Frana a Ischia, sapevamo tutto
| Cronaca
Le piogge torrenziali dell’altra notte da sole non avrebbero mai devastato in quel modo il territorio. Se quest’ultimo non fosse stato violentato per decenni con un’urbanizzazione selvaggia. La frana a Ischia si è abbattuta su un territorio che conosce bene le tragedie naturali

Frana a Ischia, sapevamo tutto
Le piogge torrenziali dell’altra notte da sole non avrebbero mai devastato in quel modo il territorio. Se quest’ultimo non fosse stato violentato per decenni con un’urbanizzazione selvaggia. La frana a Ischia si è abbattuta su un territorio che conosce bene le tragedie naturali
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Frana a Ischia, sapevamo tutto
Le piogge torrenziali dell’altra notte da sole non avrebbero mai devastato in quel modo il territorio. Se quest’ultimo non fosse stato violentato per decenni con un’urbanizzazione selvaggia. La frana a Ischia si è abbattuta su un territorio che conosce bene le tragedie naturali
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Chi scrive conosce benissimo quei pochi chilometri quadrati fra Casamicciola Terme e Lacco Ameno, due dei sei comuni (già questo singolare di suo, figlio di una storia ormai lontana e superata) che dividono amministrativamente l’”Isola Verde”.
Dalla notte dei tempi Ischia è chiamata così – era “Pithecusa” per gli antichi greci colonizzatori di quel lembo di terra, letteralmente “isola delle scimmie” – perché coperta da una foltissima e rigogliosa vegetazione di macchia mediterranea, boschi e pinete che si arrampicano sino alla sommità dell’Epomeo, l’antico vulcano che la domina dai suoi 800 metri. Tutt’altro che pochi per un’isola di quelle dimensioni.
Un verde che si affaccia(va) direttamente nel mare del golfo di Napoli, regalando una serie di scorci suggestivi e affascinanti, fra pareti a strapiombo, spiagge, litorali segnati da antichi borghi di pescatori. Pesca, peraltro, mai vera vocazione dell’isola, storica, pastorale e agricola.
Parliamo al passato, perché con l’esplosione del turismo di massa degli anni Settanta Ischia è stata letteralmente ricoperta da una colata di cemento. Indifferente a qualsiasi tutela paesaggistica e prudenza nella cura del territorio.
Un’isola povera e persino remota – nonostante fosse a un’ora di traghetto da Napoli è significativo che fu scelta come luogo di confino della famiglia Mussolini dopo la seconda guerra mondiale – fu letteralmente travolta dall’emozione del denaro. Costruire e costruire, sfregiando per sempre l’equilibrio di quella che fu l’”Isola Verde”.
Le piogge torrenziali dell’altra notte sono state l’innesco della tragedia di Casamicciola e Lacco Ameno, ma da sole non avrebbero devastato in quel modo il territorio. Se quest’ultimo non fosse stato violentato per decenni, subendo un’urbanizzazione selvaggia e totalmente irresponsabile.
Nulla che non si sapesse e non si sappia nei dettagli, su un’isola che conosce bene le tragedie naturali.
Il circo mediatico, che in Italia si monta puntualmente a ogni tragedia, è già partito: i geologi chiamati al capezzale televisivo, le solite accuse, gli avvertimenti inascoltati, la promessa di non farlo mai più. Fino alla prossima volta.
Di Fulvio Giuliani
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