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Femminicidio a Bergamo, l’ultimo saluto a Valentia Sarto. La mamma: “lui ti ha tolto la vita senza pietà”

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Valentina non era più innamorata, da tempo, subiva violenze dal marito ma non ha mai denunciato: “mi vergognavo a raccontartelo”

femminicidio

Femminicidio a Bergamo, l’ultimo saluto a Valentia Sarto. La mamma: “lui ti ha tolto la vita senza pietà”

Valentina non era più innamorata, da tempo, subiva violenze dal marito ma non ha mai denunciato: “mi vergognavo a raccontartelo”

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Femminicidio a Bergamo, l’ultimo saluto a Valentia Sarto. La mamma: “lui ti ha tolto la vita senza pietà”

Valentina non era più innamorata, da tempo, subiva violenze dal marito ma non ha mai denunciato: “mi vergognavo a raccontartelo”

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“Questa volta mi ha proprio massacrata, mi ha minacciato anche con un coltello”. “Mi vergognavo a raccontartelo”.
Le parole di Valentina Sarto, uccisa a Bergamo con 19 coltellate dal marito, descrivono in modo chiaro una tragedia che – come spesso accade – era più che annunciata. Una tragedia che si poteva evitare e che invece si è consumata. Negli audio diffusi in questi giorni emerge chiaramente come il marito non volesse accettare la fine della relazione, il fatto che lei si fosse innamorata di un altro. Lei glielo diceva chiaramente, che non lo amava più, gli diceva “Non puoi costringermi a stare con te con le minacce”. Minacce ma anche violenze fisiche, in un vocale Valentina racconta di essere finita in ospedale dopo l’ennesimo pestaggio subito da quell’uomo che, come accade in quasi tutte queste storie, pensava “o mia o di nessuno”.

Un uomo che prima di arrivare a uccidere era già stato violento eppure Valentina non l’aveva denunciato, convinta come in tanti altri casi prima di questo che a un certo punto quella violenza si sarebbe fermata. Che lui non sarebbe mai arrivato a ucciderla. Ma questi uomini non si fermano, la storia purtroppo continua a raccontarcelo. E continua purtroppo a raccontarci anche di come ancora si faccia fatica a denunciare, di come a volte le donne continuino a vergognarsi in qualche modo di aver subito violenza.

Come se la violenza fosse colpa della vittima, come se fosse un’onta per chi la subisce e non per chi la commette. É un problema culturale che incredibilmente ancora rimane, da Nord a Sud, e non solo in contesti particolarmente degradati o segnati magari da bassi livelli di istruzione. È un retaggio di un passato che ancora si fa fatica a cancellare del tutto. E forse, come abbiamo più volte scritto, c’è anche il timore di non essere, quando si denuncia, sufficientemente tutelati.

Sappiamo e abbiamo raccontato anche di donne che la denuncia l’avevano fatta, e sono state comunque uccise. Storie diverse, regioni diverse, età diverse, ma il comune denominatore di uomini che ancora oggi pensano che un no non si possa accettare, che una donna non abbia diritto di interrompere una relazione. Che il rifiuto si paga con la vita.

Di Annalisa Grandi

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