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Il buco nero di Rogoredo. Inaccettabile e sconfortante

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Sembra di leggere la stessa notizia di pochi giorni fa. Siamo di nuovo a Milano e di nuovo a pochi passi dalla stazione di Rogoredo

Rogoredo

Il buco nero di Rogoredo. Inaccettabile e sconfortante

Sembra di leggere la stessa notizia di pochi giorni fa. Siamo di nuovo a Milano e di nuovo a pochi passi dalla stazione di Rogoredo

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Il buco nero di Rogoredo. Inaccettabile e sconfortante

Sembra di leggere la stessa notizia di pochi giorni fa. Siamo di nuovo a Milano e di nuovo a pochi passi dalla stazione di Rogoredo

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Sembra di leggere la stessa notizia di pochi giorni fa. Siamo di nuovo a Milano e di nuovo a pochi passi dalla stazione di Rogoredo. Questa volta un cittadino cinese, irregolare in Italia, ha prima aggredito una guardia giurata, gli ha portato via l’arma e poi ha sparato contro un mezzo della polizia. I poliziotti hanno risposto al fuoco e ora l’uomo è ricoverato in gravissime condizioni. Una vicenda che sembra ripercorrere quella di pochi giorni fa, dove un poliziotto sempre a Rogoredo ha ucciso uno spacciatore che gli aveva puntato contro un’arma rivelatasi poi a salve.

Impressiona quello che è accaduto anche oggi, proprio perché i due fatti sono avvenuti a poche centinaia di metri di distanza. In una zona che in questo momento è fortemente presidiata, anche perché ha pochi passi dal nuovo stadio del ghiaccio costruito per le Olimpiadi di Milano Cortina.

Eppure una zona che rimane come da anni altamente problematica. Dove sembra che non si riesca a estirpare in primis lo spaccio e e secondariamente l’alto livello di criminalità. Due fatti di sangue in pochi giorni, in una città che mai come oggi dovrebbe essere sicura e che sicura evidentemente non è. Con le forze dell’ordine che poi finiscono sotto accusa ma che sono evidentemente impegnate a presidio di una realtà su cui per anni si è scelto di fare finta di non vedere.

E che proprio adesso, che Milano è sotto gli occhi di tutti, sta mostrando quello che chi la conosce sa da anni. Milano non può permetterselo, eppure evidentemente per troppo tempo si è scelto di non mettere in campo soluzioni di vero impatto. Il risultato è questo. E poi, a finire sotto accusa è chi tra quelle strade rischia la vita per fare il proprio dovere.

Di Annalisa Grandi

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