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title: Firenze, crollo nel cantiere di un supermercato. Tre operai morti, ci sono dispersi
description: "Firenze: crollo nel cantiere per la costruzione del nuovo supermercato. Il bilancio provvisorio: 3 estratti vivi, 3 morti, risultano dispersi"
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date: 2024-02-16
author: Filippo Messina
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categories: [Cronaca]
tags: [Italia, lavoro, sicurezza]
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# Firenze, crollo nel cantiere di un supermercato. Tre operai morti, ci sono dispersi

![Firenze crollo supermercato](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Firenze-crollo-supermercato.jpg)

2024-02-16 12:42:30

2024-02-16 11:42:30

Proseguono senza sosta le ricerche dei Vigili del Fuoco per trovare i dispersi dopo il crollo avvenuto questa mattina in un cantiere di un nuovo supermercato Esselunga a Firenze

Firenze, proseguono senza sosta le ricerche dei Vigili del Fuoco per trovare il prima possibile i dispersi dopo il crollo avvenuto questa mattina in un cantiere di un nuovo supermercato Esselunga dove ha ceduto uno dei piloni portanti della struttura. Al momento, sembrano essere tre gli operai dispersi. Per individuarli, al lavoro anche unità cinofile dei Vigili del Fuoco.

Nel video i Vigili del Fuoco al lavoro e le immagini del cantiere dopo la tragedia.

di Filippo Messina

Crollo cantiere a Firenze, le ricerche incessanti dei dispersi

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2024-02-16 14:09:29

2024-02-16 13:09:29

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16910

2023-09-08 11:00:42

2023-09-08 09:00:42

Quando la sicurezza è impossibile la invochiamo e pretendiamo, quando è possibile la trascuriamo e tralasciamo. La tragedia di Brandizzo e la sicurezza sul lavoro

Quando la sicurezza è impossibile la invochiamo e pretendiamo, quando è possibile la trascuriamo e tralasciamo. Se la ricostruzione dei fatti sarà confermata, sarà difficile far rientrare la strage di Brandizzo nella categoria della “sciagura ferroviaria”. I cinque operai travolti dal treno e morti sarebbero ancora vivi se il “no” all’apertura del cantiere ferroviario, dato per ben tre volte da Vincenza Repaci – dirigente Movimentazione della Stazione di Chivasso – fosse stato rispettato. Invece, stando alla ricostruzione fin qui fatta dalle indagini giudiziarie, i due sopravvissuti – Antonio Massa e Andrea Girardin Gibin, rispettivamente “scorta-ditta” e capocantiere – hanno trasgredito e aperto il cantiere con questa bella precauzione: «Se dico treno, spostatevi». Il treno, che era in ritardo, è arrivato per davvero e i cinque operai non sono riusciti a lasciare i binari in tempo utile, mentre il capocantiere e lo “scorta-ditta” di Rfi sono vivi per miracolo, ma vivi. Ora devono però spiegare perché erano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Né sciagura né errore. Né incidente né fatalità. Tutto sembra riconducibile alla trascuratezza e a una cattiva abitudine: lavori svolti prima degli orari concordati e fra il passaggio di un treno e il successivo convoglio. È bene dire e ripetere che sembra che sia andata così. È bene sottolineare che le indagini sono in corso e, dunque, l’uso del condizionale è d’obbligo. Tuttavia la ricostruzione dei fatti, le testimonianze, il video dell’operaio Kevin, i precedenti: tutto va in questa direzione. Ma il passaggio dal condizionale al passato prossimo non avviene per accusare questo o quello: l’accusa giudiziaria non è un compito giornalistico. Qui ci si limita a far risaltare il paradosso della sicurezza: se è impossibile la si vuole, se è possibile la si trascura. La terza via della sicurezza possibile non è mai presa seriamente in considerazione.

Il rapporto con la sicurezza non gode in Italia né di buona salute né di buoni argomenti. Si oscilla fra due estremi: o la sicurezza totale o la sciatteria particolare. La prima è inesistente, la seconda è diffusa. La prima è un alibi, la seconda è un’abitudine. Così accade che la terza, ossia la concreta sicurezza possibile, sia una prassi che stenta ad affermarsi. Il costume nazionale, sia concesso chiamarlo così, è sempre caratterizzato da sofisticati discorsi sui massimi sistemi, sfiorando le virtù teologali e il sesso angelico. La conseguenza è che la pratica è molto lontana dalle utopie e dalle favole e ognuno fa un po’ come gli pare, mettendo a rischio non soltanto la vita propria ma anche quella degli altri.

