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Gucci, Corte europea diritti dell’uomo “scopre” accordo segreto da 3,9 mln tra le figlie e la madre Patrizia Reggiani

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La CEDU non ha accolto il ricorso di Allegra e Alessandra Gucci contro lo Stato italiano che chiedeva annullamento accordo economico stipulato dai loro genitori dopo il divorzio. Così le due donne hanno dovuto versarle 3,9 mln di euro cifra molto inferiore a quanto le sarebbe spettato (ha comunque fatto ammazzare il marito alla fine eppure il principio di indegnità non è stato considerato)

Gucci, Corte europea diritti dell’uomo “scopre” accordo segreto da 3,9 mln tra le figlie e la madre Patrizia Reggiani

La CEDU non ha accolto il ricorso di Allegra e Alessandra Gucci contro lo Stato italiano che chiedeva annullamento accordo economico stipulato dai loro genitori dopo il divorzio. Così le due donne hanno dovuto versarle 3,9 mln di euro cifra molto inferiore a quanto le sarebbe spettato (ha comunque fatto ammazzare il marito alla fine eppure il principio di indegnità non è stato considerato)

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Gucci, Corte europea diritti dell’uomo “scopre” accordo segreto da 3,9 mln tra le figlie e la madre Patrizia Reggiani

La CEDU non ha accolto il ricorso di Allegra e Alessandra Gucci contro lo Stato italiano che chiedeva annullamento accordo economico stipulato dai loro genitori dopo il divorzio. Così le due donne hanno dovuto versarle 3,9 mln di euro cifra molto inferiore a quanto le sarebbe spettato (ha comunque fatto ammazzare il marito alla fine eppure il principio di indegnità non è stato considerato)

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La Corte europea dei diritti dell’uomo ha scelto di non accogliere il ricorso presentato da Allegra e Alessandra Gucci contro lo Stato italiano in merito alla vicenda legata all’accordo economico stipulato dai loro genitori dopo il divorzio. Quel patto prevedeva per Patrizia Reggiani un assegno annuale da 1,1 milioni di franchi svizzeri, concordato pochi mesi prima dell’omicidio di Maurizio Gucci, assassinato proprio su mandato dell’ex moglie. Nel corso degli anni, il valore complessivo della somma era arrivato a circa 35 milioni di euro.

Nel motivare la decisione, la Cedu ha però fatto emergere un dettaglio finora poco noto: il 17 febbraio 2023 le due sorelle hanno raggiunto un’intesa privata con la madre, versandole 3,9 milioni di euro, una cifra molto inferiore rispetto a quella inizialmente richiesta.

Le figlie dell’imprenditore ucciso nel 1995 hanno quindi scelto di chiudere una lunga battaglia giudiziaria riconoscendo alla madre una somma milionaria, nonostante fosse stata condannata come mandante dell’omicidio del padre.

Patrizia Reggiani, che ha scontato 17 anni di carcere tornando libera nel 2017, ha sempre sostenuto di avere diritto al mantenimento previsto dall’accordo firmato con Maurizio Gucci, chiedendo che le figlie lo rispettassero utilizzando l’eredità paterna.

Secondo quanto raccontato da Allegra Gucci in un’intervista al Corriere della Sera, la questione del vitalizio nacque però anche dall’azione legale avviata da Paola Franchi, compagna di Maurizio Gucci all’epoca del delitto, che cercava un risarcimento per il danno subito.

Alla fine, la giustizia italiana ha stabilito che le figlie dovessero comunque versare quanto previsto alla madre, affinché quest’ultima potesse eventualmente risarcire l’ex compagna dell’uomo assassinato.

La richiesta economica di Paola Franchi è poi stata superata, ma Patrizia Reggiani non ha mai rinunciato a far valere l’accordo firmato nel 1993 a Saint Moritz. Per i tribunali italiani, infatti, quel documento restava valido anche dopo la morte di Maurizio Gucci, nonostante fosse stata proprio la beneficiaria del patto a organizzare il delitto. Una linea confermata in tutti i gradi di giudizio fino alla Cassazione nel 2020.

I giudici hanno interpretato quell’intesa come una tutela economica destinata a proteggere Patrizia Reggiani anche dopo la morte dell’ex marito, sostituendo l’assegno divorzile e garantendole sicurezza finanziaria nel tempo.

Le due sorelle, assistite dagli avvocati Alberto Muratore Aprosio e Cecilia Frigerio, si erano rivolte alla Corte europea cinque anni fa soprattutto per una questione di principio più che economica. I loro legali hanno espresso stupore per la decisione arrivata da Strasburgo.

IL PRINCIPIO DELL’INDEGNITA’ E’ STATO IGNORATO

Nel diritto italiano esiste il principio dell’“indegnità”, previsto dall’articolo 463 del Codice Civile, che può escludere una persona dall’eredità in presenza di gravi reati contro il defunto. Tuttavia, nella complessa vicenda Gucci, Patrizia Reggiani non è mai stata dichiarata indegna di percepire il vitalizio.

Negli anni, la stessa Reggiani non ha mai nascosto le proprie responsabilità. In un documentario del 2021 raccontò apertamente di aver cercato qualcuno disposto a uccidere l’ex marito, arrivando a dire ironicamente di non essere stata in grado di farlo personalmente perché non sapeva usare una pistola.

Oggi Patrizia Reggiani ha 77 anni, vive lontano dall’attenzione mediatica ed è sottoposta ad amministrazione di sostegno. Allegra Gucci, invece, nel 2022 ha pubblicato il libro “Fine dei giochi – Luci e ombre sulla mia famiglia”, nel tentativo di raccontare il dolore e le ferite lasciate da una storia che ha segnato profondamente la sua vita, riaccesa anche dal film “House of Gucci” di Ridley Scott con Lady Gaga.

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