di iniziative che dovrà accelerare la riduzione delle emissioni inquinanti e spingere gli altri colossi mondiali sulla stessa strada di consapevolezza e volontà di intervento.

I singoli Paesi sono ovviamente liberi di accelerare il processo, ma il fenomeno è tale da escludere chiacchiere e soluzioni miracolistiche. Poi, sottinteso nelle parole del capo del governo e in modo più esplicito in quelle del presidente del Veneto Zaia c’è il tema della prevenzione, del controllo di una realtà che si è fatta sempre più instabile e pericolosa.
È cambiato tutto, come dolorosamente stiamo sperimentando in questi giorni di caldo e siccità anomali. Non si può andare ovunque e in qualsiasi condizione: lo ricorda il re degli 8000, Reinhold Messner. Per quanto sia impossibile prevedere tutto – e ancor di più domare la natura – anche questo è un dovere di prudenza che dovremo saper sviluppare.

di Fulvio Giuliani

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