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Il tragico assurdo di Molfetta

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L’ennesimo delitto assurdo, questa volta a Molfetta: vittima la 19enne Antonia Lopez, uccisa “per sbaglio” mentre era in discoteca

Il tragico assurdo di Molfetta

L’ennesimo delitto assurdo, questa volta a Molfetta: vittima la 19enne Antonia Lopez, uccisa “per sbaglio” mentre era in discoteca

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Il tragico assurdo di Molfetta

L’ennesimo delitto assurdo, questa volta a Molfetta: vittima la 19enne Antonia Lopez, uccisa “per sbaglio” mentre era in discoteca

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“I social, le discoteche, i pub e i luoghi di aggregazione sono le aree in cui si scatena la necessità di manifestare platealmente la propria caratura criminale”. Le parole pronunciate dal procuratore aggiunto di Bari riassumono lo scenario in cui si è consumato l’ennesimo delitto assurdo.

Vittima la 19enne Antonia Lopez, uccisa “per sbaglio”, mentre era in una discoteca di Molfetta. Uccisa al posto del nipote di uno dei boss del quartiere Japigia. Lui, il vero obbiettivo della sparatoria, è rimasto ferito. Ma al di là del fatto di cronaca, terribile, a meritare un’analisi approfondita è quello che – raccontato più o meno di frequente – continua a succedere, fra le strade di Bari.

Succede cioè che i clan, per quanto decapitati da arresti e inchieste, continuano a spartirsi il territorio. Che laddove non ci sono più i “vecchi boss”, perché morti o in carcere, sono i giovanissimi “rampolli” a prendere le redini. Giovanissimi che sui social esibiscono le loro vite dorate, lo champagne, le feste, i locali appunto. Giovanissimi che girano armati, anche per andare in discoteca. Che non esitano a usarle, quelle armi, anche per “risolvere” discussioni banali. Come è successo a Molfetta. 

Pochi giorni prima, l’arresto di Sabino Capriati – figlio di uno dei boss di Bari Vecchia, ucciso in un agguato alcuni mesi fa – era stato trasformato in una specie di film social. A dimostrazione di come queste famiglie siano ancora in realtà potenti. Di come sfidino lo Stato, di come in qualche modo a quello Stato, alle leggi, si sentano ancora oggi superiori.

di Annalisa Grandi

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