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Il bubbone dei siti e pagine di guardoni

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Non si è ancora placata la polemica sulla pagina social “mia moglie” e già ne scoppia un’altra sempre dello stesso tenore circa un sito di guardoni

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Il bubbone dei siti e pagine di guardoni

Non si è ancora placata la polemica sulla pagina social “mia moglie” e già ne scoppia un’altra sempre dello stesso tenore circa un sito di guardoni

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Il bubbone dei siti e pagine di guardoni

Non si è ancora placata la polemica sulla pagina social “mia moglie” e già ne scoppia un’altra sempre dello stesso tenore circa un sito di guardoni

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Non si è ancora placata la polemica sulla pagina social “mia moglie” e già ne scoppia un’altra sempre dello stesso tenore. Questa volta per una piattaforma online dove sono state pubblicate foto di personaggi pubblici, politici compresi, sempre corredate da commenti sessisti. Foto private dalla Schlein alla Meloni, e a corredarle l’ormai solito elenco di commenti più o meno volgari. Anche in questo caso è stata aperta un’indagine, anche in questo caso si tratta di una piattaforma che esisteva da anni. Evidentemente in queste settimane l’attenzione si sta concentrando su chi pubblica questo tipo di contenuti, e ritorna così l’annosa questione del controllo sul web, che rimane, come evidenziano questi ultimi due episodi, in molti casi una terra di nessuno dove ciascuno si sente libero di scrivere e dire quello che gli passa per la mente trincerandosi dietro account che molto spesso naturalmente non sono direttamente riconducibili alla persona che quel commento lo scrive.

Il web, la mancanza di controllo e anche, come giustamente hanno fatto notare alcune delle donne che si sono ritrovate loro malgrado protagoniste, questo piacere nel trasformare, almeno in Rete, le donne in un bersaglio. I commenti da bar sono sempre esistiti, inutile fare finta che sia una cosa nuova e inutile fingersi sconvolti, il tema è che adesso la Rete è diventato il bar e quello che restava tra i presenti a un tavolo diventa pubblico. Con ovviamente ripercussioni molto più pesanti per chi si ritrova suo malgrado vittima di questo che evidentemente per chi interagisce su quelle piattaforme pare un gioco divertente e invece non ha proprio nulla di divertente. Anche se siamo certi che nessuno dei leoni da tastiera che sul web si esercita in commenti da far accapponare la pelle, poi avrebbe il coraggio di esprimerli ad alta voce, quegli stessi commenti.

E certo va ragionato sulle dinamiche, su quale tipo di pensiero – ammesso che ce ne sia uno – stia dietro a questi campioni del web. Senza dimenticare però che proprio la Rete è quasi sempre un campionario del peggio. Dai commenti sessisti agli insulti. Sugli uomini e sulle donne. E che finché veramente non ci sarà un controllo maggiore sui contenuti che finiscono online, ci ritroveremo di nuovo sempre allo stesso punto.

di Annalisa Grandi

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