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title: "“I bambini del bosco”: il giudice li trasferisce in comunità. L’Italia divisa"
description: Il giudice ha deciso di trasferire in una comunità educativa i tre bambini che vivevano, insieme ai genitori, in una casa isolata in un bosco in provincia di Chieti
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date: 2025-11-21
author: Catia Demonte
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categories: [Cronaca]
tags: [cronaca, Italia]
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# “I bambini del bosco”: il giudice li trasferisce in comunità. L’Italia divisa

![bosco](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/11/bosco-1024x639.jpg)

Il giudice ha deciso di trasferire in una comunità educativa i tre bambini che vivevano, insieme ai genitori, in una casa isolata in un bosco in provincia di Chieti

Il giudice ha deciso di **trasferire in una comunità educativa per un periodo di osservazione i tre bambini che vivevano, insieme ai genitori, in una casa isolata e a contatto con la natura, nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti**.
 
Il nuovo provvedimento dunque dispone che i minori, accompagnati dalla madre, stiano nella struttura designata dal Tribunale, mentre entrambe i genitori continuano a ribadire che le motivazioni della loro decisione sono dettate esclusivamente dal desiderio di farli crescere a contatto con la natura in un contesto sereno quale il bosco.

## Il caso dei "bambini del bosco"

Nelle ultime settimane **l’Italia intera si è ritrovata a parlare di questa storia che ha diviso, fatto riflettere e colpito per una scelta di vita impopolare: quella di due genitori anglo-australiani che hanno deciso di crescere i propri figli lontani dal caos della vita moderna e dalla digitalizzazione**. Una casa immersa nel verde, che non utilizza né corrente elettrica, nègas, la scelta dell’istruzione domestica con il sostegno di un’insegnante privata, il tutto accompagnato dal fruscio degli alberi e una quotidianità scandita dalla luce del sole. Per molti un sogno coraggioso, per altri un pericolo e un campanello d’allarme.

Le cose iniziano a precipitare quando, ad aprile 2025, a seguito di un ricovero per intossicazione da funghi, la notizia attira giornali e tv. La madre Catherine intervistata condivide con gioia le ragioni della loro scelta di vita. Tutto ciò crea un dibattito acceso, solleva domande difficili, fino all’intervento dei servizi sociali e alla conseguente decisione di allontanare i bambini dalla loro casa per affidarli ad una comunità protetta.

## Il dibattito sul caso

Le opinioni si dividono:** da una parte c’è chi difende la famiglia perché riesce a comprenderne le scelte e a riconoscerle come un atto di libertà e un tentativo autentico di crescere i propri figli lontani da un mondo troppo veloce e artificiale**. Un raro privilegio, quello di conservare il contatto con la natura, senza dispositivi e senza consumismo.
 
Siamo nel 2025, ogni giorno ci battiamo per includere le diversità, ne facciamo manifesto **e poi c’è chi dall’altra parte parla di pericolo, di privazioni, di limiti troppo grandi per bambini così piccoli**. C’è chi teme la mancanza di cure adeguate, l’isolamento e rischi di una vita lontani da tutto. A volte, gli stessi che trascorrono il proprio tempo sul divano in “compagnia” dei propri figli ognuno con il proprio smartphone in mano.  
 
**Una spaccatura evidente, che porta a chiedersi quale sia il confine reale tra una scelta di vita sana e una che può compromettere la crescita di un figlio**. Una vicenda che pone domande le cui risposte risultano tutt’altro che semplici: **qual è il modo giusto per crescere i propri figli? Libertà o protezione? Natura o sicurezza? Cosa significa davvero accompagnare un figlio a vivere la propria vita?**
 
E mentre il dibattito cresce e si infittisce, **tre bambini oggi sono stati separati dalla quotidianità costruita nei silenzi e nei rumori del bosco per entrare improvvisamente in un mondo totalmente diverso**.

## Una storia che fa riflettere

Forse il vero tema non è scegliere da che parte stare, ma rendersi conto che crescere un figlio significa spesso addentrarsi in un terreno fragile, in cui ogni decisione pesa, ogni gesto educa, ogni assenza parla. **Un ruolo delicato quello del genitore che per sua natura non è perfetto perché i figli non si possiedono, ma si possono solo affiancare trasmettendogli ciò che siamo**.
 
Non sappiamo come finirà tutta questa storia e se verranno trovati dei compromessi affinché questa famiglia possa portare avanti la propria scelta di vita. Certo **sarebbe bello poter vedere nascere uno scambio tra stili di vita opposti**, dove l’uno possa pacificamente arricchire l’altro senza portare nessuno a snaturarsi.