Fra l’impossibilità usata come alibi e la sciatteria praticata come tornaconto c’è la terza via che nessuno o pochi praticano perché nessuno la vuole teorizzare ed esprimere bene: esiste un mondo del lavoro quotidiano che è fatto di dovere, rigore, scrupolo. È una realtà che si può riassumere in una sola formula: fatica particolare. È vera, produttiva e inevitabile. Ma nessuno la vuole né dire né sentire perché non è sfruttabile come slogan, come promessa, come illusione. Eppure, cos’è che serve come il pane a questo Paese, che è sempre pronto a piangere i suoi morti sul lavoro, se non questa virtù civile che rende legittimo e reale ciò che fattibile? Ma a questo discorso serio si fanno sempre orecchie da mercante. Sui luoghi pubblici – scuole, uffici, aziende – abbondano i corsi sulla sicurezza ma s’ignora la pratica della sicurezza reale. L’Italia è il Paese delle “carte a posto” e della realtà sottosopra. Spiace dirlo, ma il caso di Brandizzo è esemplare.

 

di Giancristiano Desiderio

La tragedia di Brandizzo e la sicurezza sul lavoro

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2023-09-08 09:24:46

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9926

2023-09-06 15:00:24

2023-09-06 13:00:24

La tragedia di Brandizzo ci fa riflettere su un tema spesso ignorato: la sicurezza non può essere soltanto una questione di norme ma anche di formazione

La tragedia di Brandizzo non sarebbe mai avvenuta senza il concatenarsi di una serie di fatali errori ma non solo, come proveremo a spiegare più avanti. Sono poi bastati pochi giorni di inchiesta per far emergere un aspetto che va ben oltre la stessa immane perdita di cinque vite in una notte di lavoro come tante altre: l’idea che in questo tragico caso e in chissà quanti altri almeno simili si fosse sviluppata una sorta di consuetudine, diciamo anche ‘abitudine’ a interpretare le regole di sicurezza.

Questo è un aspetto fondamentale, non soltanto per cercare di capire cosa sia accaduto in quegli istanti fatali ma per comprendere l’atmosfera che spesso si respira al lavoro nel nostro Paese. Se abbiamo una certezza granitica è che la sicurezza, in Italia, sia normata con attenzione assoluta. Chiunque abbia un minimo di esperienza conoscerà bene corsi, indicazioni, disposizioni di legge, cartellonistica, insomma quell’insieme di norme e loro applicazioni che dovrebbe ridurre al minimo l’incidenza della distrazione umana e delle infinite casualità. Al contempo vi è però l’inveterata abitudine a considerare spesso tutto ciò una noia, un obbligo ascoltato a cervello solo parzialmente acceso, con soglie di attenzione ben al di sotto del minimo consentito.

Questo attiene in modo particolare al mondo degli uffici, agli infiniti corsi sulla sicurezza, all’individuazione di responsabili non di rado formati soltanto sulla carta. Se passiamo all’universo dei cantieri, dove oggettivamente i margini di rischio si alzano vertiginosamente, lo scenario offerto dalla tragedia di Brandizzo fa pensare anche ad altro. A quella consuetudine, cui si accennava, in base alla quale si finisce per far prevalere l’abitudine quotidiana, l’“esperienza sul campo” sul rigido rispetto delle norme. La sensazione – per la quale sarà necessario attendere l’inchiesta, ma suffragata da testimonianze talvolta scioccanti – che davanti a regolamenti considerati troppo stringenti ci si organizzi sul momento. Eventualmente a costo di ignorare o interpretare le indicazioni di sicurezza.

Se un aereo non decollerebbe mai senza che i piloti abbiano completato i passaggi della checklist, come nessun treno si metterebbe in moto ignorando passaggi e procedure, tutto intorno c’è un mondo di piccoli o grandi interventi quotidiani. Di routine talvolta esasperanti, in cui si annida il rischio della disattenzione fatale. Dell’eccesso di sicurezza e di un modo di lavorare “all’antica” messo fuori gioco dalla tecnologia e dai tempi dell’era digitale.

L’errore umano non potrà mai essere cancellato: lo si può limitare attraverso le sopracitate procedure, ma resta una possibilità concreta. Qui devono entrare in gioco i tempi che ci sono dati in sorte di vivere, con il loro gigantesco bagaglio di soluzioni tecnologiche. Ci interroghiamo sul mancato funzionamento di un sistema di sicurezza sulle rotaie che dovrebbe segnalare la presenza di persone e oggetti. Chiaramente insufficiente, oltreché antiquato. La sicurezza non può essere soltanto una questione di norme: evapora senza una formazione seria. Aggiungiamo che però non può esistere senza rilevanti investimenti in infrastrutture e ammodernamenti. In sistemi che sappiano supplire alle naturali mancanze e distrazioni umane.

Investire in infrastrutture significa anche realizzare linee moderne, progettate per una sicurezza inimmaginabile su buona parte delle tratte ferroviarie italiane, ancora ferme al XX secolo. Proprio quegli investimenti e quei lavori che trovano nel nostro beneamato Paese eserciti di oppositori. Gli stessi pronti a versare lacrime ipocrite per tragedie evitabili anche non opponendosi ottusamente al progresso.

dei Fulvio Giuliani

Tragedia di Brandizzo, una questione di norme

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2023-09-06 08:53:36

2023-09-06 06:53:36

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