Mattanza di giornalisti
La violenza del Cremlino non risparmia neanche i giornalisti. Ma quanto sta accadendo in questi tempi di guerra non è altro che la replica di metodi ampiamente collaudati sulla pelle dei tanti colleghi russi contrari al governo e atrocemente uccisi dal regime di Vladimir Putin.
Mattanza di giornalisti
La violenza del Cremlino non risparmia neanche i giornalisti. Ma quanto sta accadendo in questi tempi di guerra non è altro che la replica di metodi ampiamente collaudati sulla pelle dei tanti colleghi russi contrari al governo e atrocemente uccisi dal regime di Vladimir Putin.
Mattanza di giornalisti
La violenza del Cremlino non risparmia neanche i giornalisti. Ma quanto sta accadendo in questi tempi di guerra non è altro che la replica di metodi ampiamente collaudati sulla pelle dei tanti colleghi russi contrari al governo e atrocemente uccisi dal regime di Vladimir Putin.
AUTORE: Maurizio Stefanini
Il cameraman di “Fox News” Pierre Zakrzewski e la giornalista ucraina Oleksandra Kuvshynova sono morti su un’auto centrata da colpi di mortaio. Viaggiavano insieme al corrispondente britannico Benjamin Hall, che ha perso una gamba e versa tuttora in gravissime condizioni. Domenica era stato ucciso lo statunitense Brent Renaud, colpito al collo a Irpin mentre stava realizzando per “The New York Times” un reportage sui profughi.
Il primo marzo, durante il bombardamento di Babyn Yar (memoriale dell’Olocausto a Kiev), era morto il cameraman Yevhenii Sakun di “Kiev Live”. Due giorni dopo era caduto con l’arma a tracolla Viktor Dudar, famoso cronista investigativo di Leopoli e volontario nella difesa di Mikolayev. Due giornalisti danesi sono rimasti invece feriti in un’auto centrata dall’artiglieria il 26 febbraio, mentre andavano a fare un reportage su una scuola materna bombardata. E così un loro collega svizzero il 7 febbraio a un posto di blocco, colpito da soldati russi che gli hanno poi rubato documenti, denaro e computer. Secondo Lyudmila Denisova, responsabile per i diritti umani del Parlamento ucraino, al 15 marzo erano ben 35 i giornalisti feriti in guerra.
In tempi di guerra Putin non fa però che applicare ai giornalisti stranieri metodi ampiamente collaudati sulla pelle dei loro colleghi russi. Ilyas Shurpayev, giornalista daghestano di “Channel One” fu ad esempio strangolato con una cintura, a Mosca. Gaji Abashilov, responsabile della tv di Stato del Daghestan “Vgtrk”, venne freddato a fucilate nella sua auto. Magomed Yevloyev, proprietario del sito “Ingushetiya.ru”, fu ucciso a colpi di pistola in un’auto della polizia. Anna Stepanovna Politkovskaja, autrice di articoli infuocati sulla “Novaja Gazeta”, il 7 ottobre 2006 venne assassinata a colpi di pistola nell’ascensore del suo palazzo, dopo che nel settembre del 2004 avevano tentato di avvelenarla.
L’italiano Antonio Russo, di “Radio Radicale”, dopo aver documentato guerre e stragi in Algeria, Burundi, Ruanda, Ucraina, Colombia, Bosnia e Kosovo fu trovato morto il 16 ottobre del 2000 in Georgia, su una stradina di campagna a 25 Km da Tblisi, in prossimità della base russa di Vasiani. Ferocemente torturato, il suo cadavere livido presentava chiare tracce di uccisione attraverso quello schiacciamento del torace che era un metodo tipico dei servizi segreti sovietici.
Le videocassette, gli articoli e gli appunti che portava con sé non furono mai ritrovati; sparì ogni documento anche dal suo alloggio, dove gli oggetti di valore non erano stati invece toccati. Due giorni prima Russo aveva parlato alla madre di una videocassetta scioccante, con torture e violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena (in particolare su bambini). Una telefonata che ha probabilmente deciso la sua sorte.
«Ogni anno in Russia vengono perpetrati (in media) 20-22 assassinii di giornalisti», denunciò nel 2004 Oleg Panfilov, il direttore del Centro di giornalismo in situazioni estreme. Secondo la Federazione internazionale dei giornalisti, sono stati 312 i giornalisti assassinati in Russia tra il 1993 e il 2009. Wikipedia, che sul tema “Giornalisti uccisi in Russia” ha addirittura una voce a parte, ne aggiunge almeno altri 24 nel periodo 2010-2018.
di Maurizio Stefanini
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